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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>Per la fauna selvatica il bracconaggio è più pericoloso della deforestazione</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/01/per-la-fauna-selvatica-il-bracconaggio-e-piu-pericoloso-della-deforestazione/</link>
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		<pubDate>17 Gen 2020 11:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nanditha Chandraprakash]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, e Foreste]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In un recente studio i ricercatori hanno utilizzato le registrazioni delle fototrappole per dimostrare che nel sud-est asiatico il bracconaggio per mammiferi e uccelli che nidificano a terra potrebbe essere una minaccia più grave della degradazione forestale.<br />- Hanno scelto due siti di studio nella foresta pluviale con habitat simili: il Borneo e la Catena Annamita, a sud-est del continente asiatico.<br />- Mentre nel Borneo il disboscamento dilagante ha raso al suolo molte foreste, l'isola ha dovuto far fronte a una diminuzione della caccia.<br />- Al contrario, nonostante la Catena Annamita sia stata soggetta al bracconaggio eccessivamente elevato, le foreste sono più integre dal punto di vista strutturale.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Per molto tempo il mondo ha associato la drastica diminuzione delle popolazioni della fauna selvatica del sud-est asiatico a notizie sulla degradazione forestale e a immagini strazianti di terre disboscate. Recenti studi hanno tuttavia messo in evidenza un&#8217;altra attività umana alla base del declino della fauna selvatica in questi ecosistemi. I ricercatori del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-IZW) di Berlino, in collaborazione con il WWF-Vietnam, WWF-Laos e il dipartimento forestale dello Stato di Sabah nel Borneo malaysiano, ha condotto uno studio che dimostra che il bracconaggio per mammiferi e uccelli che nidificano a terra potrebbe essere una minaccia più grave della degradazione forestale. Lo studio, pubblicato il 30 ottobre 2019 nella rivista Communications Biology, confronta le registrazioni delle fototrappole provenienti dal Borneo malaysiano con un&#8217;eco-regione protetta nella Catena Annamita del Vietnam e del Laos, dove il bracconaggio è incontrollato. I risultati mostrano una perdita più rapida di specie e popolazioni di fauna selvatica nella Catena Annamita rispetto al Borneo. I ricercatori hanno scelto i due siti di studio della foresta pluviale per la somiglianza tra gli habitat. Tuttavia, di recente sono emerse alcune differenze significative. Mentre nel Borneo il disboscamento dilagante ha raso al suolo molte foreste, l&#8217;isola ha dovuto far fronte a una diminuzione della caccia. Al contrario, nonostante la Catena Annamita sia stata soggetta al un bracconaggio eccessivamente elevato, le foreste sono più integre dal punto di vista strutturale. Un forestale intento a rimuovere una trappola nel Vietnam centrale. I cacciatori utilizzano sempre trappole facili&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/01/per-la-fauna-selvatica-il-bracconaggio-e-piu-pericoloso-della-deforestazione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>L’assistenza sanitaria si paga con gli alberi: conviene agli oranghi e alle comunità</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/06/lassistenza-sanitaria-si-paga-gli-alberi-conviene-agli-oranghi-alle-comunita/</link>
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		<pubDate>16 Giu 2017 15:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claire Salisbury]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Asia, Borneo, e Indonesia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Ambiente, Animali, Aree protette, Biodiversità, Buone notizie per l'ambiente, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, Foreste pluviali, Foreste tropicali, Mammiferi, Primati, Specie in pericolo, e Taglio degli alberi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Nel 2016 l’orango del Borneo (Pongo pygmaeus) è stato dichiarato In Pericolo Critico dall’IUCN. L’agricoltura industriale, gli incendi, la pratica agricola del “taglia e brucia” e l’abbattimento degli alberi per ricavarne legname sono le cause della deforestazione che sta facendo rapidamente sparire il suo habitat.