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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>La Cina ha davvero vietato il commercio dei pangolini?  Non proprio, dicono gli esperti</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/07/la-cina-ha-davvero-vietato-il-commercio-dei-pangolini-non-proprio-dicono-esperti/</link>
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		<pubDate>14 Lug 2020 10:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elizabeth Claire Alberts]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Animali, Conservazione, Fauna selvatica, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Secondo una  recente dichiarazione, in Cina è stato vietato l’uso di squame di pangolino nella medicina tradizionale. Tuttavia, alcuni investigatori sollevano dubbi a riguardo dopo aver scoperto che le squame di pangolino rientrano ancora negli ingredienti di diversi farmaci catalogati nella farmacopea cinese del 2020.<br />- Almeno otto dei farmaci brevettati nell’elenco contengono squame di pangolino, tra questi una pastiglia per la circolazione del sangue e un rimedio per il dolore addominale.<br />- Gli esperti spiegano che le squame di pangolino sono ancora legalmente commercializzate in Cina per via di una deroga nella Legge nazionale sulla protezione della fauna selvatica che permette in circostanze speciali il commercio di specie protette.<br />- Si nutrono inoltre preoccupazioni su come verranno utilizzate e gestite le rimanenti scorte di squame per evitarne il riciclaggio illegale.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[All’inizio di giugno è stato ampiamente riportato che il Governo cinese ha vietato l’uso di squame di pangolino nella medicina tradizionale cinese (TCM Traditional Chinese Medicine), e che tutte le specie di pangolino rientrano ora nel più alto livello di protezione in Cina. La notizia è finita sulle prime pagine di tutto il mondo, e gli ambientalisti hanno accolto la decisione come un passo positivo verso lo stop del commercio illegale di pangolini. Alcuni esperti però avvertono che si tratta di una celebrazione prematura. Un team della Environmental Investigation Agency (EIA) ha recentemente ottenuto una copia della farmacopea cinese 2020 , un testo di riferimento per i professionisti della TCM, e ha scoperto che, mentre le squame di pangolino erano state rimosse dall’elenco delle materie prime, rientravano ancora però nell’elenco degli ingredienti principali di numerosi farmaci brevettati. La copertina dell’edizione 2020 della farmacopea della medicina tradizionale cinese. Immagine di EIA. “Non siamo rimasti sorpresi dallo scoprire che le squame di pangolino erano ancora presenti nella farmacopea del 2020,” ha detto a Mongabay Chris Hamley, attivista per i pangolini presso l’EIA. “In realtà, dopo che la notizia ha iniziato a comparire sui media internazionali il 9 giugno, abbiamo subito messo in guardia che l’ampiamente pubblicizzata nuova tutela dei pangolini in Cina potesse non significare un divieto totale sul loro uso nella medicina tradizionale cinese. Era già successo in precedenza con le ossa di leopardo e la bile d’orso &#8211; entrambi rimossi come ingrediente principale ma ancora presenti come ingrediente nelle composizioni&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/07/la-cina-ha-davvero-vietato-il-commercio-dei-pangolini-non-proprio-dicono-esperti/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>La visione dal collo di bottiglia: la natura è pronta per un grande ritorno?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/</link>
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		<pubDate>05 Apr 2019 12:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jeremy Hance]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Aree protette, Biodiversità, Cambiamento climatico, Conservazione, Deforestazione, Foreste, Foreste tropicali, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una nuova teoria, “Dal Collo di Bottiglia alla Ripresa”, assume come l’urbanizzazione, unita a una riduzione della fertilità e alla fine della povertà estrema, potrebbero dare origine a un mondo molto più verde di quello che abbiamo ereditato.<br />- Gli scienziati dietro questa teoria sono del parere che la conservazione debba continuare a occuparsi di specie e luoghi mentre le nazioni si fanno strada attraverso un declino più rigido.