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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>Il Costa Rica annuncia il divieto di pesca degli squali martello</title>
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		<pubDate>09 Mar 2023 11:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maxwell Radwin]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Animali, Aree protette, Biodiversità, Conservazione, Oceani, Pesce, e Politiche ambientali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il Costa Rica ha annunciato il divieto totale della pesca degli squali martello, in particolare dello squalo martello liscio (Sphyrna zygaena), dello squalo martello smerlato (Sphyrna lewini) e dello squalo martello maggiore (Sphyrna mokarran).<br />- Nonostante siano in grave pericolo di estinzione, gli squali martello sono stati acquistati e venduti in Costa Rica per anni, con la domanda trainata dalla zuppa di pinne di squalo.<br />- Nonostante alcuni sforzi di conservazione compiuti in passato, il governo è stato finora pesantemente criticato per il suo approccio rilassato nell'affrontare la pesca eccessiva degli squali martello.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[CITTÀ DEL MESSICO — La pesca degli squali martello è ora illegale in Costa Rica, grazie alla firma, il mese scorso, di un nuovo decreto esecutivo da parte del presidente Rodrigo Chaves Robles. Il decreto vieta la cattura, il trasporto, lo stoccaggio e la vendita degli squali martello e dei loro sottoprodotti, quali pinne e denti. Tra le specie vietate, vi sono lo squalo martello liscio (Sphyrna zygaena), lo squalo martello smerlato (Sphyrna lewini) e lo squalo martello maggiore (Sphyrna mokarran). Nonostante siano in grave pericolo di estinzione e protetti dall&#8217;Appendice II della CITES, gli squali martello sono stati acquistati e venduti in Costa Rica per anni. Gli animali sono apprezzati per le loro pinne, che spesso vengono inviate in paesi come la Cina per essere utilizzate nella zuppa di pinne di squalo, considerata una prelibatezza. &#8220;È troppo tardi e troppo poco&#8221;, ha dichiarato Randall Arauz, un biologo di Marine Watch International. “Certo che sono felice che la pesca degli squali martello sia stata vietata. In realtà, però, già nel 2013, gli squali martello erano stati elencati nella CITES per iniziativa del Costa Rica, perciò si aveva il dovere di vietare la commercializzazione, l&#8217;estrazione e tutto ciò che riguarda la pesca degli squali martello. Questa è stata la nostra battaglia negli ultimi dieci anni”. In quel periodo, secondo Arauz, la popolazione degli squali martello in Costa Rica era declinata di circa il 90%. Squalo martello smerlato. Foto per gentile concessione di Wikimedia. Diversi presidenti, nell&#8217;ultimo decennio, hanno tentennato in materia&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2023/03/il-costa-rica-annuncia-il-divieto-di-pesca-degli-squali-martello/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Altro che attrezzatura da sub: queste lucertole sanno respirare sott’acqua!</title>
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		<pubDate>23 Lug 2021 10:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Animali, Fauna selvatica, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un team di ricercatori ha scoperto di recente che diverse specie di anolidi semi-acquatici sono capaci di respirare sott’acqua – o di “autorespirare” – fino a 18 minuti.<br />- I ricercatori hanno infatti osservato che gli anolidi hanno una pelle idrorepellente che, quando questi si immergono, consente la formazione di un sottile strato di aria attorno ai loro corpi e che, si crede favorisca un processo di “autorespirazione” o rebreathing.<br />- Quando, sott’acqua, gli anolidi espirano, sul loro naso si forma una bolla d’aria che ritorna nelle narici quando inspirano.<br />- I ricercatori ritengono che gli anolidi abbiano sviluppato questo processo di autorespirazione per sfuggire ai predatori, anche se questa ipotesi ha bisogno di ulteriori ricerche per essere confermata.