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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>La scoperta di una nuova specie di labride mette in luce la necessità di proteggere le barriere coralline più profonde</title>
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		<pubDate>17 Set 2019 13:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nalisha Adams]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Aree protette, Biodiversità, Cambiamento climatico, Conservazione, e Oceani]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una nuova specie di labride scoperto nelle barriere coralline mesofotiche al largo di Zanzibar, in Tanzania, sottolinea quanto poco ancora si sappia degli ambienti marini.<br />- Le barriere coralline più profonde sono minacciate dal cambiamento climatico e dall'azione dell'uomo tanto quanto quelle meno profonde, e per questo motivo hanno bisogno di essere salvaguardate.<br />- Le barriere coralline mesofotiche potrebbero costituire un'importante quanto sottovalutata fonte di larve marine che contribuirebbero a rendere possibile la pesca costiera.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[La scoperta di una nuova specie di labride al largo delle coste di Zanzibar, in Tanzania, mette in rilievo quanta poca conoscenza si abbia degli ambienti marini, anche di quelli relativamente vicini alla riva. Le barriere coralline più profonde, come quella che ospita la nuova specie appena scoperta, sono connesse ecologicamente a quelle meno profonde, e hanno bisogno di maggiore protezione. Il giorno della scoperta, Luiz Rocha e Hudson Pinheiro della California Academy of Sciences (CAS) si trovavano alla quarta giornata di una spedizione subacquea nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa Hope for Reefs, al largo delle coste di Zanzibar. Nella luce soffusa a 70 &#8211; 80 metri di profondità, il team ha iniziato a distinguere formazioni rocciose, spugne, alghe coralline dure e di colore rosa-rosso e coralli molli. C&#8217;erano anche molti pesci, come Anthias, pesci damigella e altre specie di pesci di barriera corallina. Hope for Reefs è un progetto quinquennale che ha l&#8217;obiettivo di comprendere meglio e di proteggere le barriere coralline. Pinheiro e Rocha e il rispettivo team di studio stavano effettuando la valutazione della biodiversità di una barriera corallina mesofotica. Le barriere mesofotiche si trovano generalmente a profondità che vanno dai 30 ai 150 metri e sono meno studiate di quelle meno profonde, ma altrettanto ricche in biodiversità. Finché non hanno notato qualcosa di spettacolare. Questa nuova specie di labride presenta squame di un viola così pigmentato che mantengono il colore anche se preservate a scopo di ricerca (condizione che generalmente fa perdere la colorazione). Foto: Luiz Rocha / California&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/09/la-scoperta-di-una-nuova-specie-di-labride-mette-in-luce-la-necessita-di-proteggere-le-barriere-coralline-piu-profonde/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>La vicinanza alle città comporta un aumento degli spazi per le giraffe</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/</link>
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		<pubDate>28 Mar 2019 14:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/03/28142013/DSC_8860.6bda61ffe4b94a30a875cb58cd8f8e44-768x450.jpg" type="image/jpeg" />
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, Mammiferi, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Uno studio recente ha rilevato che le giraffe femmine che vivono nelle vicinanze di una città hanno un raggio d’azione più ampio rispetto a quelle che vivono in zone più lontane dagli insediamenti umani.<br />- Gli autori dello studio ritengono che vasti insediamenti umani rendano più difficoltoso l'accesso delle giraffe al cibo e all'acqua.<br />- Il team richiama l'attenzione su quanto sia importante comprendere di quanto spazio abbiano bisogno le giraffe, per riuscire a far fronte alla drastica diminuzione del numero di esemplari in Africa negli ultimi 30 anni.