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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>Nuove mappe mostrano la pesca industriale praticata in oltre metà degli oceani</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/03/nuove-mappe-mostrano-la-pesca-industriale-praticata-oltre-meta-degli-oceani/</link>
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		<pubDate>29 Mar 2018 11:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Oceani, e Pesce]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- I ricercatori, rovistando tra miliardi di informazioni raccolte da satelliti che effettuano il monitoraggio delle navi, hanno scoperto che, solamente nel 2016, i pescherecci industriali hanno pescato in oltre il 55 per cento degli oceani, cioè più di 200 milioni di chilometri quadrati.<br />- Se la maggior parte dei Paesi pesca all’interno della propria zona economica esclusiva, cinque nazioni (Cina, Spagna, Taiwan, Giappone e Corea del Sud) sono invece responsabili di oltre l’85 per cento della pesca rilevata in mare aperto.<br />- La mappatura dei pescherecci ha inoltre mostrato come la pesca globale segua un andamento fortemente collegato ai periodi di vacanza e di chiusura della pesca.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Secondo uno studio pubblicato recentemente su Science, la pesca industriale viene effettuata in oltre il 55 per cento degli oceani. La pesca è di importanza vitale per la sicurezza alimentare e il sostentamento in tutto il mondo, tuttavia l’estensione della pesca industriale è rimasta per lo più sconosciuta. Oggi, un gruppo di ricercatori ha tentato di risolvere il problema utilizzando l’AIS (Automatic Identification System), un sistema automatico di monitoraggio delle navi, inizialmente pensato per prevenire gli incidenti navali, che utilizza ricevitori satellitari e terrestri per monitorare la posizione di una nave. Per vedere dove e quando si pesca, i ricercatori hanno monitorato 77 mila navi industriali, di cui oltre il 75 per cento navi commerciali di grandi dimensioni e utilizzato 22 miliardi di posizioni AIS, registrate tra il 2012 e il 2016. “È stato uno sforzo enorme organizzare ed esaminare i dati AIS, per poi costruire complessi algoritmi di machine learning,” ha spiegato David Kroodsma, autore principale dello studio e direttore Ricerca e Sviluppo presso il Global Fishing Watch, un’organizzazione no-profit congiunta sostenuta da Oceana, SkyTruth e Google. “Global Fishing Watch e i nostri partner hanno lavorato a questo progetto per diversi anni.” Nave per la pesca a strascico dei gamberetti al largo di Galveston, Texas, agosto 1986. Foto di Robert K. Brigham/NOAA (via Flickr CC BY-SA 2.0). Il risultato sono delle mappe globali che hanno rivelato come, solamente nel 2016, i pescherecci industriali abbiano operato in oltre il 55 per cento degli oceani, cioè in più di 200 milioni&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/03/nuove-mappe-mostrano-la-pesca-industriale-praticata-oltre-meta-degli-oceani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il VaquitaCPR termina il programma di cattura nel Golfo di California a seguito della morte di una vaquita in cattività</title>
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		<pubDate>13 Dic 2017 12:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Oceani, e Pesce]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il VaquitaCPR, la squadra di pronto intervento istituita dal governo messicano per la tutela della vaquita, ha annunciato lo scorso venerdì che il suo programma di cattura è giunto al termine.<br />- Soltanto due esemplari di questa specie di mammifero marino sono stati messi in cattività dagli scienziati del VaquitaCPR e nessuno dei due è riuscito ad adattarsi alle cure umani. La seconda, una femmina in età fertile che non era incinta né allattava, non si è adattata ed è morta proprio mentre il team cercava di restituirla al suo habitat naturale.<br />- Di fronte al continuo declino della popolazione delle vaquita, il divieto posto dal governo messicano sull’utilizzo della pesca al tramaglio non sembra aver fatto molta differenza. Gli ambientalisti però sostengono che un’applicazione più severa del divieto sia a questo punto l’unico modo per salvare la vaquita.