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Luke Mahler non intendeva esattamente studiare lucertole che sapessero respirare sott’acqua. Tuttavia, quando lui e il suo collega Rich Glor nel 2009 sono partiti per una spedizione di ricerca ad Haiti, hanno notato dei comportamenti particolari in alcuni anolidi della specie Anolis eugenegrahami, in pericolo critico di estinzione, che venivano rilasciati in uno stagno poco profondo. Infatti, con loro grande sorpresa, sembrava che le lucertole stessero respirando sott’acqua. “Siamo rimasti sorpresi di osservare degli anolidi usare la tecnica del rebreathing,” ha scritto Mahler, biologo evoluzionista dell’università di Toronto, in una email a Mongabay. “Un tale comportamento respiratorio non si era mai registrato nei vertebrati prima d’ora.” Queste prime osservazioni hanno dato inizio a un progetto di ricerca durato 12 anni che ha coinvolto 15 scienziati internazionali e ha richiesto ricerche in diversi paesi, come Costa Rica, Messico, Colombia ed Ecuador. Il frutto di tale studio è stato un articolo pubblicato di recente su Current Biology che rivela che diverse specie di anolidi semi-acquatici possiedono la straordinaria capacità di respirare sott’acqua – o di “autorespirare” utilizzando la tecnica del rebreathing – fino a 18 minuti. “Siamo rimasti…sorpresi di trovare tale capacità in tante specie di anolidi semi-acquatici, alcuni dei quali nemmeno imparentati tra loro,” ha scritto in una email a Mongabay l’autore principale dell’articolo Christopher Boccia, che ha da poco conseguito una laurea specialistica all’università di Toronto. “All’interno del genere degli anolidi, per diverse volte ma in maniera indipendente, si è verificata un’evoluzione verso una specializzazione in habitat semi-acquatico: la cosa&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2021/07/altro-che-attrezzatura-da-sub-queste-lucertole-sanno-respirare-sottacqua/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scontro alla batbox: Fototrappola riprende lo scontro tra un ocelot e un coati in una foresta ripristinata</title>
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		<pubDate>14 Mag 2021 09:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Liz Kimbrough]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, e Mammiferi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il raro filmato di una fototrappola nella penisola di Osa in Costa Rica riprende uno scontro acceso tra un ocelot e un coati. Un altro video mostra un opossum intento in una fuga audace.<br />- Questi scontri si sono verificati all'entrata delle batbox, costruite per attirare i pipistrelli in un'area precedentemente adibita al pascolo del bestiame e ormai ripristinata a foresta dalla ONG Osa Conservation.<br />- Le batbox sono state installate nell'ambito di un esperimento di rimboschimento permanente. In alcuni appezzamenti di terreno sono state piantate diverse percentuali di balsa, una specie pioniera di alberi a crescita veloce, e altri alberi autoctoni, mentre altri appezzamenti non ‎sono stati trattati.<br />- Le batbox sono tra gli "elementi di rinselvatichimento" che mirano a ricreare parte della complessità dell'habitat di foreste più mature, come ampie cavità negli alberi e tronchi caduti. La complessità dell'habitat porta con sé una fauna più variegata, che può diffondere i semi e tenere i parassiti sotto controllo, aiutando quindi nel rimboschimento.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il raro filmato di una fototrappola nella penisola di Osa in Costa Rica riprende uno scontro acceso. Per diversi minuti un ocelot fissa, immobile, il muso di un coati. Il coati, messo alle strette e ferito, fissa di rimando la sua condanna a morte. “La tensione è incredibile,” afferma Andy Whitworth, direttore di Osa Conservation. &#8220;Abbiamo dovuto tagliarlo un po&#8217;, accorciarlo qui e lì&#8230; Lo scontro era davvero lungo, circa 10 minuti di tensione.&#8221; Un altro video mostra un opossum con un ocelot diverso. Spoiler alert: l&#8217;opossum è stato più fortunato del coati. Questi scontri si sono verificati all&#8217;entrata delle batbox, costruite per attirare i pipistrelli in un&#8217;area precedentemente adibita al pascolo del bestiame e ormai ripristinata a foresta dalla ONG Osa Conservation (OC). Whitworth afferma &#8220;Oltre a piantare alberi, pensiamo di favorire il rinselvatichimento creando dei microhabitat perduti. Uno degli approcci è l&#8217;installazione di questi grandi rifugi per pipistrelli che simulano le cavità di enormi e antichi alberi della foresta pluviale scavati dall&#8217;interno.