<br />- Se il trend attuale dovesse persistere, la popolazione globale potrebbe continuare il fenomeno di urbanizzazione e nel contempo calare drasticamente nei prossimi duecento anni, trasformando la conservazione in ripristino.<br />- Questo post è parte di “Salvare la Vita sulla Terra: Parole sulla Natura”, una rubrica mensile tenuta da Jeremy Hance, uno dei giornalisti originali di Mongabay.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Essendo giornalista ambientale, vengo ogni giorno bombardato da titoli di notizie quali “L’Apocalisse degli Insetti è arrivata”, oppure “Persa Metà della Biodiversità Globale.” La fine della natura, almeno per come la conoscevano le generazioni precedenti, appare maledettamente vicina. E se invece ciò a cui stiamo assistendo non sia un collasso di massa della biodiversità globale, quanto piuttosto un breve, benché triste, momento della storia geologica – un momento in cui la salute ambientale del pianeta appare un disastro, ma anche uno in cui, se sei abbastanza coraggioso da vederlo, sta per emergere il bagliore di un nuovo mondo migliore? Secondo il parere di alcuni scienziati esistono dei macro-schemi che conducono a un cambiamento nel mondo, impossibile per noi da comprendere oggi nel 2019. Tali schemi mostrano che se resistiamo, se i conservazionisti mantengono la loro posizione e si tengono forte, la natura potrebbe fare il suo più grande ritorno sulla scena nella storia dell’uomo. In accordo con uno studio recente pubblicato su Bioscience da tre scienziati, insieme alla Wildlife Conservation Society (WCS), la storia si trova al momento in un collo di bottiglia – tutto appare soffocante, stretto e claustrofobico – ma c’è della luce alla fine del tunnel. Ed è verde. &nbsp; La Teoria del Collo di Bottiglia e della Ripresa L’anno scorso, Eric Sanderson, responsabile di ecologia e conservazione per la WCS, Joseph Walston, vice presidente della conservazione sul campo e, John Robinson, vice presidente esecutivo di scienza e conservazione, pubblicarono un articolo ad accesso libero dal titolo&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>I primati della Cina a rischio di estinzione entro la fine di questo secolo</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/10/i-primati-della-cina-a-rischio-di-estinzione-entro-la-fine-di-questo-secolo/</link>
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		<pubDate>18 Ott 2018 11:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, Foreste, Primati, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In Cina sono presenti circa 25 specie di primati, di cui 15-18 contano meno di 3.000 individui sopravvissuti nello stato selvatico, secondo un nuovo studio.<br />- Negli ultimi due decenni, due specie di gibboni si sono estinte, mentre altre due specie contano meno di 30 individui nel Paese.<br />- I ricercatori avvertono che le distribuzioni di primati in Cina potrebbero ridursi dal 51 all'87% entro la fine di questo secolo.<br />- L'espansione dell'habitat adatto ai primati è fondamentale, affermano i ricercatori, così come la priorità di una rete di corridoi protetti in grado di collegare le sottopopolazioni isolate di primati.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[La maggior parte dei primati in Cina potrebbe scomparire entro la fine di questo secolo, avverte un nuovo studio. La Cina è il secondo Paese più ricco di primati in Asia, con 25 specie conosciute di primati non umani, tra cui lorisidi, macachi, entelli, scimmie dal naso camuso e gibboni. Dagli anni &#8217;50, tuttavia, le popolazioni di primati sono diminuite drasticamente, in gran parte a causa della rimozione di ampi tratti di foreste per fare spazio a terreni agricoli, piantagioni, industrie, strade, ferrovie, altre infrastrutture e all’urbanizzazione. In questo panorama in rapida evoluzione, i primati della Cina stanno lottando per sopravvivere. Circa l&#8217;80% dei primati cinesi sono attualmente elencati come minacciati (vulnerabili, in via di estinzione o in grave pericolo) nella Lista Rossa dell&#8217;IUCN, riferiscono i ricercatori nello studio Biodiversity and Conservation, che ha esaminato la situazione dei primati nel Paese. Delle 25 specie di primati, tra le 15 e le 18 contano meno di 3.000 individui sopravvissuti allo stato selvatico. Due specie di gibboni, il gibbone dalle guance bianche (Nomascus leucogenys) e il gibbone dalle mani bianche (Hylobates lar yunnanensis), sono scomparsi in Cina negli ultimi due decenni. Anche se le due specie di gibboni sono presenti