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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>Dati satellitari forniscono nuove informazioni sulle cause della perdita di foresta amazzonica</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2022/07/dati-satellitari-forniscono-nuove-informazioni-sulle-cause-della-perdita-di-foresta-amazzonica/</link>
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		<pubDate>07 Lug 2022 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maxwell Radwin]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Amazzonia e America Latina]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Ambiente, Aree protette, Conservazione, Deforestazione, Distruzione delle foreste pluviali, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Adesso le immagini satellitari dell’Amazzonia riescono a distinguere, per la prima volta, i diversi fattori che contribuiscono alla perdita di foresta.<br />- I rilevamenti satellitari mostrano che lo scorso anno nell’Amazzonia brasiliana sono stati deforestati circa 1,1 milioni di ettari, la perdita più elevata dal 2017.<br />- Nelle regioni amazzoniche del Perù e della Colombia la deforestazione è stata importante, ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Una nuova analisi di dati satellitari sull’Amazzonia, pubblicata alla fine di maggio, fornisce l’indagine più dettagliata mai realizzata sulla deforestazione in questa zona, anno per anno, mostrando esattamente dove e perché la foresta pluviale viene distrutta in Brasile, Bolivia, Perù e Colombia. Il rapporto dell’organizzazione non governativa Amazon Conservation, che è possibile visualizzare sulla piattaforma Global Forest Watch del World Resources Institute, ha osservato i dati satellitari provenienti dall’università del Maryland. Un loro recente aggiornamento ha consentito di distinguere, per la prima volta, tra i diversi fattori che contribuiscono alla perdita di foresta amazzonica: i precedenti algoritmi non erano, infatti, in grado di farlo. Il rapporto fa parte del Monitoring of the Andean Amazon Project (MAAP) portato avanti da Amazon Conservation. I dati satellitari consentono, adesso, di rivelare la differenza tra incendi forestali e altre forme di perdita di foresta: un aspetto fondamentale per gli ambientalisti che cercano di capire dove la foresta è maggiormente colpita. Gli incendi non sempre sono una forma di deforestazione: entrambi contribuiscono a ciò che gli ambientalisti chiamano “perdita di foresta”, ma in modo diverso. In molti casi, infatti, gli incendi degradano soltanto la foresta, perché gli alberi rimangono ancora in piedi e possono persino essere recuperati. “Questi dettagli consentono di osservare la deforestazione effettiva,” ha detto a Mongabay Matt Finer, ricercatore senior di Amazon Conservation. “Precisamente, stiamo comprendendo meglio le attività che avvengono in Amazzonia,” ha aggiunto. “Penso proprio che questo possa indicarci dove concentrare le politiche contro la deforestazione nell’intera Amazzonia.” In passato,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2022/07/dati-satellitari-forniscono-nuove-informazioni-sulle-cause-della-perdita-di-foresta-amazzonica/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>500 anni di perdite di specie: gli esseri umani sono la causa della defaunazione nella regione neotropicale</title>
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		<pubDate>19 Ott 2020 14:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elizabeth Claire Alberts]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Animali, Deforestazione, Fauna selvatica, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un nuovo studio indica che le attività umane, come la caccia eccessiva, la perdita di habitat e gli incendi, hanno contribuito a far calare di più del 56% le specie nei gruppi di mammiferi nei tropici americani.<br />- Lo studio si è basato su inventari di animali in più di 1000 siti di studio nella regione neotropicale, da studi pubblicati negli ultimi 30 o 40 anni, ma con dati che risalgono al tempo della colonizzazione europea dei tropici americani.