&#8221; Nel 2019, il gruppo ha installato 20 batbox, notando che i pipistrelli vi si trasferivano. Ma anche altri animali lasciavano escrementi all&#8217;interno e nei pressi delle batbox. I ricercatori hanno installato fototrappole in ciascuna batbox iniziando uno studio per monitorare quali specie usassero le cavità simulate, e come. Whitworth afferma &#8220;sono sempre più interessato all&#8217;uso di fototrappole per studiare le caratteristiche specifiche delle foreste e come gli animali interagiscono con esse. Se vai in giro per la foresta, gli animali sono sempre consapevoli della tua presenza.&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2021/05/scontro-alla-batbox-fototrappola-riprende-lo-scontro-tra-ocelot-in-una-foresta-ripristinata/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Un progetto innovativo punta a creare i codici a barre del DNA per ogni specie del Costa Rica</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/08/un-progetto-innovativo-punta-a-creare-i-codici-a-barre-del-dna-per-ogni-specie-del-costa-rica/</link>
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		<pubDate>03 Ago 2020 13:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jeremy Hance]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Foreste tropicali, e Insetti]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un nuovo progetto, BioAlfa, punta a utilizzare i codici a barre dei DNA per identificare milioni di specie del Costa Rica.<br />- Secondo i promotori di BioAlfa, rendere i codici a barre disponibili al pubblico rivoluzionerà il modo in cui il Costa Rica valorizza la sua biodiversità.<br />- Il progetto è già stato approvato del governo e ha ricevuto alcuni finanziamenti di avviamento. Sono tuttavia necessari 100 milioni di dollari per garantirne la completa realizzazione.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Oggettivamente molti ambientalisti iniziano la loro carriera con grandi ambizioni. Ma con l&#8217;avanzare dell&#8217;età, e delle loro carriere, è comprensibile che tali ambizioni (specialmente nell&#8217;era dell&#8217;Antropocene) si riducano. Il salvataggio di una foresta o di una specie inizia a sembrare un obiettivo abbastanza complesso (e in molti casi è proprio così). Ciò non vale però per Daniel Janzen e Winifred Hallwachs. Con il passare degli anni e lo sviluppo dell&#8217;esperienza professionale, le loro ambizioni sono aumentate. Janzen e Hallwachs sono ora in procinto di dare il via a qualcosa che non ha precedenti, paragonabile solo all&#8217;attività di Carl Linnaeus che, nella metà del 1700, ha iniziato la classificazione sistematica delle specie. In un progetto chiamato BioAlfa, cercheranno di identificare tutte le specie presenti in un Paese. Non si tratta di un Paese temperato, dalla biodiversità limitata, ma uno Stato in cui è presente una giungla, brulicante di vita e ricca dal punto di vista della biodiversità: il Costa Rica. Un tale sforzo imponente è immaginabile soltanto grazie ai progressi della tecnologia genetica. Ora, affermano Janzen e Hallwachs, tutto ciò di cui hanno bisogno sono i finanziamenti, le risorse e la manodopera per iniziare a studiare tutte le specie di tale Stato del Centro America, dalle libellule ai funghi, dai bruchi ai licheni. BioAlfa ha scelto per il suo logo la bella laternaria (Fulgora laternaria), un tipo di omottero. Foto gentilmente fornita da Daniel Janzen. &#8220;Nessun Paese tropicale ha veramente idea di cosa contengano le sue aree naturali rimanenti, siano esse&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/08/un-progetto-innovativo-punta-a-creare-i-codici-a-barre-del-dna-per-ogni-specie-del-costa-rica/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gli alberi tropicali crescono più facilmente dove sono rari</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/12/gli-alberi-tropicali-crescono-piu-facilmente-dove-sono-rari/</link>