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il VaquitaCPR, la squadra di pronto intervento istituita dal governo messicano per la tutela della vaquita ha annunciato lo scorso venerdì che il suo programma di cattura è giunto al termine. Si ritiene che siano soltanto 30 le vaquita ancora vive nello stato selvatico. Il VaquitaCPR aveva inaugurato i suoi sforzi di catturarle ad ottobre. Il programma consisteva nel mantenere le focene sane e salve in recinti marini galleggianti appositamente costruiti finché la loro sopravvivenza non fosse più minacciata dalle attività di pesca e commercio illegali che ne avevano decimato il numero. L’unico posto al mondo dove è ancora possibile trovare la vaquita è il Golfo di California, quel tratto di mare che separa la penisola della Bassa California dal Messico continentale. Soltanto due esemplari di questa specie di mammifero marino erano stati messi in cattività dagli scienziati del VaquitaCPR ma nessuna delle due è riuscita ad adattarsi alle cure umane. La prima, un giovane esemplare di vaquita femmina è stata liberata con successo dopo che i veterinari hanno stabilito che lo stato di cattività le aveva causato troppo stress. La seconda, una femmina in età fertile ma che non era incinta né allattava, non si è abituata alle cure dell’uomo ed è morta proprio mentre il team cercava di restituirla al suo habitat naturale. A seguito della morte della vaquita, il VaquitaCPR ha immediatamente sospeso la parte di operazione che ne prevedeva la cattura e ha terminato le sue operazioni sul campo nel Golfo di California a partire dal&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/12/vaquitacpr-termina-programma-cattura-nel-golfo-california-seguito-della-morte-vaquita-cattivita/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Prima vaquita portata in salvo nell’ambito degli sforzi diretti a salvare dall’estinzione la focena del golfo di California</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/11/185391/</link>
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		<pubDate>13 Nov 2017 11:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[John C. Cannon]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Mammiferi, Oceani, Pesce, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un progetto volto al salvataggio di una piccola focena gravemente in pericolo altresì nota come la vaquita del golfo di California è positivamente sfociato nella cattura a metà ottobre di un cucciolo di questo esemplare marino.<br />- I veterinari, notando nella piccola segni di stress, hanno deciso di rilasciarla nell’ambiente selvatico marino piuttosto che trattenerla in cattività all’interno di un recinto marino.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Per la prima volta, un team di scienziati ha catturato per poi rilasciare una vaquita (Phocoena sinus), una rara specie di focena endemica del golfo della California, come parte di un progetto denominato VaquitaCPR che ha lo scopo di recuperare le specie gravemente in pericolo dall’orlo dell’estinzione. “Tale successo è da scrivere nelle pagine della storia della salvaguardia ambientale dal momento che dimostra come l’obiettivo della VaquitaCPR è fattibile”, ha dichiarato in un comunicato Raffaele Pacchiano, ministro della Tutela del Territorio e del Mare in Messico, aggiungendo: “nessuno mai fino ad ora aveva catturato e accudito la focena vaquita, neppure per un breve periodo”. Membri della VaquitaCPR passano in rassegna le acque del Golfo di California in cerca di segni della presenza di vaquite. Foto di VaquitaCPR. Il team della VaquitaCPR, formata da membri provenienti da almeno sette paesi, ha catturato lo scorso 19 ottobre un cucciolo di sei mesi grazie all’ausilio di un sistema di monitoraggio acustico sottomarino. I veterinari del team però hanno notato che l’animale mostrava segni di stress. Così, una volta prelevati campioni di tessuto per successivi test genetici, l’ hanno rilasciato esattamente dove l’avevano trovato. “Se da un lato è stata una delusione non potere trattenere la vaquita nelle cure umane, dall’altro lato si è dimostrato che siamo in grado di localizzare e catturare tale animale”, ha dichiarato in un comunicato Lorenzo Rojas-Bracho, uno scienziato governativo a capo del VaquitaCPR. Il Vaquita CPR, abbreviazione di ‘Vaquita Conservation, Protection and Recovery’ (dall’inglese ‘salvaguardia, protezione e recupero&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/11/185391/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Trovate centinaia di specie inaspettate in sito UNESCO messicano distrutto dalle miniere d’oro</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/11/trovate-centinaia-di-specie-inaspettate-in-sito-unesco-messicano-distrutto-dalle-miniere-doro/</link>