<br />- Secondo lo studio, le zone paludose dell'Amazzonia e del Pantanal sono considerate relativamente intatte dal punto di vista della fauna, ma gli incendi che hanno avuto luogo recentemente in queste regioni potrebbero avere avuto effetti negativi sulla fauna selvatica e sugli habitat.<br />- I ricercatori sperano che le loro scoperte possano essere utili per sviluppare politiche di conservazione efficaci, come una migliore gestione e tutela delle aree protette esistenti e i tentativi di fermare il bracconaggio, la deforestazione e gli incendi.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un nuovo studio fornisce uno sguardo approfondito sull&#8217;impatto negativo delle attività umane sulla fauna selvatica della regione neotropicale delle Americhe negli ultimi 500 anni. Lo studio è stato pubblicato il 15 settembre nella rivista Nature Scientific Reports, e ha rilevato che dal 1500, all’incirca il periodo in cui è iniziata la colonizzazione europea, è stato perso più del 56% delle specie nei gruppi di mammiferi coesistenti nella regione neotropicale. Le perdite più importanti sono state riscontrate nelle specie di ungulati, come il tapiro del Sudamerica (Tapirus terrestris) e il pecari labiato (Tayassu pecari). Pecari labiato. Immagine di Bernard Dupont / Wikipedia Commons. Secondo lo studio, gli essere umani sono in gran parte i responsabili di questa vasta perdita di fauna selvatica, o defaunazione, a causa di caccia eccessiva, perdita di habitat, incendi dolosi o colposi e l&#8217;introduzione di specie invasive e di malattie. Secondo il coautore dello studio Carlos Peres, professore di ecologia di conservazione tropicale presso la University of East Anglia (UEA) nel Regno Unito, se la fauna selvatica e gli habitat sono costantemente in declino dal XVI secolo, le perdite si sono aggravate negli ultimi 50 anni. &#8220;Abbiamo avuto un grande aumento della perdita di habitat, che coincide più o meno con il momento in cui è stata costruita la prima grande strada che permette di raggiungere l&#8217;Amazzonia dal resto del Brasile&#8221;, ha riferito Peres a Mongabay. &#8220;Come sappiamo, l&#8217;Amazzonia è stata isolata dal resto del Brasile fino al 1971, quindi si tratta di un punto di riferimento&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/10/500-anni-di-perdite-di-specie-gli-esseri-umani-sono-la-causa-della-defaunazione-nella-regione-neotropicale/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Indigeni brasiliani particolarmente colpiti dal COVID-19: come mai così vulnerabili?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/08/indigeni-brasiliani-particolarmente-colpiti-dal-covid-19-come-mai-cosi-vulnerabili/</link>
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		<pubDate>10 Ago 2020 13:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sue Branford]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Conservazione, Distruzione delle foreste pluviali, e Foresta pluviale amazzonica]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Nell’Amazzonia brasiliana almeno 78 popolazioni indigene sono state contagiate dal COVID-19, con 3.662 individui positivi e 249 vittime tra 45 di queste. Mancano dati dettagliati sulle rimanenti 33. Gli esperti ritengono che la povertà, la bassa resistenza alle malattie occidentali e la mancanza di strutture mediche siano alla base di tale vulnerabilità.<br />- Il Coordinamento di Organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana (COIAB), che ha raccolto e annotato questi dati, sospetta che non tutti i casi e i decessi vengano riportati. Molti capi e i membri più anziani continuano a morire tra le popolazioni indigene, tra cui gli anziani dei popoli Munduruku, Kayapó, Arara, Macuxi, e Tuyuka.<br />- Il COVID-19 è riuscito a penetrare nel bacino del fiume Xingu, una vasta area a Sud del Rio delle Amazzoni negli stati del Parà e del Mato Grosso. Qui vive il popolo degli Arara, che negli anni ’80 del Novecento è stato devastato da malattia e violenza. Oggi, quasi la metà dei 121 sopravvissuti è risultata positiva al coronavirus.<br />- Dei 1.818 Xicrin che vivono nel Parà sudoccidentale, 270 (il 15%) sono risultati positivi, con 7 morti. I ricercatori ipotizzano che un tasso così alto di contagi e di decessi (più alto di quello generale degli abitanti del Brasile e persino di altri gruppi di indigeni) potrebbe essere dovuto a una salute di base già resa fragile da acque presumibilmente contaminate da una miniera di nichel della multinazionale Vale.