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		<pubDate>13 Dic 2018 12:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tom Garlinghouse]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Biodiversità, Conservazione, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- I ricercatori si sono a lungo interrogati sul perché le foreste tropicali contengano specie così diverse di piante e animali.<br />- Un nuovo studio, esaminando la distribuzione di un albero comune a Panama, ha trovato conferma di un'ipotesi vecchia di decenni.<br />- Questa tesi sostiene che quando una specie diventa più comune, i suoi predatori naturali ne limitano la diffusione, creando così diversità.<br />- Immagini satellitari relative a  un periodo di 10 anni hanno fornito le prove necessarie per dimostrare la validità di questa idea.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Le foreste tropicali sono ecosistemi incredibilmente diversi, e gli ambientalisti si sono sempre chiesti perché. Una nuova ricerca che studia uno specifico albero panamense &#8211; l&#8217;Handroanthus guayacan, famoso per la sua fioritura gialla- ha fornito una risposta. Ma la conclusione è controintuitiva. Invece di crescere più abbondante nelle aree in cui è comune, l&#8217;albero ha effettivamente aumentato il proprio numero nelle zone in cui è raro. Recentemente, i ricercatori della Brown University e della University of California, Los Angeles, hanno pubblicato le loro scoperte negli Proceedings of the National Academy of Sciences. Allo scopo di indagare sulla popolazione a lungo termine di questo albero a Barro Colorado, un&#8217;isola di 15,5 chilometri quadrati nel Canale di Panama, hanno usato immagini satellitari ad alta risoluzione. Vista a lunga distanza di numerosi alberi di Handroanthus guayacan che costellano la copertura della foresta. Immagine cortesia di James R. Kellner, Peggy e Henry D. Sharpe Jr. Assistant Professor of Environmental Studies, Department of Ecology and Evolutionary Biology, Institute at Brown for Environment and Society, Brown University. Usando questi dati riguardanti un periodo di tempo di 10 anni, hanno confermato un&#8217;ipotesi scientifica che circolava, ma non era mai stata provata, da decenni. Sviluppatasi nei primi anni &#8217;70, è chiamata l&#8217;ipotesi Janzen-Connell in nome degli ambientalisti Daniel Janzen e Joseph Connell, che hanno proposto l&#8217;idea in modo indipendente. L&#8217;ipotesi sostiene che l&#8217;alta diversità è una risposta ai predatori. Procacciando il cibo in modo efficiente, i predatori cercheranno i loro cibi preferiti in aree dove le risorse sono&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/12/gli-alberi-tropicali-crescono-piu-facilmente-dove-sono-rari/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La più lunga migrazione mai registrata di uno squalo balena supera i 20.000 chilometri</title>
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		<pubDate>15 Giu 2018 10:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Conservazione, Oceani, Pesce, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Gli scienziati hanno seguito i movimenti di uno squalo balena femmina per circa due anni e mezzo mentre nuotava per oltre 20.000 chilometri, dalla costa dell'America centrale alla Fossa delle Marianne vicino all'Asia.<br />- Gli squali balena, il cui numero secondo l'IUCN è diminuito di oltre la metà negli ultimi 75 anni, vengono presi di mira dai pescherecci per le loro pinne, cartilagine, carne e denti. Inoltre, altri studi hanno dimostrato che le barche che portano i turisti a nuotare con il pesce più grande nell'oceano, provocano un cambiamento nel comportamento delle specie.<br />- Date queste minacce, gli scienziati sperano che studi come questo saranno d’aiuto per la politica di conservazione mirata a proteggere questi animali durante le loro migrazioni.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un team di scienziati ha seguito uno squalo balena (Rhincodon typus) per oltre 20.000 chilometri (oltre 12.000 miglia) di oceano, la più lunga migrazione mai registrata per questa specie. Gli squali balena sono animali filtratori, mangiano plancton, uova di pesce, krill, larve di granchio nonché piccoli calamari e pesci che entrano nella loro enorme bocca. Non possono digerire i rifiuti di plastica. Immagine di Kevan Mantell/Smithsonian Tropical Research Institute. Nel 2011, i ricercatori hanno attaccato un dispositivo di trasmissione ad uno squalo, da loro chiamato &#8220;Anne&#8221;, nell&#8217;Oceano Pacifico vicino all&#8217;isola di Coiba a Panama. Durante i successivi 841 giorni, il trasmettitore di Anne avrebbe inviato un segnale al satellite ARGOS