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Le giraffe hanno bisogno di spazi più ampi per nutrirsi, quando vivono in prossimità di insediamenti umani, secondo quanto viene riportato da un recente studio. &#8220;Le giraffe sono enormi animali che abitano gli ecosistemi della savana africana, costrette a cercare tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e riprodursi in ambienti in cui si sente sempre di più l&#8217;impatto dell’attività umana&#8221;, come dichiara Derek Lee, biologo della Pennsylvania State University e del Wild Nature Institute, e uno degli autori della ricerca. &#8220;L&#8217;azione dell&#8217;uomo sta trasformando i paesaggi naturali della savana in città e campi adibiti alla coltivazione, abbattendo gli alberi per le industrie boschive e del carbone, compromettendo gravemente l&#8217;habitat delle giraffe&#8221;. Attualmente si contano meno di 100.00 esemplari di giraffe, rispetto agli anni &#8217;80 si è registrata una diminuzione di circa il 40 percento. Immagine di John C. Cannon / Mongabay. Alcune ricerche precedenti hanno dimostrato che le dimensioni dello spazio di cui le giraffe hanno bisogno per procurarsi cibo e acqua, accoppiarsi e crescere i loro piccoli varia visibilmente in tutto il continente africano. Gli ecologi suppongono che probabilmente l&#8217;ampiezza di questi spazi venga determinata da una complessa rete di fattori, che vanno dalla disponibilità di acqua alla presenza dell’uomo. Tuttavia, fino ad ora, non era mai stato considerato il ruolo giocato da ogni singolo fattore. Lee e i suoi colleghi hanno cominciato con l’installazione di telecamere nella regione del Tarangire- Manyara, nel nord della Tanzania, una zona particolarmente popolata da giraffe. L&#8217;area di studio comprende parte&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Rinoceronti neri in Tanzania ora monitorati con sensori impiantati direttamente nelle corna</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/11/rinoceronti-neri-in-tanzania-ora-monitorati-con-sensori-impiantati-direttamente-nelle-corna/</link>
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		<pubDate>13 Nov 2017 16:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Fauna selvatica, Mammiferi, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- È la prima volta che ad alcuni esemplari di rinoceronte nero del parco nazionale di Mkomazi in Tanzania vengono impiantati direttamente nelle corna piccoli sensori connessi in rete per consentire ai guardaparco di monitorare gli animali molto più da vicino di quanto non avvenisse in passato.<br />- I sensori sfruttano la tecnologia LoRaWAN (acronimo di “Long Range Wide-Area Network”) progettata per consentire a dispositivi dal ridotto consumo di energia, quali i sensori nelle corna dei rinoceronti, di comunicare con i dispositivi connessi a Internet, come i computer nelle sedi dei guardaparco, tramite reti wireless ad ampia portata.<br />- LoRaWAN è una delle varie tecnologie attualmente utilizzate per il monitoraggio in tempo reale degli animali selvatici. La rete del parco nazionale di Mkomazi, in Tanzania, dove sono stati utilizzati recentemente i sensori, copre tutto il santuario dei rinoceronti nel parco.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[È la prima volta che ad alcuni esemplari di rinoceronte nero del parco nazionale di Mkomazi, in Tanzania, vengono impiantati direttamente nelle corna piccoli sensori connessi in rete per consentire ai guardaparco di monitorare gli animali molto più da vicino di quanto non avvenisse in passato. I sensori sfruttano la tecnologia LoRaWAN (acronimo di “Long Range Wide-Area Network”), protocollo di comunicazione wireless e architettura di sistema che dovrebbe rappresentare per l’Internet degli oggetti (“Internet of Things”, IoT) quello che la connettività 3G e 4G ha rappresentato per le reti dei cellulari. In altre parole, LoRaWAN è progettata per consentire ai dispositivi dal ridotto consumo di energia, quali i sensori nelle corna dei rinoceronti, di comunicare con i dispositivi connessi a Internet, come i computer nelle sedi dei guardaparco, tramite reti wireless ad ampio raggio. I sensori sono stati