in altre parti dell&#8217;Asia, la loro situazione è terribile: sono elencate come in pericolo (gibbone dalle mani bianche) o in grave pericolo (gibbone con le guance bianche) secondo la Lista Rossa IUCN. &#8220;Profili così pessimisti in realtà non mi hanno sorpreso &#8211; dato che sono cresciuto nelle campagne della Cina, sono impegnato&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/10/i-primati-della-cina-a-rischio-di-estinzione-entro-la-fine-di-questo-secolo/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Secondo una relazione, può esserci speranza per la rarissima &#8220;scimmia che starnutisce&#8221;</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/07/secondo-relazione-puo-esserci-speranza-la-rarissima-scimmia-starnutisce/</link>
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		<pubDate>23 Lug 2018 11:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, Mammiferi, Primati, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In una nuova relazione, i ricercatori hanno confermato la presenza di cinque sottopopolazioni dell’estremamente raro rinopiteco del Myanmar: tre in Myanmar e due in Cina.<br />- L'abbattimento degli alberi, i progetti idroelettrici proposti, la costruzione di strade e la caccia continuano a minacciare la specie.<br />- Secondo i ricercatori, tuttavia, la creazione di due nuove aree protette per salvaguardare l'habitat delle scimmie, uno in Myanmar e uno in Cina, come pure una migliore collaborazione transfrontaliera tra i due paesi sta contribuendo a ridurre il rischio di estinzione della specie.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Otto anni fa, i ricercatori hanno descritto una nuova specie di scimmia sulla base di un singolo esemplare morto — un animale che era stato cacciato in una foresta lontana e di montagna nello Stato nordorientale del Kachin, in Myanmar, e stava per essere mangiato. Secondo i cacciatori, il primate, conosciuto in loco come mey nwoah, o &#8220;scimmia dal naso all&#8217;insù&#8221;, sembrava &#8220;starnutire&#8221; quando la pioggia gli cadeva sul naso rivolto all&#8217;insù. I ricercatori l&#8217;hanno denominato rinopiteco del Myanmar (Rhinopithecus strykeri) e lo chiamano affettuosamente &#8220;snubby&#8221; (NdT: &#8220;dal naso all&#8217;insù&#8221;). Alla fine, gli scienziati hanno trovato e fotografato una manciata di popolazioni di &#8220;snubby&#8221; nelle colline coperte da foreste che si trovano a cavallo del confine tra Myanmar e Cina. Secondo una nuova relazione che valuta lo stato di conservazione della specie, queste popolazioni sono attualmente minacciate dalla perdita di habitat, dalla caccia e dal commercio di animali selvatici. Tuttavia, nella relazione si dichiara che i continui sforzi per tutelare la specie potrebbero renderne migliore il destino. La relazione è stata pubblicata dall&#8217;organizzazione ambientalista Fauna &amp; Flora International (FFI) con sede nel Regno Unito, dalla Dali University in Cina e dal Deutsches Primatenzentrum, centro tedesco per i primati. Femmina di rinopiteco del Myanmar. Immagine di Dong Shaohua. Cinque sottopopolazioni note In tutto, i ricercatori hanno confermato la presenza di cinque sottopopolazioni di questa specie estremamente rara, sulla base di avvistamenti diretti o di fotografie scattate con trappole fotografiche. Tre di queste sottopopolazioni sono in Myanmar, mentre due si trovano in&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/07/secondo-relazione-puo-esserci-speranza-la-rarissima-scimmia-starnutisce/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Nuove mappe mostrano la pesca industriale praticata in oltre metà degli oceani</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/03/nuove-mappe-mostrano-la-pesca-industriale-praticata-oltre-meta-degli-oceani/</link>