ogni volta che l&#8217;animale nuotava vicino alla superficie. Questi punti di rilevamento hanno consentito alla squadra di seguire i suoi movimenti a sud delle isole Galapagos, poi attraverso il Pacifico fino alla fossa delle Marianne a sud del Giappone e ad est delle Filippine, per una distanza totale di 20.142 chilometri (12.516 miglia). Ad aprile hanno riportato i loro risultati sulla rivista Marine Biodiversity Records. La scoperta consolida il posto dello squalo balena tra le creature più viaggiatrici dell&#8217;oceano, insieme a tartarughe liuto, balene grigie e sterne artiche. Il record precedente per la specie era detenuto da un altro squalo balena che nel 1995 aveva compiuto una nuotata di 13.000 chilometri (8.100 miglia) in 37 mesi. Ma al di là del sapere che sono in grado di nuotare per grandi distanze &#8211; le femmine possono percorrere 67 chilometri (42 miglia)&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/06/la-piu-lunga-migrazione-mai-registrata-uno-squalo-balena-supera-20-000-chilometri/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ricercatori stabiliscono l’esistenza di sette specie di formichiere nano, invece di una</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/01/ricercatori-stabiliscono-lesistenza-sette-specie-formichiere-nano-invece/</link>
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		<pubDate>31 Gen 2018 12:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Centrale, America meridionale, Bolivia, e Brasile]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, e Mammiferi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Uno studio pubblicato nel dicembre 2017 sulla rivista Zoological Journal of the Linnean Society descrive sei nuove, distinte specie di formichiere nano. Ora esistono ufficialmente sette specie, non una sola, di questo sfuggente mammifero.<br />- I formichieri nani sono piccoli animali notturni che vivono nelle chiome degli alberi delle foreste tropicali dell’ America Centrale e del Sudamerica. Sono conosciuti per essere molto prudenti e quindi difficili da trovare, il che spiega perché il Cyclopes didactylus, il formichiere nano, sia una delle specie di formichiere meno studiate al mondo e perché, fino ad ora, sia stato considerato come un’unica specie.<br />- Il formichiere nano è considerato a rischio minimo di estinzione in base alla Lista Rossa IUCN, ma questo potrebbe non riguardare tutte le specie scoperte recentemente.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Uno studio pubblicato nel dicembre 2017 sulla rivista Zoological Journal of the Linnean Society descrive sei nuove, distinte specie di formichiere nano. Con questo, esistono ora ufficialmente sette specie, non una sola, di questo sfuggente mammifero. I formichieri nani sono piccoli animali notturni che vivono nelle chiome degli alberi delle foreste tropicali dell’America Centrale e del Sudamerica. Sono conosciuti per essere molto prudenti e quindi difficili da trovare, il che spiega perché il Cyclopes didactylus, il formichiere nano, sia una delle specie di formichiere meno studiate al mondo e perché, fino ad ora, sia stato considerato come un’unica specie.. Flàvia Miranda, una ricercatrice presso la Universidade Federal de Minas Gerais in Brasile e autore principale dello studio, ha spiegato al National Geographic che ha iniziato a sospettare della presenza di più di una specie di formichiere nano dopo aver notato che le popolazioni della foresta amazzonica brasiliana avevano manti di colore diverso rispetto a quelle della foresta atlantica. Miranda e il suo gruppo di ricercatori si sono messi a studiare il formichiere nano più da vicino, ma proprio per il carattere schivo dell’animale, ci sono voluti loro due anni prima di poter finalmente catturare un esemplare dal quale poter estrarre campioni di DNA. “Abbiamo passato molti mesi, nell’arco di 19 spedizioni, in Amazzonia e in altre foreste pluviali, alla ricerca del formichiere nano,” ha spiegato Miranda in una dichiarazione. Alla fine il suo gruppo ha raccolto 33 campioni di DNA da formichieri selvatici ed esaminato oltre 280 esemplari nei musei&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/01/ricercatori-stabiliscono-lesistenza-sette-specie-formichiere-nano-invece/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>L’ultimo posto migliore sulla terra: chi salverà la grande barriera corallina dei Caraibi?</title>