utilizzati dalla società The Internet of Life, che usa la tecnologia IoT per proteggere gli animali selvatici in via di estinzione, e dalla ShadowView Foundation, specializzata nell’applicazione delle nuove tecnologie a favore della tutela dell’ambiente nonché della flora e della fauna selvatiche. Invece del GPS, tecnologia relativamente dispendiosa in termini di energia, i sensori alimentati a batteria sfruttano un sistema di geolocalizzazione sviluppato da una società, la Semtech, che permette di aggiornare la posizione rilevata dei rinoceronti quasi due volte l’ora. Molte applicazioni dell’IoT basate sul GPS consumano così tanta energia che è possibile effettuare gli aggiornamenti solo una o due volte al giorno. Tutti i dati sulla posizione generati dai sensori&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/11/rinoceronti-neri-in-tanzania-ora-monitorati-con-sensori-impiantati-direttamente-nelle-corna/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Le donne potrebbero essere la chiave per la conservazione delle grandi scimmie nel Congo</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/08/le-donne-potrebbero-la-chiave-la-conservazione-delle-grandi-scimmie-nel-congo/</link>
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		<pubDate>29 Ago 2017 14:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tina Deines]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Africa, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, e Uganda]]></locations>
		
		
		
						<description><![CDATA[- La Bonobo Conservation Initiative (BCI), la Gorilla Rehabilitation and Conservation Education Center (GRACE), il Jane Goodall Institute (JGI) e Coopera sono tutte organizzazioni che lavorano con le donne dentro e fuori la Repubblica Democratica del Congo per aiutare il progresso nella conservazione delle grandi scimmie attraverso l'istruzione, la responsabilizzazione, l'assistenza sanitaria e l'accesso alla sicurezza alimentare.<br />- Alcuni esempi: BCI aiuta a finanziare progetti pilota di microcredito per donne che vogliono lanciare imprese commerciali, che includono la produzione di sapone e vestiti. GRACE assume le donne come madri surrogate per gorilla da poco orfani per un periodo iniziale di 30 giorni di quarantena.<br />- GRACE inoltre offre alle donne e alle loro famiglie alternative alla selvaggina insegnando loro a prendersi cura e ad allevare fonti di proteine alternative. Coopera aiuta ad offrire fonti alternative di cibo attraverso ECOLO-FEMMES, un'organizzazione che educa le donne all'allevamento di bestiame e all'agricoltura per ridurre la caccia alle grandi scimmie nel Parco Nazionale di Kahuzi-Biega.<br />- Coopera, lavorando con il Roots and Shoots di Jane Goodall, impiega le giovani vittime di stupro per piantare alberi in modo da offrire fonti di cibo agli scimpanzé selvatici. Il programma riservato alle donne del JGI in Uganda e in Tanzania permette alle ragazze di restare a scuola attraverso un sostegno reciproco, programmi di borse di studio e accesso al servizio sanitario.  Le donne istruite hanno famiglie più piccole, riducendo lo stress sull'ambiente.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un&#8217;assistente di Coopera dà amore ed attenzioni ad un scimpanzé orfano. L&#8217;assistenza umana è estremamente importante nelle prime fasi di riabilitazione delle grandi scimmie. Foto per gentile concessione di Coopera La violenza continua nella Repubblica Democratica del Congo (DRC) ha un costo molto alto per le donne del paese, le violenze sessuali hanno procurato alla DRC la fama di &#8220;luogo più pericoloso in cui essere donna&#8221;. Il conflitto nazionale, insieme con la caccia agli animali selvatici e con le violazioni umane, sono una minaccia anche per la fauna selvatica, in particolare per i gorilla, i bonobi e gli scimpanzé. Secondo il sito dell&#8217;African Wildlife Federation, i bonobi sono rapidamente scomparsi durante gli ultimi 20 anni dal loro habitat, che è stato limitato alla DRC. Nel frattempo, solo circa 3 800 gorilla di Grauer in serio pericolo di estinzione sono rimasti nella loro terra d&#8217;origine congolese. Gli