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	<title>Notizie ambientale</title>
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	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
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		<title>Dati satellitari forniscono nuove informazioni sulle cause della perdita di foresta amazzonica</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2022/07/dati-satellitari-forniscono-nuove-informazioni-sulle-cause-della-perdita-di-foresta-amazzonica/</link>
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		<pubDate>07 Lug 2022 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maxwell Radwin]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[Amazzonia e America Latina]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Ambiente, Aree protette, Conservazione, Deforestazione, Distruzione delle foreste pluviali, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Adesso le immagini satellitari dell’Amazzonia riescono a distinguere, per la prima volta, i diversi fattori che contribuiscono alla perdita di foresta.<br />- I rilevamenti satellitari mostrano che lo scorso anno nell’Amazzonia brasiliana sono stati deforestati circa 1,1 milioni di ettari, la perdita più elevata dal 2017.<br />- Nelle regioni amazzoniche del Perù e della Colombia la deforestazione è stata importante, ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Una nuova analisi di dati satellitari sull’Amazzonia, pubblicata alla fine di maggio, fornisce l’indagine più dettagliata mai realizzata sulla deforestazione in questa zona, anno per anno, mostrando esattamente dove e perché la foresta pluviale viene distrutta in Brasile, Bolivia, Perù e Colombia. Il rapporto dell’organizzazione non governativa Amazon Conservation, che è possibile visualizzare sulla piattaforma Global Forest Watch del World Resources Institute, ha osservato i dati satellitari provenienti dall’università del Maryland. Un loro recente aggiornamento ha consentito di distinguere, per la prima volta, tra i diversi fattori che contribuiscono alla perdita di foresta amazzonica: i precedenti algoritmi non erano, infatti, in grado di farlo. Il rapporto fa parte del Monitoring of the Andean Amazon Project (MAAP) portato avanti da Amazon Conservation. I dati satellitari consentono, adesso, di rivelare la differenza tra incendi forestali e altre forme di perdita di foresta: un aspetto fondamentale per gli ambientalisti che cercano di capire dove la foresta è maggiormente colpita. Gli incendi non sempre sono una forma di deforestazione: entrambi contribuiscono a ciò che gli ambientalisti chiamano “perdita di foresta”, ma in modo diverso. In molti casi, infatti, gli incendi degradano soltanto la foresta, perché gli alberi rimangono ancora in piedi e possono persino essere recuperati. “Questi dettagli consentono di osservare la deforestazione effettiva,” ha detto a Mongabay Matt Finer, ricercatore senior di Amazon Conservation. “Precisamente, stiamo comprendendo meglio le attività che avvengono in Amazzonia,” ha aggiunto. “Penso proprio che questo possa indicarci dove concentrare le politiche contro la deforestazione nell’intera Amazzonia.” In passato,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2022/07/dati-satellitari-forniscono-nuove-informazioni-sulle-cause-della-perdita-di-foresta-amazzonica/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Eugui Roy Martínez: l’incredibile vita del biologo assassinato nella regione della Loxicha &#124; Messico</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/06/eugui-roy-martinez-lincredibile-vita-del-biologo-assassinato-nella-regione-della-loxicha-messico/</link>
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		<pubDate>11 Giu 2020 11:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rodrigo Soberanes]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Latina]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali e Foreste]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Fin da bambino aveva dimostrato di avere nel suo DNA la biologia: aveva scoperto una nuova specie di vipera ed era stato un protagonista chiave nello studio dell’erpetofauna della Loxicha, una regione del Messico imbavagliata da una violenza che la deteriora ormai da anni.<br />- Lo scorso 7 maggio, lo studente di biologia di 21 anni è stato assassinato con arma da fuoco nella comunità di Tierra Blanca, nel comune di San Agustín Loxicha, dove stava trascorrendo la quarantena imposta dalla pandemia di COVID-19.