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		<pubDate>05 Ott 2016 14:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Justin Catanoso]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Centrale, Belize, e Caraibi]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Barriere coralline, Biodiversità, Cambiamento climatico, Conservazione, Fauna selvatica, e Oceani]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- La Lighthouse Reef in Belize è parte della barriera mesoamericana del Mar dei Caraibi, la seconda barriera corallina più grande al mondo. Resiste con tenacia ed è uno degli ultimi luoghi più belli nell’Atlantico occidentale che ha totalmente bisogno di essere salvaguardato. Ma non è stata avviata nessuna azione per proteggerla.<br />- Per salvarla, l’intera barriera deve diventare “zona preclusa alla pesca”, così da permettere un minimo di pesca per il sostentamento delle famiglie locali, mettendo al bando i pescatori del Guatemala, i quali hanno ottenuto dal governo del Belize il permesso di pesca degli squali – un’ottima zuppa di squalo, si esporta in Cina per 100 dollari al piatto.<br />- L’unica cosa che si può fare per questo Patrimonio dell’Umanità è proteggerlo completamente: bandire tutta la pesca commerciale su larga scala e incoraggiare l’eco-turismo per sostenere economicamente la popolazione locale e generare i fondi necessari per rinforzare e migliorare tecnologicamente il controllo.<br />- Il Belize non può, e non vuole probabilmente, fare da solo tutto il lavoro. Se questo tesoro marino deve essere preservato per il futuro, la comunità ambientale internazionale deve rendersi conto della sua possibile perdita e mobilitarsi con forza per conservarla per sempre – adesso, prima che scompaia.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Corallo cerverllo. Foto di Justin Catanoso Les Kaufman m’illumina subito sul paradosso dell’atollo del Lighthouse Reef, un gruppo di cinque isole a circa 50 miglia dalla costa del Belize, nell’acqua verde smeraldo dei Caraibi. “ Lighthouse Reef è la più grande opportunità persa nell’Atlantico tropicale per una significativa conservazione di un sito marino” mi ha detto Kaufman. Il biologo marino dell’Università di Boston studia la remota barriera corallina del Belize dal 1996. “È un luogo di trafficanti di droga, pescatori disperati e spinnatori di squali. È come il Far West”. È anche una meraviglia. Ho trascorso del tempo sull’atollo, per il secondo anno di seguito, facendo snorkeling in acque profonde e in quelle basse. Le sue isole – una parte del sistema corallino mesoamericano, il secondo più grande al mondo – si estende per 26 miglia da nord a sud. E il cuore dell’atollo è il Buco Blu, uno spettacolare anello blu scuro, una grotta circondata da coralli e una vasca piena di squali, resa famosa dall’oceanografo francese “Lighthouse Reef è un bene globale, utile per comprendere l’interazione tra l’azione del clima e l’impatto umano”, ha spiegato Kaufman. “È una sorta di osservatore regionale sul clima. Si è abbastanza lontani dalla riva per cui l’impatto umano è abbastanza ridotto, e c’è la possibilità di recuperare la comunità di coralli [da cambiamenti climatici periodici che causano episodi di sbiancamento] e farla diventare abbastanza rigogliosa. Miles Silman esamina una parte importante del Lighthouse Reef. Foto di Justin Catanoso Ho compreso sempre più,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/10/lultimo-posto-migliore-sulla-terra-salvera-la-grande-barriera-corallina-dei-caraibi/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Dissenso sulle dighe: I capi della comunità dietro le sbarre in Guatemala dopo le proteste ai progetti idrici</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/03/dissenso-sulle-dighe-i-capi-della-comunita-dietro-le-sbarre-in-guatemala-dopo-le-proteste-ai-progetti-idrici/</link>