scimpanzé, scoperti in 21 paesi africani, inclusa la DRC, sono anch&#8217;essi nella Lista Rossa della IUCN in quanto in via di estinzione. Tuttavia ora, le donne congolesi stanno superando le loro difficoltà, e con un nuovo aiuto da parte delle organizzazioni internazionali per la conservazione, si stanno adoperando per salvare le grandi scimmie del Congo. La Bonobo Conservation Initiative (BCI), la Gorilla Rehabilitation and Conservation Education Center (GRACE), il Jane Goodall Institute (JGI) e Coopera stanno tutte lavorando fianco a fianco con le donne per aiutare il progresso nella conservazione delle grandi scimmie attraverso l&#8217;istruzione, la responsabilizzazione, l&#8217;accesso alle cure sanitarie e alla sicurezza&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/08/le-donne-potrebbero-la-chiave-la-conservazione-delle-grandi-scimmie-nel-congo/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Reportage fotografico: inquinamento, sovrapesca ed eccesso di alghe ‘mettono in ginocchio’ il secondo lago più grande del mondo</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/10/reportage-fotografico-inquinamento-sovrapesca-ed-eccesso-di-alghe-mettono-in-ginocchio-il-secondo-lago-piu-grande-del-mondo/</link>
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		<pubDate>14 Ott 2015 16:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Africa Orientale, Kenya, Tanzania, e Uganda]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Archivio, In primo piano, e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Attrezzatura da pesca accanto alla pesca del giorno sulla costa del lago Vittoria. Fotografia di: Isaiah Esipisu. Il lago Vittoria è il maggiore bacino di acqua dolce africano e il secondo lago più grande del mondo. Attualmente, questo bacino d’acqua deve fare i conti con l’inquinamento causato dai rifiuti industriali e agricoli, così come dagli [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/reportage-fotografico-inquinamento-sovrapesca-ed-eccesso-di-alghe-mettono-in-ginocchio-il-secondo-lago-piu-grande-del-mondo/" data-wpel-link="internal">Reportage fotografico: inquinamento, sovrapesca ed eccesso di alghe ‘mettono in ginocchio’ il secondo lago più grande del mondo</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Attrezzatura da pesca accanto alla pesca del giorno sulla costa del lago Vittoria. Fotografia di: Isaiah Esipisu. Il lago Vittoria è il maggiore bacino di acqua dolce africano e il secondo lago più grande del mondo. Attualmente, questo bacino d’acqua deve fare i conti con l’inquinamento causato dai rifiuti industriali e agricoli, così come dagli scarichi di Kisumu, la terza città più grande del Kenya con quasi 400 mila abitanti. La situazione è aggravata dalla pesca illegale, dalla caccia di novellame e dall’infestazione dei giacinti d’acqua (Eichhornia crassipes). Un altro problema è rappresentato dal pesce carnivoro Persico del Nilo (Lates niloticus), un esemplare di pesce molto grande che può raggiungere i 200 kg e che, dopo essere stato introdotto in questa area, ha sterminato quasi la metà delle 500 o più specie di Ciclidi presenti nel lago Vittoria — specie ittiche native colorate che una volta abbondavano in questo bacino. Moris Okulo, ecologista che lavora come guida presso la spiaggia di Dunga a Kisumu da 20 anni, ha dichiarato a mongabay.com: “Questo lago si trova in uno stato pietoso”. Ha infatti osservato: “Tutto ciò che riguarda il lago non va. I pescatori usano l’attrezzatura sbagliata, ma nessuno li ferma. Le industrie scaricano i rifiuti nel lago, ma nessuno interviene. Alcuni hanno costruito strutture sull’acqua, tra cui le latrine, e le autorità, pur sapendo, non intervengono”. Moris Okulo, ecologista che lavora come guida presso la spiaggia di Dunga, Kenya, mostra delle tilapie adulte del lago Vittoria. Okulo afferma che molte specie&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/reportage-fotografico-inquinamento-sovrapesca-ed-eccesso-di-alghe-mettono-in-ginocchio-il-secondo-lago-piu-grande-del-mondo/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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