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[C’era un ragazzo che in una regione del Messico toccava “le vipere del diavolo”. Le maneggiava con una naturalità che stupiva la gente. E così, quando qualcuno trovava uno di questi serpenti, lo chiamavano subito e lui correva per impediré che lo uccidessero. Eugui Roy Martínez Pérez è nato e cresciuto nella regione zapoteca della Loxicha, nello stato messicano di Oaxaca. Sua sorella, Rosalinda Martínez, ricorda che le donne del posto si spaventavo quando vedevano suo fratello armeggiare con la vipera chatilla (Loxocemus bicolor). Nei racconti che si fanno della Loxicha si parla di superstizioni —alcune vincolate proprio a questo tipo di vipera—, della presenza di nahuales [spiriti benigni che si presentano sotto forma di animali, protettori degli esseri umani e delle divinità] e di altri spiriti. Si parla anche di guerriglia e caciques [capi locali che esercitano un potere politico non necessariamente formalizzato dalla legge dello stato], di imboscate e massacri. Secondo varie persone consultate da Mongabay Latam, la Loxicha è una zona stigmatizzata e ridotta al silenzio: i molti eventi tragici che la segnano sono praticamente sconosciuti al di fuori della regione. Eugui nacque il 13 ottobre 1998. Fin da bambino si era appassionato ai rettili, agli anfibi e a tutte quelle specie che trovava nei boschi della Loxicha. Foto: Rogelio Simón. Dall’immagine di Eugui che, con immenso affetto, prende tra le mani un serpente temuto dalla gente del luogo, emerge lo scontro tra la violenta realtà della Loxicha e il mondo di un giovane che viveva assorto&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/06/eugui-roy-martinez-lincredibile-vita-del-biologo-assassinato-nella-regione-della-loxicha-messico/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Gli alberi tropicali crescono più facilmente dove sono rari</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2018/12/gli-alberi-tropicali-crescono-piu-facilmente-dove-sono-rari/</link>
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		<pubDate>13 Dic 2018 12:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tom Garlinghouse]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Centrale e America Latina]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Biodiversità, Conservazione, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- I ricercatori si sono a lungo interrogati sul perché le foreste tropicali contengano specie così diverse di piante e animali.<br />- Un nuovo studio, esaminando la distribuzione di un albero comune a Panama, ha trovato conferma di un'ipotesi vecchia di decenni.<br />- Questa tesi sostiene che quando una specie diventa più comune, i suoi predatori naturali ne limitano la diffusione, creando così diversità.<br />- Immagini satellitari relative a  un periodo di 10 anni hanno fornito le prove necessarie per dimostrare la validità di questa idea.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Le foreste tropicali sono ecosistemi incredibilmente diversi, e gli ambientalisti si sono sempre chiesti perché. Una nuova ricerca che studia uno specifico albero panamense &#8211; l&#8217;Handroanthus guayacan, famoso per la sua fioritura gialla- ha fornito una risposta. Ma la conclusione è controintuitiva. Invece di crescere più abbondante nelle aree in cui è comune, l&#8217;albero ha effettivamente aumentato il proprio numero nelle zone in cui è raro. Recentemente, i ricercatori della Brown University e della University of California, Los Angeles, hanno pubblicato le loro scoperte negli Proceedings of the National Academy of Sciences. Allo scopo di indagare sulla popolazione a lungo termine di questo albero a Barro Colorado, un&#8217;isola di 15,5 chilometri quadrati nel Canale di Panama, hanno usato immagini satellitari ad alta risoluzione. Vista a lunga distanza di numerosi alberi di Handroanthus guayacan che costellano la copertura della foresta. Immagine cortesia di James R. Kellner, Peggy e Henry D. Sharpe Jr. Assistant Professor of Environmental Studies, Department of Ecology and Evolutionary Biology, Institute at Brown for Environment and Society, Brown University. Usando questi dati riguardanti un periodo di tempo di 10 anni, hanno confermato un&#8217;ipotesi scientifica che circolava, ma non era mai stata provata, da decenni. Sviluppatasi nei primi anni &#8217;70, è chiamata l&#8217;ipotesi Janzen-Connell in nome degli ambientalisti Daniel Janzen e Joseph Connell, che hanno proposto l&#8217;idea in modo indipendente. L&#8217;ipotesi sostiene che l&#8217;alta diversità è una risposta ai predatori. Procacciando il cibo in modo efficiente, i predatori cercheranno i loro cibi preferiti in aree dove le risorse sono&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2018/12/gli-alberi-tropicali-crescono-piu-facilmente-dove-sono-rari/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uccello che è sopravvissuto alla guerra pagherà il prezzo della pace?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/12/luccello-sopravvissuto-alla-guerra-paghera-prezzo-della-pace/</link>