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		<pubDate>29 Nov 2016 14:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martha Pskowski]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Aree protette, Biodiversità, Fauna selvatica, Foreste, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- La riserva della biosfera e area protetta UNESCO è il sito del progetto minerario caldamente contestato Los Cardones.<br />- Le scoperte del team di ricerca chiamano in causa la dichiarazione sull’impatto ambientale promossa dalla segreteria nazionale per l’ambiente e le risorse che ha trovato soltanto 220 specie sul sito e ha permesso la continuazione del progetto.<br />- I partecipanti alla ricerca sostengono che i loro risultati mettano in discussione l’efficienza del processo di valutazione dell’impatto ambientale del Messico. Attualmente, circa il 19 percento della massa terrestre messicana è parcellizzata in più di 33 mila titoli minerari.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Una miniera d’oro a cielo aperto è operativa nella riserva della biosfera Sierra La Laguna nella Bassa California del Sud dal 2007, ma una nuova ricerca sulla biodiversità potrebbe convincere le autorità a revocare le licenze di estrazione. In poco più di una settimana, gli scienziati hanno scoperto quasi 900 specie nell’area protetta – ben molte di più rispetto alle 220 elencate dalla dichiarazione sull’impatto ambientale che ha permesso la prosecuzione del progetto. Gli scienziati della rete Next Generation Sonoran Desert Researchers sperano che il loro studio pubblicato a giugno contribuisca effettivamente alla revoca della concessione mineraria a Los Cardones, posseduta da Desarrollos Zapale e Invecture Group. Sierra La Laguna si trova nel centro della penisola della bassa California, equidistante dalla capitale La Paz e la località balneare di Todos Santos. La minaccia che l’estrazione mineraria a cielo aperto rappresenta per la fornitura d’acqua locale ha unito le comunità costiere e gli allevatori di bestiame dell’entroterra ad affrontare il processo burocratico contro i permessi minerari e i suoi ingerenti interessi economici. Ben Wilder, ecologista dell’università dell’Arizona e direttore di Next Generation, rivela in un’intervista con Mongabay che la lotta contro la miniera solleva il seguente interrogativo: “Che cosa si intende per area protetta naturale in Messico al momento?” Sierra La Laguna non è l’unica area protetta del Messico minacciata dalle miniere. Dopo un’ondata di concessioni negli ultimi anni, il 10 percento delle aree protette in Messico hanno delle concessioni minerarie tra i loro confini. Los Cardones: miniera sostenibile o scommessa&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/11/trovate-centinaia-di-specie-inaspettate-in-sito-unesco-messicano-distrutto-dalle-miniere-doro/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Focene vaquita ridotte a meno di 100 esemplari, agenti messicani sparano a un pescatore nella nuova area protetta</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/11/focene-vaquita-ridotte-a-meno-di-100-esemplari-agenti-messicani-sparano-a-un-pescatore-nella-nuova-area-protetta-dup/</link>
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		<pubDate>19 Nov 2015 12:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Kessler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America settentrionale, Cina, Hong Kong, e Messico]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Archivio, In primo piano, Oceani, e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>2008, un pescatore tira a bordo una focena vaquita, specie in pericolo critico, impigliatasi accidentalmente nella sua rete. Questi animali sono a rischio estinzione perché rimangono intrappolati nelle attrezzature da pesca. Foto di Omar Vidal. Con meno di 100 esemplari ancora in vita e in rapido calo, la focena vaquita è a un colpo di [&#8230;]</p>
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]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[2008, un pescatore tira a bordo una focena vaquita, specie in pericolo critico, impigliatasi accidentalmente nella sua rete. Questi animali sono a rischio estinzione perché rimangono intrappolati nelle attrezzature da pesca. Foto di Omar Vidal. Con meno di 100 esemplari ancora in vita e in rapido calo, la focena vaquita è a un colpo di pinna dallʼestinzione. Ad aprile, allertato dagli scienziati per il più drastico crollo della storia che la popolazione di vaquite aveva appena subito, il governo messicano ha annunciato un divieto straordinario di due anni per la pesca con reti da posta in tutto il territorio della focena, la parte superiore del Golfo di California. Dietro