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il coronavirus continua la sua diffusione letale in il Brasile con 1,1 milioni di casi confermati e 52.725 decessi al 24 giugno. Il Brasile è diventato il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, ad aver fatto registrare più di 50.000 morti, mentre i governanti sminuiscono una crisi sempre più grave. Come anticipato, le comunità indigene mostrano di possedere una particolare vulnerabilità al virus, nonostante la lontana Amazzonia non abbia ancora subìto appieno l’impatto della pandemia. Il Coordinamento di Organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana (COIAB) sostiene che, secondo informazioni attendibili, 78 popolazioni indigene sono state infettate dal virus nell’Amazzonia brasiliana e che, tra 45 di queste, 3.662 individui abbiano contratto il virus e 249 siano deceduti. Per quanto riguarda le rimanenti 33 popolazioni, il COIAB ammette di non possedere dati affidabili. Inoltre, il COIAB teme che il bilancio totale sia molto più elevato di quello suggerito da questi numeri, poiché molti casi non vengono riportati. Arnold Schwarzenegger and José Carlos Ferreira, un capo della popolazione Arara. Immagine gentilmente concessa da Globo. Numerosi capi indigeni vittime della pandemia Come Mongabay ha già riportato il 9 giugno, un numero spropositato di capi indigeni sta cadendo vittima della pandemia (al 7 giugno sono morti nove anziani del popolo Munduruku). Da allora, molti altri capi di popolazioni remote hanno perso la vita. Tra questi, c’è Paulo Paiakan, 66 anni, appartenente alla popolazione Kayapò del Parà meridionale. Paiakan ha svolto un ruolo importante a livello nazionale per il riconoscimento dei diritti indigeni nella Costituzione del 1988, redatta&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/08/indigeni-brasiliani-particolarmente-colpiti-dal-covid-19-come-mai-cosi-vulnerabili/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Deforestazione alle stelle nella foresta amazzonica</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/08/deforestazione-alle-stelle-nella-foresta-amazzonica/</link>
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		<pubDate>03 Ago 2018 15:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Deforestazione, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Secondo Imazon, nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione sta dilagando.<br />- I dati di Imazon mostrano che a giugno 2018 la deforestazione ha toccato i 1.169 chilometri quadrati, il livello più elevato mai raggiunto da quando la ONG ha iniziato a effettuare rilevamenti mensili nel 2007.<br />- Sebbene i dati mensili raccolti da sistemi monitoraggio a breve termine siano, come è noto, variabili, la cifra di giugno arriva immediatamente dopo i 643 chilometri quadrati di perdita di foresta di maggio.<br />- Gli scienziati segnalano che il Brasile, dopo un calo storico nella deforestazione, sta invertendo la rotta.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[I dati raccolti da un gruppo che monitora la foresta brasiliana indicano un’impennata della deforestazione nella foresta pluviale più vasta del pianeta, con un tasso di deforestazione che a giugno ha toccato il livello più alto da quando sono iniziati i rilevamenti mensili, nel 2007. Imazon, una ONG che monitora in maniera indipendente l’andamento della foresta in Brasile, l’ultima settimana di luglio ha pubblicato la sua segnalazione mensile sulla deforestazione, che fissa la perdita forestale di giugno in Amazzonia a 1.169 chilometri quadrati, un’area vasta quanto la città metropolitana di Napoli. Rispetto a giugno dello scorso anno, questa cifra rappresenta un aumento del 108 percento e supera il precedente record di 1.112 chilometri quadrati registrato nel settembre 2007. Sebbene i dati mensili raccolti da sistemi monitoraggio a breve termine siano, come è noto, variabili, la cifra di giugno arriva immediatamente dopo i 643 chilometri quadrati di perdita forestale di maggio, che già aveva rappresentato la perdita più alta da giugno 2016, così come la segnalazione, da parte degli scienziati