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		<pubDate>18 Dic 2017 12:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Shanahan]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Latina e Colombia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Specie in pericolo, e Uccelli]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Nel 1965, i ricercatori hanno riferito che l'hocco beccazzurro stava "diventando molto raro". Ma quello stesso anno è iniziato un conflitto che potrebbe aver fatto guadagnare del tempo alle specie.<br />- Il conflitto ha fatto 270 000 vittime e ha dislocato sette milioni di persone. Da questa oscurità spunta un raggio di sole: la violenza ha protetto larga parte della ricchezza naturale che sarà la chiave per il futuro della Colombia.<br />- Ma i ricercatori avvertono riguardo al  rischio che corre il patrimonio naturale colombiano con il ritorno della popolazione alle aree rurali da dove erano fuggiti e con l'espansione delle miniere e dell'agricoltura verso le foreste che prima erano inaccessibili a causa del conflitto. Queste aree includono la Sierra Nevada de Santa Marta and la Serranía de San Lucas e due catene montuose che erano tra gli ultimi rifugi del Crax alberti.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Era tanto &#8220;bello e nuovo&#8221; l&#8217;hocco beccazzurro che quando lo zoologo inglese Louis Fraser ha descritto per la scienza questo uccello della grandezza di un tacchino nel 1850 lo ha chiamato Crax alberti, come &#8220;l&#8217;illustre consorte&#8221; della Regina Vittoria &#8220;Sua Altezza Reale il Principe Alberto&#8221;. Poco più di duecento anni dopo, questo regale uccello potrebbe essere alla fine del suo regno. Vive solo in Colombia ed è una delle specie più a rischio di estinzione del mondo. L&#8217;International Union for the Conservation of Nature afferma che ne rimangono solo tra i 150 e i 700. Paradossalmente, molti di questi uccelli potrebbero essere sopravvissuti grazie alla violenza e la pace potrebbe essere un loro nuovo nemico. Il loro destino è legato come non mai a quello della Colombia. L’hocco beccazzurro è un uccello schivo che si apposta negli angoli bui della foresta pluviale, cercando insetti e frutta matura da mangiare. I maschi sono neri, con l&#8217;addome bianco, le femmine nere di sopra, marroni-rosse di sotto. Entrambi hanno una cresta vistosa di piume arricciate. Le leggende dicono che hanno questi ciuffi in quanto rubarono il fuoco dal giaguaro e lo donarono all&#8217;umanità. Infatti mentre portavano sulle loro schiene un tronco in fiamme, queste ultime gli bruciarono le piume della cresta creando dei riccioli. Se mai ci fosse del vero in quella storia, questi uccelli potrebbero aver bruciato le loro prospettive di futuro aiutando l&#8217;umanità. Strade, miniere, disboscamento ed allevamento, così come la produzione illecita di cocaina e di marijuana, hanno divorato quasi&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/12/luccello-sopravvissuto-alla-guerra-paghera-prezzo-della-pace/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il VaquitaCPR termina il programma di cattura nel Golfo di California a seguito della morte di una vaquita in cattività</title>
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		<pubDate>13 Dic 2017 12:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mike Gaworecki]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Oceani, e Pesce]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il VaquitaCPR, la squadra di pronto intervento istituita dal governo messicano per la tutela della vaquita, ha annunciato lo scorso venerdì che il suo programma di cattura è giunto al termine.<br />- Soltanto due esemplari di questa specie di mammifero marino sono stati messi in cattività dagli scienziati del VaquitaCPR e nessuno dei due è riuscito ad adattarsi alle cure umani. La seconda, una femmina in età fertile che non era incinta né allattava, non si è adattata ed è morta proprio mentre il team cercava di restituirla al suo habitat naturale.<br />- Di fronte al continuo declino della popolazione delle vaquita, il divieto posto dal governo messicano sull’utilizzo della pesca al tramaglio non sembra aver fatto molta differenza. Gli ambientalisti però sostengono che un’applicazione più severa del divieto sia a questo punto l’unico modo per salvare la vaquita.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il VaquitaCPR, la squadra di pronto intervento istituita dal governo messicano per la tutela della vaquita ha annunciato lo scorso venerdì che il suo programma di cattura è giunto al termine. Si ritiene che siano soltanto 30 le vaquita ancora vive nello stato selvatico. Il VaquitaCPR aveva inaugurato i suoi sforzi di catturarle ad ottobre. Il programma consisteva nel mantenere le focene sane e salve in recinti marini galleggianti appositamente costruiti finché la loro sopravvivenza non fosse più minacciata dalle attività di pesca e commercio illegali che ne avevano decimato il numero. L’unico posto al mondo dove è ancora possibile trovare la vaquita è il Golfo di California, quel tratto di mare che separa la penisola della Bassa California dal Messico continentale. Soltanto due esemplari di questa specie di mammifero marino erano stati messi in cattività dagli scienziati del VaquitaCPR ma nessuna delle due è riuscita ad adattarsi alle cure umane. La prima, un giovane esemplare di vaquita femmina è stata liberata con successo dopo che i veterinari hanno stabilito che lo stato di cattività le aveva causato troppo stress. La seconda, una femmina in età fertile ma che non era incinta né allattava, non si è abituata alle cure dell’uomo ed è morta proprio mentre il team cercava di restituirla al suo habitat naturale. A seguito della morte della vaquita, il VaquitaCPR ha immediatamente sospeso la parte di operazione che ne prevedeva la cattura e ha terminato le sue operazioni sul campo nel Golfo di California a partire dal&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/12/vaquitacpr-termina-programma-cattura-nel-golfo-california-seguito-della-morte-vaquita-cattivita/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Prima vaquita portata in salvo nell’ambito degli sforzi diretti a salvare dall’estinzione la focena del golfo di California</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2017/11/185391/</link>