il crollo del numero delle focene cʼè la corsa frenetica alla ricerca unʼaltra specie in pericolo critico, il totoaba. La vaquita (Phocoena sinus), specie in pericolo critico, è tra i mammiferi più a rischio del pianeta: con meno di cinque piedi di lunghezza e fino a 120 libbre di peso, questo animale è il più piccolo cetaceo al mondo e occupa lʼhabitat più ristretto in assoluto. Lʼintera popolazione vive quasi tutta nelle 1.500 miglia quadrate della parte più settentrionale del Golfo di California, in una regione che vive di pesca. Molto spesso le vaquite si mostrano alla vista dellʼuomo soltanto morte, dopo essere rimaste fatalmente intrappolate nelle reti da posta. Le attrezzature da pesca, infatti, sono state individuate da anni come la maggiore minaccia per la sopravvivenza della focena. Rara immagine del 2008 di una vaquita viva. Foto di Thomas A.&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/11/focene-vaquita-ridotte-a-meno-di-100-esemplari-agenti-messicani-sparano-a-un-pescatore-nella-nuova-area-protetta-dup/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Gli esperti mettono in dubbio l&#8217;affermazione della Casa Bianca secondo cui i nuovi accordi di libero scambio prevedono delle forti tutele ambientali</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esperti-mettono-in-dubbio-laffermazione-della-casa-bianca-secondo-cui-i-nuovi-accordi-di-libero-scambio-prevedono-delle-forti-tutele-ambientali/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esperti-mettono-in-dubbio-laffermazione-della-casa-bianca-secondo-cui-i-nuovi-accordi-di-libero-scambio-prevedono-delle-forti-tutele-ambientali/#respond</comments>
		<pubDate>15 Ott 2015 15:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Il Presidente Obama rilascia una dichiarazione sull’accordo commerciale in fase di negoziazione tra gli Stati Uniti e l’Europa, il Translatlantic Trade and Investment Partnership. Lough Erne, Irlanda del Nord, 2013. Photo credit: la Casa Bianca. Un rapporto rilasciato il mese scorso dall’amministrazione Obama afferma che i nuovi accordi commerciali internazionali che sono ora in fase [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esperti-mettono-in-dubbio-laffermazione-della-casa-bianca-secondo-cui-i-nuovi-accordi-di-libero-scambio-prevedono-delle-forti-tutele-ambientali/" data-wpel-link="internal">Gli esperti mettono in dubbio l&#8217;affermazione della Casa Bianca secondo cui i nuovi accordi di libero scambio prevedono delle forti tutele ambientali</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Il Presidente Obama rilascia una dichiarazione sull’accordo commerciale in fase di negoziazione tra gli Stati Uniti e l’Europa, il Translatlantic Trade and Investment Partnership. Lough Erne, Irlanda del Nord, 2013. Photo credit: la Casa Bianca. Un rapporto rilasciato il mese scorso dall’amministrazione Obama afferma che i nuovi accordi commerciali internazionali che sono ora in fase di negoziazione prevedono una maggiore tutela dell’ambiente rispetto agli accordi commerciali del passato. Tuttavia, molti esperti non ne sono convinti. In un post riguardante il report pubblicato sul sito della Casa Bianca, l’ambasciatore Michael Froman, Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America presenta la posizione dell’amministrazione secondo cui gli accordi commerciali sono uno “strumento vitale” per combattere le minacce all’ecosistema e alla fauna selvatica nel mondo. Al momento sono oggetto di negoziazione tra gli Stati Uniti e vari partner commerciali due grandi accordi per il libero scambio: il Trans-Pacific Partnership (TPP) tra gli Stati Uniti e 11 paesi del Nord e Sud America e della regione dell’Asia Pacifica e il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) tra gli Stati Unicti e l’Unione Europea. “Due decenni fa, le disposizioni ambientali del NAFTA erano relegate a un accordo collaterale, con un unico obbligo da rispettare e cioè quello di “applicare efficacemente le proprio leggi in materia ambientale”, scrive Froman riferendosi all’Accordo nordamericano per il Libero Scambio tra gli Stati Uniti, il Messico e il Canada. “Al contrario, gli accordi commerciali più recenti contengono impegni ambientali dettagliati e applicabili. Questi impegni sono soggetti alle stesse procedure di&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esperti-mettono-in-dubbio-laffermazione-della-casa-bianca-secondo-cui-i-nuovi-accordi-di-libero-scambio-prevedono-delle-forti-tutele-ambientali/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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