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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>L&#8217;Artico nei guai: ad aprile lo scioglimento dei ghiacci marini ha toccato i minimi storici</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/05/lartico-nei-guai-ad-aprile-lo-scioglimento-dei-ghiacci-marini-ha-toccato-i-minimi-storici/</link>
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		<pubDate>08 Mag 2019 11:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gloria Dickie]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Artico e Oceano Artico]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Cambiamento climatico, Conservazione, Impatto del cambiamento climatico, e Oceani]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Alla data del 9 aprile, la copertura di ghiaccio nell'Artico era di circa 13,6 milioni di chilometri quadrati (5,3 milioni di miglia quadrate), una misura nettamente al di sotto di qualsiasi registrazione per lo stesso periodo negli anni passati, e quasi due settimane in anticipo rispetto ai precedenti record registrati a inizio aprile nel 2017 e nel 2018.<br />- Le implicazioni di una tale bassa quantità di ghiaccio marino in questo periodo dell'anno preoccupano gli scienziati. Tuttavia, predire lo scioglimento dei ghiacci stagionali è molto difficile, e i cambiamenti nel clima artico potrebbero causare uno stop allo scioglimento precoce, o persino invertire il processo in qualche misura.<br />- Altri due nuovi studi sull'Artico destano preoccupazioni. I ricercatori hanno scoperto che tra il 1998 e il 2017, il 17% in meno di ghiaccio è uscito dalle piattaforme continentali – dei “vivai” per il ghiaccio marino - per raggiungere l'Oceano Artico centrale e lo stretto di Fram. Questa perdita di ghiaccio trasportato potrebbe comportare gravi implicazioni per lo scioglimento dei ghiacci nell'Artico e potrebbe incidere anche sulla biodiversità.<br />- Un secondo studio ha rilevato che l'innalzamento delle temperature dell'aria nell'Artico sta determinando un cambiamento in tutto l'ecosistema. Le temperature più calde stanno influenzando le stagioni di crescita delle foreste e della tundra, aumentando gli incendi, incrementando la pioggia e le nevicate e sciogliendo il ghiaccio – facendo passare così la regione dalle condizioni del ventesimo secolo a uno stato senza precedenti.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un aereo ispeziona lo scioglimento precoce dei ghiacci artici. Immagine di Esther Horvath / AWI Quando il ghiaccio artico ha raggiunto la sua massima estensione invernale il 13 marzo, il mondo ha prestato poca attenzione. Il 2019 ha segnato il settimo livello invernale più basso nei 40 anni di registrazione del satellite &#8211; una statistica trascurabile in un periodo in cui i record si susseguono uno dopo l&#8217;altro. Ma come hanno notato gli scienziati in quel momento, il Mare di Bering, che separa l&#8217;Alaska e la Russia, era insolitamente libero dai ghiacci. Nelle settimane trascorse dai deludenti titoli di marzo, l&#8217;Artico ha sorpreso quasi tutti: l&#8217;estensione dei ghiacci marini è precipitata di oltre un milione di chilometri quadrati (386.000 miglia quadrate) in quello che si può definire un insolito declino. L&#8217;Artico registra ora circa 13,6 milioni di chilometri quadrati (5,3 milioni di miglia quadrate) di copertura di ghiaccio, una misura nettamente inferiore a qualsiasi altro anno nello stesso periodo, e quasi due settimane in anticipo rispetto ai precedenti record di inizio aprile registrati nel 2017 e nel 2018. Mentre ci dirigiamo verso la stagione estiva di scioglimento, le implicazioni sono preoccupanti. L’estensione del ghiaccio marino artico alla data del 9 aprile 2019 a confronto con gli anni da record 2016, 2017 e 2018. Nell’aprile del 2012 l’estensione del ghiaccio era molto più alta di quanto è attualmente, tuttavia proprio il 2012 registra il record dell’estensione estiva dei ghiacci più bassa. Immagine cortesia di NSIDC. Il fiume Yukon serpeggia all’interno dell’Alaska&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/05/lartico-nei-guai-ad-aprile-lo-scioglimento-dei-ghiacci-marini-ha-toccato-i-minimi-storici/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Accordo vieta la pesca commerciale in gran parte dell&#8217;Artico, per adesso</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/10/accordo-vieta-la-pesca-commerciale-in-gran-parte-dellartico-per-adesso/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2018/10/accordo-vieta-la-pesca-commerciale-in-gran-parte-dellartico-per-adesso/#respond</comments>