che la decisione del governo brasiliano di combattere la deforestazione sta vacillando. Da quando è salito al potere, dopo l’impeachment della Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff nell’agosto 2016, Michel Temer ha portato avanti un programma che, secondo gli ambientalisti, sta indebolendo l’impegno del paese nella protezione della foresta amazzonica. Per esempio, durante il Congresso, Temer e i suoi sostenitori hanno tagliato i fondi per il monitoraggio e per il rispetto ambientale e, di contro, hanno presentato una serie di leggi per&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/08/deforestazione-alle-stelle-nella-foresta-amazzonica/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Parco Nazionale Madidi, in Bolivia ospita la più grande varietà di vita terrestre, lo conferma uno studio</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/06/parco-nazionale-madidi-bolivia-ospita-la-piu-grande-varieta-vita-terrestre-lo-conferma-uno-studio/</link>
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		<pubDate>13 Giu 2018 11:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Anfibi, Animali, Aree protette, Buone notizie per l'ambiente, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, Foreste tropicali, Mammiferi, Pesce, Rettili, e Uccelli]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un’indagine biologica durata due anni e mezzo ha aggiunto 1382 specie e sottospecie di piante e animali alla lista di quelle già note ospitate dal Parco Nazionale Madidi, in Bolivia.<br />- Secondo il team di ricercatori 124 di queste non sarebbero mai state scoperte prima.<br />- L’organizzazione che ha condotto lo studio (WCS) ritiene che l’area di 18.958 chilometri quadrati in cui si estende il parco sia la zona protetta con maggiore biodiversità della terra.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Una spedizione attraverso le foreste pluviali, le montagne e le praterie del Parco Nazionale Madidi in Bolivia, ha permesso che si scoprisse l’esistenza di molte specie precedentemente sconosciute nel parco. Di queste, molte potrebbero essere del tutto nuove alla scienza. Lo studio, durato due anni e mezzo e rinominato “Identidad Madidi”, si è concluso a fine Novembre sui versanti di Chaupi Orco, una montagna al confine tra Bolivia e Perù. La Wildlife Conservation Society (WCS), una ONG, ritiene che questi risultati facciano di Madidi “l’area protetta con la maggior concentrazione di biodiversità sulla terra” e che siano fondamentali per mantenere intatto l’ecosistema del parco, come affermato da Robert Wallace in una dichiarazione ufficiale. “L’enorme quantità di immagini e di dati che sono stati raccolti durante la spedizione ci fornirà delle informazioni fondamentali per proteggere questa meraviglia della natura per le generazioni future di boliviani e per il mondo intero”, ha aggiunto Wallace, che ha diretto lo studio. Una mappa del Parco Nazionale di Madidi, in Bolivia. Immagine fornita per gentile concessione di WCS. Le ricerche del team nei 18.958 chilometri quadrati ricoperti dal Parco Nazionale Madidi hanno permesso di aggiungere alla lista delle specie del parco quasi 1400 specie e sottospecie di piante e animali. Di queste, 200 non erano mai state registrate prima in Bolivia, e 124 potrebbero essere del tutto nuove alla scienza. Si tratta di specie e sottospecie di piante, farfalle, pesci, anfibi, rettili e mammiferi. Con questo nuovo catalogo di biodiversità il WCS ha ragione di&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/06/parco-nazionale-madidi-bolivia-ospita-la-piu-grande-varieta-vita-terrestre-lo-conferma-uno-studio/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Brasile: lo scorso anno in Amazzonia la deforestazione è aumentata del 29%</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/01/brasile-lo-scorso-anno-amazzonia-la-deforestazione-aumentata-del-29/</link>