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		<pubDate>29 Mar 2018 11:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Oceani, e Pesce]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- I ricercatori, rovistando tra miliardi di informazioni raccolte da satelliti che effettuano il monitoraggio delle navi, hanno scoperto che, solamente nel 2016, i pescherecci industriali hanno pescato in oltre il 55 per cento degli oceani, cioè più di 200 milioni di chilometri quadrati.<br />- Se la maggior parte dei Paesi pesca all’interno della propria zona economica esclusiva, cinque nazioni (Cina, Spagna, Taiwan, Giappone e Corea del Sud) sono invece responsabili di oltre l’85 per cento della pesca rilevata in mare aperto.<br />- La mappatura dei pescherecci ha inoltre mostrato come la pesca globale segua un andamento fortemente collegato ai periodi di vacanza e di chiusura della pesca.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Secondo uno studio pubblicato recentemente su Science, la pesca industriale viene effettuata in oltre il 55 per cento degli oceani. La pesca è di importanza vitale per la sicurezza alimentare e il sostentamento in tutto il mondo, tuttavia l’estensione della pesca industriale è rimasta per lo più sconosciuta. Oggi, un gruppo di ricercatori ha tentato di risolvere il problema utilizzando l’AIS (Automatic Identification System), un sistema automatico di monitoraggio delle navi, inizialmente pensato per prevenire gli incidenti navali, che utilizza ricevitori satellitari e terrestri per monitorare la posizione di una nave. Per vedere dove e quando si pesca, i ricercatori hanno monitorato 77 mila navi industriali, di cui oltre il 75 per cento navi commerciali di grandi dimensioni e utilizzato 22 miliardi di posizioni AIS, registrate tra il 2012 e il 2016. “È stato uno sforzo enorme organizzare ed esaminare i dati AIS, per poi costruire complessi algoritmi di machine learning,” ha spiegato David Kroodsma, autore principale dello studio e direttore Ricerca e Sviluppo presso il Global Fishing Watch, un’organizzazione no-profit congiunta sostenuta da Oceana, SkyTruth e Google. “Global Fishing Watch e i nostri partner hanno lavorato a questo progetto per diversi anni.” Nave per la pesca a strascico dei gamberetti al largo di Galveston, Texas, agosto 1986. Foto di Robert K. Brigham/NOAA (via Flickr CC BY-SA 2.0). Il risultato sono delle mappe globali che hanno rivelato come, solamente nel 2016, i pescherecci industriali abbiano operato in oltre il 55 per cento degli oceani, cioè in più di 200 milioni&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/03/nuove-mappe-mostrano-la-pesca-industriale-praticata-oltre-meta-degli-oceani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>In aumento le grandi scimmie negli spettacoli circensi asiatici: si tratta di traffico illegale</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/11/aumento-le-grandi-scimmie-negli-spettacoli-circensi-asiatici-si-tratta-traffico-illegale/</link>
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		<pubDate>09 Nov 2017 15:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Millie Kerr]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Asia, Cina, e Tailandia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Primati, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Gli zoo asiatici, i circhi e i parchi safari stanno montando produzioni su larga scala con grandi scimmie in costume, che ballano o pattinano sui roller. Le indagini mostrano che quasi tutti questi primati addestrati non sono stati allevati in cattività, ma illegalmente venduti da Africa ed Indonesia, con destinazione Cina, Thailandia e altri paesi dell'Asia.<br />- Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha stimato che il traffico illegale possa aver sottratto dall'ambiente naturale fino a 22 218 grandi scimmie tra il 2005 e il 2011. Si stima che un 64 percento fossero scimpanzè, mentre si pensa che il 56 percento di grandi scimmie sequestrate delle autorità siano oranghi.<br />- Le giovani scimmie allo stato brado sono traumatizzate dalla loro cattura e molte sono morte lungo la trafila o con i loro "padroni finali" da cui spesso venivano trattate malamente. Le giovani grandi scimmie addestrate in cattività diventano progressivamente ingestibili con il passare degli anni e molte sono "congedate" in strette gabbie, solitarie o semplicemente spariscono.<br />- Gli arresti per traffico sono rari. L'UNEP ha registrato 27 arresti in Africa ed Asia tra il 2005 e il 2011, durante quel periodo sono stati documentati più di 1800 casi di traffico di grandi scimmie e molti di più sono passati inosservati. Si sta pensando a delle soluzioni, ma se si vogliono salvare le grandi scimmie il tempo sta per scadere.