<br />- Una delle più importanti popolazioni di Pongo Pygmaeus rimaste, formata da nemmeno 2.000 individui, si trova in Indonesia nel Gunung Palung National Park. L’Alam Sehat Lestari (che significa Natura Sana Eterna, o ASRI) sta collaborando con la ONG statunitense Health in Harmony e, di fatto, sta contribuendo a ridurre l’abbattimento degli alberi del parco grazie a un’offerta di assistenza sanitaria unica.<br />- Quando alle varie comunità è stato chiesto cosa volessero per smettere di abbattere gli alberi delle foreste protette, la gente ha risposto: assistenza sanitaria accessibile e agricoltura biologica. Spese sanitarie costose costringevano queste persone ad abbattere gli alberi per poter pagare le parcelle mediche, mentre pratiche agricole non sostenibili hanno impoverito il suolo rendendo necessario l’uso di fertilizzanti costosi.<br />- Le due ONG hanno aperto una clinica a basso costo e, in seguito, un ospedale che offre prezzi ridotti sulle prestazioni mediche alle comunità che cessano di abbattere gli alberi. In tutti i villaggi sono presenti delle guardie forestali che incoraggiano la popolazione a mettere un freno alla deforestazione, controllano anche le attività illegali e la riforestazione e, allo stesso tempo, insegnano metodi di coltivazione biologici. E il programma funziona!<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un cucciolo di orango. Gli oranghi sono classificati come specie in Pericolo Critico e sull’orlo dell’estinzione. In Borneo, un innovativo programma non governativo offre una riduzione del prezzo dell’assistenza sanitaria alle comunità che limitano l’abbattimento degli alberi nelle foreste protette, salvaguardando così l’habitat chiave degli oranghi. Foto di Rhett A.Butler. “Ho una formazione da dentista,” spiega Monica Nirmala, direttrice esecutiva dell’organizzazione no profit Alam Sehat Lestari, che si traduce in “Natura Sana Eterna,” più nota con l’acronimo ASRI. L’organizzazione è straordinariamente innovativa nel campo della conservazione partecipativa incentrata sulla protezione dell’habitat dell’orango del Borneo. Come, dentista? La formazione di Nirmala non è così incongruente come potrebbe sembrare: ASRI e l’organizzazione statunitense Health in Harmony sua partner hanno avuto un’intuizione brillante e, con successo, stanno associando la salute umana alla conservazione della foresta pluviale o, meglio, con parole loro “stanno salvando la foresta con uno stetoscopio.” C’era urgente bisogno di questo lavoro: l’anno scorso l’orango del Borneo (Pongo Pygmaeus) ha seguito la sorte dell’orango di Sumatra (Pongo abelii) ed è stato dichiarato in Pericolo Critico dall’IUCN. L’habitat dell’orango sta scomparendo rapidamente a causa dell’estesa deforestazione determinata dall’aumento dell’agricoltura industriale, in particolare della coltivazione delle palme da olio. Se si aggiungono i pericolosi incendi della foresta del Borneo, la pratica agricola del “taglia e brucia” e l’abbattimento degli alberi per il legname, è facile capire come mai il P. pygmaeus sia sull’orlo dell’estinzione. La nuova classificazione IUCN si basa su studi hanno dimostrato una perdita di habitat di 98.730 chilometri quadrati tra&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/06/lassistenza-sanitaria-si-paga-gli-alberi-conviene-agli-oranghi-alle-comunita/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Le 10 migliori BUONE notizie sull’ambiente del 2016</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/</link>
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		<pubDate>20 Gen 2017 15:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Africa, America meridionale, Antartico, Artico, Asia, Asia sud-orientale, Borneo, Canada, Cina, Colombia, Guatemala, India, Indonesia, Malesia, Myanmar, Oceano Artico, Oceano Atlantico, Repubblica Democratica del Congo, e Stati Uniti]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, Foreste, Foreste tropicali, Oceani, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Alcune specie animali hanno mostrato segni di ripresa dopo anni di declino.<br />- Nel 2016 il mondo ha protetto seriamente i nostri oceani istituendo alcune delle più grandi aree marine protette mai create.<br />- Alcuni paesi hanno agito per chiudere il mercato interno di avorio, mentre dei ricercatori hanno individuato l’albero più alto del mondo.