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		<pubDate>04 Gen 2017 16:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rhett A. Butler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Deforestazione, Distruzione delle foreste pluviali, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Lo scorso anno la deforestazione all’interno della più grande foresta pluviale del pianeta è balzata al 29 per cento.<br />- Tra il 2015 e il 2016 la deforestazione ha raggiunto il tasso più alto dal 2008.<br />- Norme ambientali poco severe, condizioni di siccità e l’economia brasiliana possono essere alcuni dei fattori che hanno provocato l’aumento della perdita di foresta.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Lo scorso anno la deforestazione all’interno della più grande foresta pluviale del pianeta è balzata al 29 per cento: secondo il governo brasiliano, si tratta di un netto aumento rispetto al tasso di deforestazione storicamente basso che si era visto appena cinque anni fa e del livello più alto registrato in questa regione dal 2008. I numeri, pubblicati lunedì dall’Istituto nazionale brasiliano di ricerche spaziali (INPE), mostrano che tra agosto 2015 e luglio 2016 sono stati distrutti 7.989 chilometri quadrati di foresta pluviale. La perdita equivale a un’area pari a 135 volte Manhattan o ai due stati americani di Connecticut e Delaware messi insieme. I dati, ancora provvisori, suggeriscono che il tasso annuale di perdita di foresta primaria nell’Amazzonia brasiliana ha raggiunto il 75 per cento rispetto al valore del 2012, il più basso dal 1988, ovvero da quando avviene la registrazione annuale dei dati. La deforestazione dello scorso anno si è concentrata negli stati di Parà (38 per cento), Mato Grosso (19 per cento) e Rôndonia (17 per cento), dove si trova gran parte dell’allevamento bovino e della produzione di soia della regione. Ma l’incremento più rapido del tasso di deforestazione si è verificato in Amazonas, che contiene l’area di foresta primaria più estesa del Brasile. Deforestazione per Stato, 2010-2016. Le cifre della deforestazione per l’anno 2015-2016 saranno definitive tra qualche mese, dopo l’analisi manuale delle immagini del satellite NASA Landsat da parte dell’INPE. La notizia non ha destato stupore. Sono mesi che Imazon, una ONG brasiliana, e l’INPE&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/01/brasile-lo-scorso-anno-amazzonia-la-deforestazione-aumentata-del-29/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Diritti fondiari ai popoli indigeni dell’Amazzonia: un’analisi costi-benefici</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/12/diritti-fondiari-ai-popoli-indigeni-dellamazzonia-unanalisi-costi-benefici/</link>
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		<pubDate>12 Dic 2016 15:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Amazzonia, Bolivia, Brasile, Colombia, e Suramérica]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Cambiamento climatico, Foreste, Foreste pluviali, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Secondo lo studio, gli investimenti necessari ad assicurare i diritti fondiari alle comunità indigene sarebbero modesti ma potrebbero generare profitti di milioni di dollari in termini economici, ambientali e sociali: una manna non solo per le comunità locali ma anche per il clima di tutto pianeta.<br />- Lo studio rivela che, tra il 2000 e il 2012, il tasso annuo di deforestazione all’interno delle foreste i cui diritti di proprietà erano stati garantiti agli indigeni sono stati molto inferiori rispetto al tasso in aree esterne.<br />- Lo studio sostiene che “i benefici economici stimati per un periodo di 20 anni ammontano a: 54-119 miliardi di dollari per la Bolivia, 523-1.165 miliardi per il Brasile e 123-277 miliardi per la Colombia.”<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Rappresentanti delle popolazioni indigene di Africa, Asia e America Latina hanno preso parte ai negoziati sul clima di Parigi organizzati dalle Nazioni Unite lo scorso dicembre per presentare una ricerca secondo la quale dei territori nel Bacino dell’Amazzonia, nella repubblica Democratica del Congo (DRC), in Indonesia e nella regione mesoamericana, per tradizione appartenenti agli indigeni, contengono più del 20 per cento dell’anidride carbonica stoccata in superficie da tutte le foreste tropicali della Terra. I rappresentanti delle popolazioni indigene erano a Parigi per richiedere il titolo di proprietà a tutti gli effetti delle proprie terre e la fine della criminalizzazione degli attivisti indigeni, definendo le misure legali per