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Oranghi fanno pugilato al Safari World di Bangkok, Thailandia. Video per gentile concessione di PEGAS &nbsp; Dopo 146 anni di attività, Ringling Bros. e Barnum &amp; Bailey stanno chiudendo il proprio circo, citando la diminuzione delle vendite dei biglietti. &#8220;Il declino degli affari riflette un sentimento crescente tra gli americani che gli spettacoli circensi implichino trattamenti inappropriati, se non disumani, sugli animali”, ha detto Julia Gallucci, una primatologa che lavora con People for the Ethical Treatment of Animals (PETA). Questo sentimento, tuttavia, non è presente in molte parti dell&#8217;Asia, dove certi paesi stanno assistendo ad un aumento dei circhi e di altre forme di intrattenimento basate sugli animali. Un numero crescente di zoo asiatici e parchi safari stanno montando produzioni su larga scala dove figurano le grandi scimmie, con giovani scimpanzè ed oranghi frequentemente obbligati a posare con i visitatori in costumi ridicoli o &#8220;scimmiottare&#8221; i comportamenti umani, danzando o ad andando sui roller per divertire il pubblico. Al contrario, Ringling ha messo fine alle performance delle grandi scimmie all&#8217;inizio degli anni &#8217;90. Le tecniche di addestramento e le condizioni di cattività in questi zoo e parchi asiatici stanno destando grande preoccupazione riguardo al benessere degli animali: il traffico illegale è solito procurare grandi scimmie in via di estinzione per l&#8217;intrattenimento in Asia e per gli ambientalisti è da bollino rosso. Il Shanghai Wild Animal Park in Cina. Foto per gentile concessione di una ONG che ha chiesto di rimanere anonima Liberi, non allevati in cattività In teoria, gli zoo&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/11/aumento-le-grandi-scimmie-negli-spettacoli-circensi-asiatici-si-tratta-traffico-illegale/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le 10 migliori BUONE notizie sull’ambiente del 2016</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/</link>
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		<pubDate>20 Gen 2017 15:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Africa, America meridionale, Antartico, Artico, Asia, Asia sud-orientale, Borneo, Canada, Cina, Colombia, Guatemala, India, Indonesia, Malesia, Myanmar, Oceano Artico, Oceano Atlantico, Repubblica Democratica del Congo, e Stati Uniti]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, Foreste, Foreste tropicali, Oceani, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Alcune specie animali hanno mostrato segni di ripresa dopo anni di declino.<br />- Nel 2016 il mondo ha protetto seriamente i nostri oceani istituendo alcune delle più grandi aree marine protette mai create.<br />- Alcuni paesi hanno agito per chiudere il mercato interno di avorio, mentre dei ricercatori hanno individuato l’albero più alto del mondo.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Come sempre, Mongabay ha trattato diverse storie sull’ambiente quest’anno. Mentre alcune specie si sono estinte, ne sono state scoperte parecchie nuove. Alcune foreste sono state distrutte, ma altre sono state ripristinate. Proponiamo qui di seguito alcune delle notizie “più felici” del 2016 (in nessun ordine particolare), dall’istituzione di vasti parchi marini e specie animali in ripresa dopo anni di declino, a una riserva per i primati più grandi del pianeta e maggiori restrizioni per il traffico di fauna selvatica. 1. In ripresa animali quasi estinti Per alcuni animali il 2016 è stato un buon anno. Ad esempio, per l’urocione delle Channel Islands, in California. Ad agosto lo United States Fish and Wildlife Service statunitense ha proposto di rimuovere dalla Federal List of Threatened and Endangered Wildlife tre sottospecie di urocione delle Channel Islands che si trovano sulle isole di San Miguel, Santa Rosa e Santa Cruz. Secondo lo USFWS, questo è stato il più rapido recupero di una specie di mammiferi nella storia dell’Endangered Species Act, ottenuto grazie a un vigoroso piano di recupero. Un’altra specie della California, la rana della Sierra Nevada dalle zampe gialle, ha mostrato veloci segni di ripresa. Un tempo prossime all’estinzione, secondo uno studio recente il numero di queste rane sembra essere settuplicato negli ultimi 20 anni. Quest’anno l’efficacia delle misure di conservazione si è rivelata anche nel miglioramento dello stato di conservazione di specie come il panda gigante, l’antilope tibetana, il wallaby dalle briglie e il ratto dei nidi intrecciati maggiore. Il panda gigante,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/01/le-10-migliori-buone-notizie-sullambiente-del-2016/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Nella smania al bracconaggio dei rinoceronti, giorni bui aspettano la società sudafricana</title>