		<pubDate>31 Ott 2018 16:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Oceano Artico]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Cambiamento climatico, Conservazione, e Oceani]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Nove giurisdizioni - Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Cina, Islanda, Giappone, Corea del Sud, Danimarca (compresa la Groenlandia e le Isole Faroe) e l'Unione europea - hanno firmato un accordo legalmente vincolante che vieta, per almeno 16 anni, la pesca commerciale nelle zone d'alto mare del Mar Glaciale Artico Centrale, un'area di 2,8 milioni di chilometri quadrati, circa le dimensioni del Mar Mediterraneo.<br />- Come parte dell'accordo, i firmatari si sono impegnati in un programma congiunto di ricerca scientifica e monitoraggio per comprendere meglio il mutevole ecosistema artico e determinare il potenziale della regione per garantire in futuro eventuali attività di pesca commerciali e sostenibili.<br />- La moratoria coprirà inizialmente un arco di tempo di 16 anni, ma potrà essere estesa per ulteriori incrementi di cinque anni, se le parti si impegnano a farlo.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Con la copertura di ghiaccio dell&#8217;Artico che si sta sciogliendo sempre di più, lasciando l&#8217;oceano senza ghiaccio per lunghi periodi di tempo, si aprono nuove rotte di navigazione e quindi, la strada a future attività commerciali. Tuttavia, in base a un nuovo accordo, la pesca commerciale sarà vietata in una grande parte del Mar Glaciale Artico centrale come misura precauzionale per almeno 16 anni dalla sua entrata in vigore. Dopo diversi anni di negoziati, il 3 ottobre, nove giurisdizioni &#8211; Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Cina, Islanda, Giappone, Corea del Sud, Danimarca (inclusa la Groenlandia e le Isole Faroe) e l&#8217;Unione Europea – hanno firmato l&#8217;accordo legalmente vincolante &#8220;Agreement to Prevent Unregulated High Seas Fisheries in the Central Arctic Oceana&#8221; a Ilulissat, Groenlandia. Mentre nel Mar Glaciale Artico centrale attualmente non vi sono attività di pesca, l&#8217;innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci potrebbero rendere presto fattibile questa possibilità. L&#8217;accordo vieta la pesca commerciale nelle zone d&#8217;alto mare del Mar centrale dell&#8217;Artico, un&#8217;area di 2,8 milioni di chilometri quadrati, circa le dimensioni del Mar Mediterraneo, finché non verrà raggiunta una maggiore conoscenza scientifica della fauna ittica nella regione. Come previsto dall&#8217;accordo, le parti firmatarie hanno concordato una moratoria di 16 anni e si sono impegnate in un programma di ricerca e monitoraggio scientifico congiunto per comprendere meglio il mutevole ecosistema artico e determinare il potenziale della regione per attività di pesca commerciali e sostenibili in futuro. La moratoria coprirà inizialmente un arco di tempo di 16 anni, che però&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/10/accordo-vieta-la-pesca-commerciale-in-gran-parte-dellartico-per-adesso/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Le 10 migliori BUONE notizie sull’ambiente del 2016</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/</link>
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		<pubDate>20 Gen 2017 15:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Africa, America meridionale, Antartico, Artico, Asia, Asia sud-orientale, Borneo, Canada, Cina, Colombia, Guatemala, India, Indonesia, Malesia, Myanmar, Oceano Artico, Oceano Atlantico, Repubblica Democratica del Congo, e Stati Uniti]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, Foreste, Foreste tropicali, Oceani, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Alcune specie animali hanno mostrato segni di ripresa dopo anni di declino.<br />- Nel 2016 il mondo ha protetto seriamente i nostri oceani istituendo alcune delle più grandi aree marine protette mai create.<br />- Alcuni paesi hanno agito per chiudere il mercato interno di avorio, mentre dei ricercatori hanno individuato l’albero più alto del mondo.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Come sempre, Mongabay ha trattato diverse storie sull’ambiente quest’anno. Mentre alcune specie si sono estinte, ne sono state scoperte parecchie nuove. Alcune foreste sono state distrutte, ma altre sono state ripristinate. Proponiamo qui di seguito alcune delle notizie “più felici” del 2016 (in nessun ordine particolare), dall’istituzione di vasti parchi marini e specie animali in ripresa dopo anni di declino, a una riserva per i primati più grandi del pianeta e maggiori restrizioni per il traffico di fauna selvatica. 1. In ripresa animali quasi estinti Per alcuni animali il 2016 è stato un buon anno. Ad esempio, per l’urocione delle Channel Islands, in California. Ad agosto lo United States Fish and Wildlife Service statunitense ha proposto di rimuovere dalla Federal List of Threatened and Endangered Wildlife tre sottospecie di urocione delle Channel Islands che si trovano sulle isole di San Miguel, Santa Rosa e Santa Cruz. Secondo lo USFWS, questo è stato il più rapido recupero di una specie di mammiferi nella storia dell’Endangered Species Act, ottenuto grazie a un vigoroso piano di recupero. Un’altra specie della California, la rana della Sierra Nevada dalle zampe gialle, ha mostrato veloci segni di ripresa. Un tempo prossime all’estinzione, secondo uno studio recente il numero di queste rane sembra essere settuplicato negli ultimi 20 anni. Quest’anno l’efficacia delle misure di conservazione si è rivelata anche nel miglioramento dello stato di conservazione di specie come il panda gigante, l’antilope tibetana, il wallaby dalle briglie e il ratto dei nidi intrecciati maggiore. Il panda gigante,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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