tutelare i loro diritti sulle terre ancestrali come “la strada più conveniente verso le soluzioni ai negoziati sul clima.” Infatti, è stato dimostrato che assicurare agli indigeni e ad altre comunità locali i diritti legali di proprietà sulle foreste non solo contribuisce alla diminuzione della deforestazione e delle emissioni di anidride carbonica, ma può anche migliorare concretamente la capacità delle foreste di stoccare l’anidride carbonica stessa. I costi per concedere e mantenere il diritto di proprietà delle superfici forestali indigene sono stati poco studiati, e nemmeno sono stati confrontati con i benefici. Adesso però, per la prima volta, un nuovo studio del World Resources Institute (WRI) è riuscito a quantificare il valore economico che deriva dall’assicurare i diritti di proprietà fondiaria alle comunità che popolano e proteggono le foreste pluviali dell’Amazzonia. Secondo questo studio, garantire i diritti di proprietà fondiaria alle comunità indigene&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/12/diritti-fondiari-ai-popoli-indigeni-dellamazzonia-unanalisi-costi-benefici/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Il Brasile modifica il tasso di deforestazione dell’Amazzonia alzandolo del 6%</title>
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		<pubDate>03 Nov 2016 12:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rhett A. Butler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Deforestazione, Foreste, Foreste pluviali, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il governo brasiliano ha rivalutato le sue stime aumentando la porzione di foresta amazzonica distrutta lo scorso anno.<br />- I valori comunicati la scorsa settimana dall’Agenzia Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile (INPE) riportano una deforestazione di 6.207 chilometri quadrati di Amazzonia per l’anno terminato il 31 luglio 2015.<br />- Una rivalutazione al rialzo del tasso di deforestazione dell’anno precedente non è un fatto inusuale.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il governo brasiliano ha rivalutato le sue stime alzando la portata di foresta amazzonica distrutta lo scorso anno. I valori comunicati la scorsa settimana dall’ Agenzia Nazionale di Ricerca Spaziale del Brasile (INPE) riportano una deforestazione di 6.207 chilometri quadrati di Amazzonia per l’anno terminato il 31 luglio 2015. Questo dato rivela un aumento del 6,5% rispetto alla stima di 5.831 chilometri quadrati pubblicati lo scorso dicembre. Il valore, che indica la perdita annuale più alta registrata dal 2011 nell’Amazzonia brasiliana, non include il disboscamento in atto dal 1 agosto 2015. Altri sistemi di monitoraggio del livello di deforestazione, incluso un sistema separato quasi in tempo reale gestito dall’ INPE e dalla ONG brasiliana Imazon, indicano che c’è stato da allora un aumento repentino della distruzione delle foreste. La rivalutazione al rialzo del tasso di deforestazione dell’anno precedente non è inusuale. L’INPE effettua una rapida stima qualche mese dopo la fine della stagione secca in Amazzonia quando i satelliti riescono ad avere una visione più nitida della regione. Gli scienziati dell’INPE impiegano diversi mesi per realizzare analisi dettagliate delle immagini satellitari, per poi arrivare a ottenere una stima finale. I dati del 2016 dovrebbero essere pronti all’inizio di dicembre. Si ritiene che la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana sia in crescita dopo oltre un decennio di declino. Dietro quest’aumento del tasso di deforestazione potrebbero esserci fattori quali le condizioni di siccità dell’Amazzonia, una moneta debole brasiliana che rende le esportazioni agricole più vantaggiose e i tentativi della politica di ridurre le norme&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/11/brasile-modifica-tasso-deforestazione-dellamazzonia-alzandolo-del-6/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Scoperta dolorosa per un ricercatore: una rana capace di iniettare veleno tossico</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/08/scoperta-dolorosa-un-ricercatore-rana-capace-iniettare-veleno-tossico/</link>