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		<pubDate>13 Nov 2017 11:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[John C. Cannon]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Latina, America settentrionale, e Messico]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Mammiferi, Oceani, Pesce, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Un progetto volto al salvataggio di una piccola focena gravemente in pericolo altresì nota come la vaquita del golfo di California è positivamente sfociato nella cattura a metà ottobre di un cucciolo di questo esemplare marino.<br />- I veterinari, notando nella piccola segni di stress, hanno deciso di rilasciarla nell’ambiente selvatico marino piuttosto che trattenerla in cattività all’interno di un recinto marino.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Per la prima volta, un team di scienziati ha catturato per poi rilasciare una vaquita (Phocoena sinus), una rara specie di focena endemica del golfo della California, come parte di un progetto denominato VaquitaCPR che ha lo scopo di recuperare le specie gravemente in pericolo dall’orlo dell’estinzione. “Tale successo è da scrivere nelle pagine della storia della salvaguardia ambientale dal momento che dimostra come l’obiettivo della VaquitaCPR è fattibile”, ha dichiarato in un comunicato Raffaele Pacchiano, ministro della Tutela del Territorio e del Mare in Messico, aggiungendo: “nessuno mai fino ad ora aveva catturato e accudito la focena vaquita, neppure per un breve periodo”. Membri della VaquitaCPR passano in rassegna le acque del Golfo di California in cerca di segni della presenza di vaquite. Foto di VaquitaCPR. Il team della VaquitaCPR, formata da membri provenienti da almeno sette paesi, ha catturato lo scorso 19 ottobre un cucciolo di sei mesi grazie all’ausilio di un sistema di monitoraggio acustico sottomarino. I veterinari del team però hanno notato che l’animale mostrava segni di stress. Così, una volta prelevati campioni di tessuto per successivi test genetici, l’ hanno rilasciato esattamente dove l’avevano trovato. “Se da un lato è stata una delusione non potere trattenere la vaquita nelle cure umane, dall’altro lato si è dimostrato che siamo in grado di localizzare e catturare tale animale”, ha dichiarato in un comunicato Lorenzo Rojas-Bracho, uno scienziato governativo a capo del VaquitaCPR. Il Vaquita CPR, abbreviazione di ‘Vaquita Conservation, Protection and Recovery’ (dall’inglese ‘salvaguardia, protezione e recupero&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2017/11/185391/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Zika: dal virus sconosciuto all’emergenza per la salute mondiale</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2016/09/zika-dal-virus-sconosciuto-allemergenza-la-salute-mondiale/</link>
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		<pubDate>30 Set 2016 11:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jenny Gonzales]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<locations><![CDATA[America Latina, America meridionale, e Brasile]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Biologia, genetica, e malattie]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- La ricerca scientifica condotta con mezzi innovativi  ha cominciato a delineare il contesto ambientale, biologico e genetico del virus Zika, per determinarne l’attuale portata e sviluppare nuovi strumenti diagnostici e vaccini.<br />- Gli scienziati hanno trovato la scimmia selvaggia brasiliana contaminata dallo Zika, in tal modo gli animali (spesso presi come animali domestici) potrebbero agire da ricettacoli per il diffondersi della malattia. Un altro vettore del virus Zika, è la zanzara della specie Aedes aegypti (debellata negli anni 1950), che è tornata in gran numero, più resistente e più adattabile di prima.<br />- La ricerca su Zika è ostacolata dalle condizioni difficili che stanno all’origine dell’epidemia in Brasile – condizioni che vanno dalla burocrazia inerte, all’incriminazione presidenziale, all’enorme scandalo della corruzione nazionale, fino all’economia gravemente vacillante.<br />- C’è la preoccupazione che se Zika, che ha colto il mondo di sorpresa nel 2015, non venga rapidamente debellato, potrebbe essere diffuso, a livello mondiale, dagli atleti e dagli spettatori che hanno assitito alle Olimpiadi estive di Rio lo scorso mese di agosto.