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		<pubDate>07 Mar 2016 10:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Cuffe]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Donne Maya in protesta contro i piani idroelettrici a Santa Cruz Barillas, Guatemala occidentale, il 16 Marzo 2014.L’opposizione locale alla costruzione di dighe ed altri progetti sulle risorse naturali dell’area hanno provocato un accanimento del governo contro gli attivisti. Fotografia di: Luis Miranda Brugos / Alba Sud Fotografia. Il giovedi è uno dei due giorni [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2016/03/dissenso-sulle-dighe-i-capi-della-comunita-dietro-le-sbarre-in-guatemala-dopo-le-proteste-ai-progetti-idrici/" data-wpel-link="internal">Dissenso sulle dighe: I capi della comunità dietro le sbarre in Guatemala dopo le proteste ai progetti idrici</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Donne Maya in protesta contro i piani idroelettrici a Santa Cruz Barillas, Guatemala occidentale, il 16 Marzo 2014.L’opposizione locale alla costruzione di dighe ed altri progetti sulle risorse naturali dell’area hanno provocato un accanimento del governo contro gli attivisti. Fotografia di: Luis Miranda Brugos / Alba Sud Fotografia. Il giovedi è uno dei due giorni di visita settimanali al centro maschile di detenzione preventive della città di Huehuentenango. Le donne dell’area (chiamata anche Huehuentenango) del Guatemala occidentale iniziano a fare la fila fuori alle prime ore del mattino, ed alle nove vengono ammesse una alla volta per vedere i loro parenti. I detenuti ed i visitatori si aggregano in gruppetti, seduti su sgabelli di plastica in uno dei due cortili di cemento della sovraffollata struttura, a pochi isolati dalla piazza centrale della città. Saúl Méndez e Rogelio Velásquez non hanno altri visitatori oggi a parte il nostro reporter. Si trovano a otto estenuanti ore di bus a sud dalla loro casa nella municipalità di Santa Cruz Barillas, e le loro consorti sono impregnate ad accudire parecchi bambini mentre cercano di far quadrare i conti. Non è la prima volta che i due leader della comunità sono stati privati della loro libertà nella loro opposizione dal basso ai progetti di dighe idroelettriche di compagnie transnazionali – tra cui un progetto “bollino verde” per la vendita di carbon credit ad investitori internazionali. “La nostra comunità è in prima linea in questa lotta.” Méndez sostiene, cercando di spingersi un po’ oltre per essere&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/03/dissenso-sulle-dighe-i-capi-della-comunita-dietro-le-sbarre-in-guatemala-dopo-le-proteste-ai-progetti-idrici/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Diga idroelettrica “verde” alimenta accuse di clamorose violazioni dei diritti umani</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/10/diga-idroelettrica-verde-alimenta-accuse-di-clamorose-violazioni-dei-diritti-umani/</link>
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		<pubDate>08 Ott 2015 11:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente e Verde]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Bambini portano un cartello commemorativo di due bambini uccisi nel 2003, a quanto si riporta, da un impiegato della compagnia proprietaria della diga di Santa Rita. Nel cartello si legge &#8220;Sono esempi della lotta per la vita e la terra.&#8221; Credit fotografico: Peoples&#8217; Council of Tezulutlán. Secondo le accuse di gruppi di advocay, un progetto [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/diga-idroelettrica-verde-alimenta-accuse-di-clamorose-violazioni-dei-diritti-umani/" data-wpel-link="internal">Diga idroelettrica “verde” alimenta accuse di clamorose violazioni dei diritti umani</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Bambini portano un cartello commemorativo di due bambini uccisi nel 2003, a quanto si riporta, da un impiegato della compagnia proprietaria della diga di Santa Rita. Nel cartello si legge &#8220;Sono esempi della lotta per la vita e la terra.&#8221; Credit fotografico: Peoples&#8217; Council of Tezulutlán. Secondo le accuse di gruppi di advocay, un progetto per la produzione di energia idroelettrica dalle acque del fiume Icbolay in Guatemala ha finito per generare gravi abusi di diritti umani. La diga Santa Rita, da 24 megawatt di energia, dovrebbe essere realizzata nel dipartimento centrale di Alta Verapaz. E’ sostenuta dalla Banca Mondiale e da altre banche europee, così come dal governo guatemalteco. Nonostante i sospetti abusi, il proprietario della diga è stato autorizzato dal CDM (Clean Development Mechanism – meccanismo di sviluppo pulito) previsto dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (United Nations Framework Convention on Climate Change- UNFCCC), a generare crediti di carbonio per l’elettricità che la diga dovrebbe produrre. I crediti verrebbero negoziati nell’ambito del Sistema Europeo di scambio delle emissioni (European Union&#8217;s Emission Trading System). Il progetto, in una nazione attualmente sconvolta dai disordini politici conseguenti alla corruzione del governo, è emblematico dei tentativi in corso di stimolare una riforma del CDM. Sin da quando, nel 2008, la costruzione della diga di Santa Rita è stata assegnata alla compagnia guatemalteca Hidroeléctrica Santa Rita S.A, il progetto è stato accompagnato da controversie e attualmente è sospeso. I gruppi difensori dei diritti umani affermano che la diga è stata&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/diga-idroelettrica-verde-alimenta-accuse-di-clamorose-violazioni-dei-diritti-umani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Guatemala, contratti per l’industria mineraria e la produzione di energia sotto esame per corruzione</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2015/10/guatemala-contratti-per-lindustria-mineraria-e-la-produzione-di-energia-sotto-esame-per-corruzione/</link>
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		<pubDate>07 Ott 2015 12:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Cuffe]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Lo scorso 21 maggio i ministri guatemaltechi dell’Ambiente, dell’Interno, e dell’Energia e delle Miniere hanno rassegnato le proprie dimissioni a seguito degli scandali legati alla corruzione e delle imponenti proteste in tutto il Paese. L’attenzione si è concentrata sulle indagini riguardo alle presunte irregolarità nei contratti e nelle autorizzazioni dei progetti relativi all’estrazione mineraria, alla [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/guatemala-contratti-per-lindustria-mineraria-e-la-produzione-di-energia-sotto-esame-per-corruzione/" data-wpel-link="internal">Guatemala, contratti per l’industria mineraria e la produzione di energia sotto esame per corruzione</a> appeared first on <a href="https://it.mongabay.com" data-wpel-link="internal">Notizie ambientale</a>.</p>
]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Lo scorso 21 maggio i ministri guatemaltechi dell’Ambiente, dell’Interno, e dell’Energia e delle Miniere hanno rassegnato le proprie dimissioni a seguito degli scandali legati alla corruzione e delle imponenti proteste in tutto il Paese. L’attenzione si è concentrata sulle indagini riguardo alle presunte irregolarità nei contratti e nelle autorizzazioni dei progetti relativi all’estrazione mineraria, alla produzione di energia e ad altri settori. I progetti relativi all’estrazione mineraria e alla produzione di energia nel Paese hanno incontrato una resistenza massiccia da parte della comunità, che spesso è stata oggetto di interventi di repressione da parte delle forze di sicurezza statali e delle aziende. Una folla riunita per la manifestazione tenutasi il 20 maggio scorso in Città del Guatemala dopo le recenti rivelazioni riguardo ai casi di corruzione nell’amministrazione pubblica. Uno degli striscioni riporta le richieste dei manifestanti: la nazionalizzazione dell’energia elettrica e il blocco dell’estrazione mineraria. Fotografia di: Sandra Cuffe. Cinque funzionari pubblici hanno rischiato di essere tagliati fuori il 21 maggio scorso: Michelle Martínez, ministro dell’Ambiente e delle Risorse Naturali; Edwin Rodas, ministro dell’Energia e delle Miniere; Mauricio López Bonilla, ministro dell’Interno; Ulises Anzueto, ministro della Difesa; e, infine, Edy Juárez Prera, vice ministro della Sicurezza. Durante una conferenza stampa, oltre a dichiarare di aver già chiesto le dimissioni dei ministri due settimane prima, il presidente Otto Pérez Molina ha osservato: &#8220;Sto realizzando i cambiamenti che considero necessari. Il governo non sta subendo alcun collasso”. L’ex ministro dell’Energia e delle Miniere, Erick Archila, aveva rassegnato le dimissioni il 15 maggio&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/guatemala-contratti-per-lindustria-mineraria-e-la-produzione-di-energia-sotto-esame-per-corruzione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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