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		<pubDate>10 Ago 2016 12:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Kolawole Talabi]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Anfibi, Animali, erpetologia, e Fauna selvatica]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Nella regione semiarida del Brasile nordorientale è stata descritta una specie di rana dotata di un meccanismo di difesa che prevede l’iniezione di veleno tossico.<br />- Carlos Jared, ricercatore brasiliano del Butantan Institute, ha fatto la scoperta per caso, dopo aver ricevuto una testata sulla mano da una raganella.<br />- Caratteristica distintiva e curiosa della morfologia della Corythomanthis greening è la somiglianza del teschio con un cactus spinoso.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Nella regione semiarida del Brasile nordorientale è stata descritta una specie di rana capace di difendersi iniettando veleno tossico nei predatori: una scoperta fatta per caso da Carlos Jared, ricercatore brasiliano del Butantan Institute, durante la raccolta di esemplari di Corythomantis greening, una raganella descritta più di un secolo fa dallo zoologo britannico George Boulenger, la cui biologia e storia naturale non erano ancora state studiate. Jared ha fatto la scoperta davvero per caso: dopo aver ricevuto una testata sulla mano da una raganella, ha sentito “un dolore al braccio che è durato all’incirca cinque ore.” Il ricercatore ha cominciato a studiare rane con un simile “casco di spine” nel 1987 quando, per la prima volta, ha visitato la Catinga brasiliana, un bioma molto secco che si estende per 800.000 chilometri quadrati. Nella fase preliminare della sua ricerca, Jared ha esaminato gli articoli scientifici scritti in passato sulla Corythomanthis greening, scoprendo che gli zoologi avevano già descritto il suo “casco,” la struttura ossea spinosa della loro testa a forma, appunto, di casco. “Il mio intento iniziale era studiare le strategie di adattamento degli anfibi in ambienti estremamente aridi, luoghi in cui questi animali normalmente non dovrebbero esistere,” ha raccontato Jared, “perciò [di recente] ho deciso di andare [di nuovo] in Caatinga per raccogliere degli esemplari di questi curiosi animali.” Scatto ravvicinato del paesaggio della Caatinga brasiliana. Foto di Carlos Jared. La sensazione di dolore avvertita al braccio ha fatto immediatamente sospettare allo scienziato una connessione con il comportamento delle rane,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/08/scoperta-dolorosa-un-ricercatore-rana-capace-iniettare-veleno-tossico/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa aspetta le foreste pluviali nel 2016? 10 aspetti da tenere sott&#8217;occhio</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/02/cosa-aspetta-le-foreste-pluviali-nel-2016-10-aspetti-da-tenere-sottocchio/</link>
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		<pubDate>22 Feb 2016 06:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rhett Butler]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Aree protette, Conservazione, Deforestazione, Foreste pluviali, e Verde]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Dai devastanti incendi forestali in Indonesia, l'approvazione ufficiale del REDD+ alle conferenze climatiche di Parigi e la fondazione di svariati parchi nazionali importanti, ce ne sono stati di motivi per i quali essere entusiasti nel 2015 per quanto riguarda il mondo delle foreste pluviali. Cosa ci aspetta nel 2016?<br />- Qui ci sono alcuni fattori che nel nuovo anno terremo d'occhio da vicino.<br />- Quali sono gli altri aspetti legati alle foreste pluviali da tenere d'occhio nel 2016? Aggiungi il tuo commento tramite la funzione commento qui sotto.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Dai devastanti incendi forestali in Indonesia, l&#8217;approvazione ufficiale del REDD+ alle conferenze climatiche di Parigi e la fondazione di svariati parchi nazionali importanti, ce ne sono stati di motivi per i quali essere entusiasti nel 2015 per quanto riguarda il mondo delle foreste pluviali. Cosa ci aspetta nel 2016? Qui ci sono alcuni fattori che nel nuovo anno terremo d&#8217;occhio da vicino. 