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Come sempre, Mongabay ha trattato diverse storie sull’ambiente quest’anno. Mentre alcune specie si sono estinte, ne sono state scoperte parecchie nuove. Alcune foreste sono state distrutte, ma altre sono state ripristinate. Proponiamo qui di seguito alcune delle notizie “più felici” del 2016 (in nessun ordine particolare), dall’istituzione di vasti parchi marini e specie animali in ripresa dopo anni di declino, a una riserva per i primati più grandi del pianeta e maggiori restrizioni per il traffico di fauna selvatica. 1. In ripresa animali quasi estinti Per alcuni animali il 2016 è stato un buon anno. Ad esempio, per l’urocione delle Channel Islands, in California. Ad agosto lo United States Fish and Wildlife Service statunitense ha proposto di rimuovere dalla Federal List of Threatened and Endangered Wildlife tre sottospecie di urocione delle Channel Islands che si trovano sulle isole di San Miguel, Santa Rosa e Santa Cruz. Secondo lo USFWS, questo è stato il più rapido recupero di una specie di mammiferi nella storia dell’Endangered Species Act, ottenuto grazie a un vigoroso piano di recupero. Un’altra specie della California, la rana della Sierra Nevada dalle zampe gialle, ha mostrato veloci segni di ripresa. Un tempo prossime all’estinzione, secondo uno studio recente il numero di queste rane sembra essere settuplicato negli ultimi 20 anni. Quest’anno l’efficacia delle misure di conservazione si è rivelata anche nel miglioramento dello stato di conservazione di specie come il panda gigante, l’antilope tibetana, il wallaby dalle briglie e il ratto dei nidi intrecciati maggiore. Il panda gigante,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Il rinoceronte di Sumatra si può ancora salvare? L’Indonesia non abbandona la speranza</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/03/il-rinoceronte-di-sumatra-si-puo-ancora-salvare-lindonesia-non-abbandona-la-speranza/</link>
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		<pubDate>01 Mar 2016 05:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jeremy Hance]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Animali delle foreste pluviali, Archivio, Aree protette, Conservazione, Deforestazione, Distruzione delle foreste pluviali, Fauna selvatica, Foreste, Foreste pluviali, Governance, Mammiferi, Politiche ambientali, Specie in pericolo, e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Può un santuario in Indonesia salvare dall’estinzione il rinoceronte più a rischio del pianeta? “L’un per cento della popolazione mondiale,” afferma il veterinario Zulfi Arsan e fa un cenno col capo a Bina, rinoceronte di Sumatra femmina di 30 anni e 714 chili che mastica tranquillamente dei ramoscelli, tutti interi. Mansueta e docile, Bina, con [&#8230;]</p>
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]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Può un santuario in Indonesia salvare dall’estinzione il rinoceronte più a rischio del pianeta? “L’un per cento della popolazione mondiale,” afferma il veterinario Zulfi Arsan e fa un cenno col capo a Bina, rinoceronte di Sumatra femmina di 30 anni e 714 chili che mastica tranquillamente dei ramoscelli, tutti interi. Mansueta e docile, Bina, con le sue sfumature rosate, non sembra preoccuparsi dei due ominidi bipedi che le scattano fotografie e provano stupore a ogni suo movimento all’interno del Santuario del Rinoceronte di Sumatra, nel Way Kambas National Park in Indonesia. Se non altro, non interrompono la sua colazione. Bina è uno dei circa cento (non si sa con certezza) esemplari di rinoceronte di Sumatra rimasti su tutto il pianeta ma, in questo momento, ciò non sembra turbarla. Oggi il rinoceronte di Sumatra (Dinoceorhinus sumatrensis) probabilmente si trova nella condizione più triste di tutte le cinque specie di rinoceronte esistenti, anche se i 100 ettari del Santuario del Rinoceronte di Sumatra potrebbero rappresentare l’unico luogo di serenità, specialmente dopo la nascita di un cucciolo nel 2012. Il piccolo maschio, Andatu, è stato solo il quarto rinoceronte nato in cattività negli ultimi cento anni e il primo all’interno del Santuario. “Non riuscivamo a smettere di sorridere,” mi ha scritto per e-mail Susie Ellis, direttore generale della International Rhino Foundation (IRF). Ellis, la cui organizzazione finanzia il Santuario, era presente alla nascita. Bina fa colazione al Santuario del Rinoceronte di Sumatra. Foto di: Tiffany Roufs. Il piccolo Andatu si gode un bagno&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/03/il-rinoceronte-di-sumatra-si-puo-ancora-salvare-lindonesia-non-abbandona-la-speranza/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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