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		<pubDate>18 Gen 2016 12:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mic Smith]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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		    	<description><![CDATA[<p>Un rinoceronte bianco si riposa nel Parco Nazionale Kruger, Sud Africa, epicentro dell’ondata di bracconaggio. Foto di: Rhett A.Butler. Due rinoceronti adulti e un cuccioli sono stesi sotto un albero a 50 metri dalla strada. È una bella visione per me nel caldo di mezzogiorno del Parco Nazionale Kruger in Sud Africa – la seconda [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2016/01/nella-smania-al-bracconaggio-dei-rinoceronti-giorni-bui-aspettano-la-societa-sudafricana/" data-wpel-link="internal">Nella smania al bracconaggio dei rinoceronti, giorni bui aspettano la società sudafricana</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Un rinoceronte bianco si riposa nel Parco Nazionale Kruger, Sud Africa, epicentro dell’ondata di bracconaggio. Foto di: Rhett A.Butler. Due rinoceronti adulti e un cuccioli sono stesi sotto un albero a 50 metri dalla strada. È una bella visione per me nel caldo di mezzogiorno del Parco Nazionale Kruger in Sud Africa – la seconda in due giorni. Sull’orizzonte a est dietro le loro figure dormienti si staglia una linea blu scuro; sono i monti Lebombo che segnano il confine tra Sud Africa e Mozambico. Queste micidiali colline producono squadre di cacciatori di frodo provenienti dal Mozambico più rapidamente di quanto impieghino le squadre antibracconaggio del parco a prenderle. Le squadre vengono formate da tutti quei poveri mozambicani che aspettano in fila il denaro proveniente dal commercio del corno di rinoceronte il quale arriva dalle organizzazioni internazionali con sede soprattutto in Vietnam e Cina. Molti cacciatori si stanno probabilmente muovendo lì per entrare questa notte. Ma i nemici dei rinoceronti non arrivano solo da est. Molti arrivano anche dai villaggi sudafricani sul confine occidentale del parco Kruger. SANParks, l’agenzia dei parchi nazionali del Sud Africa, ritiene che circa 15 gruppi di cacciatori di rinoceronti operino ogni notte all’interno del Kruger. C’è stata la luna piena quindi la caccia è stata frenetica. Gli occhi dei Lebombo guardano. Le orecchie dei rinoceronti scattano per ogni mosca. L’adulto femmina è in piedi. La sagoma del suo corno si staglia dalla foschia di colore giallino. Cammina, girandosi avanti e indietro come un cane per&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/01/nella-smania-al-bracconaggio-dei-rinoceronti-giorni-bui-aspettano-la-societa-sudafricana/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Focene vaquita ridotte a meno di 100 esemplari, agenti messicani sparano a un pescatore nella nuova area protetta</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/11/focene-vaquita-ridotte-a-meno-di-100-esemplari-agenti-messicani-sparano-a-un-pescatore-nella-nuova-area-protetta-dup/</link>
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		<pubDate>19 Nov 2015 12:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Kessler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Archivio, In primo piano, Oceani, e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>2008, un pescatore tira a bordo una focena vaquita, specie in pericolo critico, impigliatasi accidentalmente nella sua rete. Questi animali sono a rischio estinzione perché rimangono intrappolati nelle attrezzature da pesca. Foto di Omar Vidal. Con meno di 100 esemplari ancora in vita e in rapido calo, la focena vaquita è a un colpo di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/11/focene-vaquita-ridotte-a-meno-di-100-esemplari-agenti-messicani-sparano-a-un-pescatore-nella-nuova-area-protetta-dup/" data-wpel-link="internal">Focene vaquita ridotte a meno di 100 esemplari, agenti messicani sparano a un pescatore nella nuova area protetta</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[2008, un pescatore tira a bordo una focena vaquita, specie in pericolo critico, impigliatasi accidentalmente nella sua rete. Questi animali sono a rischio estinzione perché rimangono intrappolati nelle attrezzature da pesca. Foto di Omar Vidal. Con meno di 100 esemplari ancora in vita e in rapido calo, la focena vaquita è a un colpo di pinna dallʼestinzione. Ad aprile, allertato dagli scienziati per il più drastico crollo