1. El Niño Tipicamente El Niño causa delle significative siccità nel Sudest asiatico, nelle Amazzoni meridionali e occidentali e nelle regioni boreali, aumentando esponenzialmente il rischio di incendi forestali catastrofici appiccati dall&#8217;uomo. Con la forte presenza di el Niño dello scorso anno che si prevede continuerà anche nel 2016, l&#8217;Indonesia, il Brasile, la Russia e il Canada potrebbero sperimentare una rinascita di incendi forestali. L&#8217;Indonesia in particolare desta forte preoccupazione dato il danno causato dagli incendi di territori ricchi di torba della scorsa estate e autunno. Per un paio di mesi, le emissioni giornaliere date dagli incendi in Indonesia hanno superato le emissioni giornaliere dall&#8217;intera economia degli Stati Uniti. 2. Beni a basso costo Il prezzo della maggior parte dei beni ha continuato a scendere per gran parte del 2015,frenando gli investimenti nel campo dell&#8217;estrazione e delle esplorazioni energetiche. Mentre non c&#8217;è stata una chiara indicazione di un simile calo negli investimenti sull&#8217;agricoltura industriale e sullo sviluppo delle piantagioni, se il prezzo dell&#8217;olio di palma, della soia e del bestiame rimangono in depressione ciò potrebbe iniziare a interessare anche i prezzi dell&#8217;entroterra, minando l&#8217;applicabilità di progetti marginali di&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/02/cosa-aspetta-le-foreste-pluviali-nel-2016-10-aspetti-da-tenere-sottocchio/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Le immagini al satellite mostrano nuove comunità amazzoniche incontaminate</title>
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		<pubDate>07 Ott 2015 11:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[William Freedberg]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Conservazione, Deforestazione, Foresta pluviale amazzonica, e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Una lunga lista di pericoli minaccia le poche comunità indigene incontaminate dell’Amazzonia. I coloni e le industrie si appropriano spesso della terra delle tribu per trivellare, disboscare, trafficare droga o per estrarre gli idrocarburi, contribuendo a danneggiare l’ambiente dei gruppi e portandoli al conflitto con i conquistatori armati. La disinteressata violazione di proprietà degli estranei [&#8230;]</p>
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]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Una lunga lista di pericoli minaccia le poche comunità indigene incontaminate dell’Amazzonia. I coloni e le industrie si appropriano spesso della terra delle tribu per trivellare, disboscare, trafficare droga o per estrarre gli idrocarburi, contribuendo a danneggiare l’ambiente dei gruppi e portandoli al conflitto con i conquistatori armati. La disinteressata violazione di proprietà degli estranei può portare anche delle malattie per le quali i gruppi non hanno difese immunitarie. Apporre e mantenere delle etichette sugli insediamenti è un importante passo per proteggere le comunità dall’avanzamento dei colonizzatori e perfino dello sviluppo sanzionato dal governo. Ma tutto ciò ha spesso implicato il contatto diretto o le perlustrazioni aeree con degli aerei a bassa quota, che costano ai ricercatori migliaia di dollari per ogni volo e stressano indubbiamente chi viene osservato. Un numero di immagini aeree mostra la gente dei villaggi nell’atto di scoccare frecce agli aerei o scappare nella foresta. Negli scorsi anni, tuttavia, gli scienziati hanno iniziato ad esplorare utilizzando delle immagini al satellite ad alta risoluzione per raccogliere dati sulla collocazione, la popolazione, e la configurazione delle comunità non contaminate. Le ricerche che usano queste immagini possono costare perfino meno di dieci dollari per chilometro quadrato e forniscono dati di qualità più elevata e più sistematici di quelli delle ricerche aeree. Uno studio nel giornale Royal Society Open Science usa le immagini acquistate dai database ad alta risoluzione ed il software di mappatura ArcGIS per trovare la posizione esatta e misurare i villaggi, i giardini, e le case in&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/le-immagini-al-satellite-mostrano-nuove-comunita-amazzoniche-incontaminate/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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