della storia che la popolazione di vaquite aveva appena subito, il governo messicano ha annunciato un divieto straordinario di due anni per la pesca con reti da posta in tutto il territorio della focena, la parte superiore del Golfo di California. Dietro il crollo del numero delle focene cʼè la corsa frenetica alla ricerca unʼaltra specie in pericolo critico, il totoaba. La vaquita (Phocoena sinus), specie in pericolo critico, è tra i mammiferi più a rischio del pianeta: con meno di cinque piedi di lunghezza e fino a 120 libbre di peso, questo animale è il più piccolo cetaceo al mondo e occupa lʼhabitat più ristretto in assoluto. Lʼintera popolazione vive quasi tutta nelle 1.500 miglia quadrate della parte più settentrionale del Golfo di California, in una regione che vive di pesca. Molto spesso le vaquite si mostrano alla vista dellʼuomo soltanto morte, dopo essere rimaste fatalmente intrappolate nelle reti da posta. Le attrezzature da pesca, infatti, sono state individuate da anni come la maggiore minaccia per la sopravvivenza della focena. Rara immagine del 2008 di una vaquita viva. Foto di Thomas A.&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/11/focene-vaquita-ridotte-a-meno-di-100-esemplari-agenti-messicani-sparano-a-un-pescatore-nella-nuova-area-protetta-dup/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Gli esemplari delle focene Vaquita sono scesi “a meno di 100”, gli agenti messicani sparano ai pescatori mentre rafforzano la nuova area protetta</title>
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		<pubDate>07 Ott 2015 11:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Kessler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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		    	<description><![CDATA[<p>Un pescatore tira su una focena vaquita gravemente in pericolo accidentalmente impigliatasi nella sua rete nel 2008. Impigliarsi nell’attrezzatura da pesca sta minacciando l’estinzione della specie. Foto di: Omar Vidal. Con meno di 100 individui vivi e il cui numero sta scendendo velocemente, la focena vaquita è solo ad un colpo di coda dall’estinzione. Ad [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esemplari-delle-focene-vaquita-sono-scesi-a-meno-di-100-gli-agenti-messicani-sparano-ai-pescatori-mentre-rafforzano-la-nuova-area-protetta/" data-wpel-link="internal">Gli esemplari delle focene Vaquita sono scesi “a meno di 100”, gli agenti messicani sparano ai pescatori mentre rafforzano la nuova area protetta</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
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						<content:encoded><![CDATA[Un pescatore tira su una focena vaquita gravemente in pericolo accidentalmente impigliatasi nella sua rete nel 2008. Impigliarsi nell’attrezzatura da pesca sta minacciando l’estinzione della specie. Foto di: Omar Vidal. Con meno di 100 individui vivi e il cui numero sta scendendo velocemente, la focena vaquita è solo ad un colpo di coda dall’estinzione. Ad aprile, allertato dagli scienziati che il numero della popolazione delle vaquita aveva da poco subito il suo calo più grande, il governo messicano ha annunciato un divieto di emergenza di due anni sulle reti da pesca da imbrocco nel principale habitat delle vaquita nella parte settentrionale del Golfo della California. Una corsa frenetica al pesce per un’altra specie gravemente in pericolo, il totoaba, è dietro il crollo del numero delle focene. La vaquita (Phocoena sinus), gravemente in pericolo, è tra i mammiferi più in pericolo al mondo. Lunga poco meno di un metro e mezzo e con un peso fino a 55 chili, è il cetaceo più piccolo al mondo ed occupa uno spazio molto piccolo. Quasi l’intera popolazione vive in 1.500 miglia quadrate nella zona più settentrionale del Golfo della California – una regione dove la pesca è il sostegno economico. Molto spesso gli animali si rivelano all’occhio umano solo quando vengono tirati su morti dopo essere fatalmente finiti nelle reti da pesca. Le reti da pesca sono state riconosciute da anni come la minaccia più grande per la sopravvivenza delle focene. Una rara foto di una vaquita viva nel 2008. Foto di: Thomas&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/gli-esemplari-delle-focene-vaquita-sono-scesi-a-meno-di-100-gli-agenti-messicani-sparano-ai-pescatori-mentre-rafforzano-la-nuova-area-protetta/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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