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un bambino brasiliano affetto da microcefalia. Foto di Sumaia Villela/Agência Brasil “L’evoluzione della scienza avviene grazie alle domande che le vengono poste – e non alle risposte che vi vengono date.” Così disse Pedro Vasconcelos in un’intervista con Mongabay. Direttore dell’Evandro Chagas Institute (IEC) – uno dei 15 centri di ricerca del mondo che stanno urgentemente cercando un vaccino contro il virus Zika. “La sua ricerca per questioni giuste inspira speranza, ma rivela anche che la strada per capire e controllare questo agente infettivo – che si è diffuso in tutta l’America Latina e ai Caraibi e minaccia il resto del mondo – è ancora abbastanza lunga. Qui riportiamo ciò che abbiamo scoperto finora: la comparsa del virus, trasmesso dalla zanzara femmina della specie Aedes aegypti – che è anche il vettore della chikunguny, della febbre dengue e della febbre gialla – fu denunciata in 66 paesi tra il gennaio del 2007 e la fine di aprile 2016, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Di questi 66 paesi, 45 assistettero all’insorgere dell’epidemia dal 2015 in poi – che si diffuse molto rapidamente. Non ci sono precedenti storici relativi ad un’espansione così rapida del contagio da parte degli artropodi – il gruppo a cui gli insetti appartengono. La febbre dengue, per esempio, ha impiegato decenni per raggiungere una simile diffusione. In Brasile il patogeno è stato identificato a maggio dello scorso anno, ma nei pazienti i sintomi della malattia (una febbre leggera e discontinua e macchie rosse sul corpo) si erano manifestati&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/09/zika-dal-virus-sconosciuto-allemergenza-la-salute-mondiale/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Dissenso sulle dighe: I capi della comunità dietro le sbarre in Guatemala dopo le proteste ai progetti idrici</title>
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		<pubDate>07 Mar 2016 10:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Cuffe]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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		    	<description><![CDATA[<p>Donne Maya in protesta contro i piani idroelettrici a Santa Cruz Barillas, Guatemala occidentale, il 16 Marzo 2014.L’opposizione locale alla costruzione di dighe ed altri progetti sulle risorse naturali dell’area hanno provocato un accanimento del governo contro gli attivisti. Fotografia di: Luis Miranda Brugos / Alba Sud Fotografia. Il giovedi è uno dei due giorni [&#8230;]</p>
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						<content:encoded><![CDATA[Donne Maya in protesta contro i piani idroelettrici a Santa Cruz Barillas, Guatemala occidentale, il 16 Marzo 2014.L’opposizione locale alla costruzione di dighe ed altri progetti sulle risorse naturali dell’area hanno provocato un accanimento del governo contro gli attivisti. Fotografia di: Luis Miranda Brugos / Alba Sud Fotografia. Il giovedi è uno dei due giorni di visita settimanali al centro maschile di detenzione preventive della città di Huehuentenango. Le donne dell’area (chiamata anche Huehuentenango) del Guatemala occidentale iniziano a fare la fila fuori alle prime ore del mattino, ed alle nove vengono ammesse una alla volta per vedere i loro parenti. I detenuti ed i visitatori si aggregano in gruppetti, seduti su sgabelli di plastica in uno dei due cortili di cemento della sovraffollata struttura, a pochi isolati dalla piazza centrale della città. Saúl Méndez e Rogelio Velásquez non hanno altri visitatori oggi a parte il nostro reporter. Si trovano a otto estenuanti ore di bus a sud dalla loro casa nella municipalità di Santa Cruz Barillas, e le loro consorti sono impregnate ad accudire parecchi bambini mentre cercano di far quadrare i conti. Non è la prima volta che i due leader della comunità sono stati privati della loro libertà nella loro opposizione dal basso ai progetti di dighe idroelettriche di compagnie transnazionali – tra cui un progetto “bollino verde” per la vendita di carbon credit ad investitori internazionali. “La nostra comunità è in prima linea in questa lotta.” Méndez sostiene, cercando di spingersi un po’ oltre per essere&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2016/03/dissenso-sulle-dighe-i-capi-della-comunita-dietro-le-sbarre-in-guatemala-dopo-le-proteste-ai-progetti-idrici/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Diga idroelettrica “verde” alimenta accuse di clamorose violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>08 Ott 2015 11:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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		    	<description><![CDATA[<p>Bambini portano un cartello commemorativo di due bambini uccisi nel 2003, a quanto si riporta, da un impiegato della compagnia proprietaria della diga di Santa Rita. Nel cartello si legge &#8220;Sono esempi della lotta per la vita e la terra.&#8221; Credit fotografico: Peoples&#8217; Council of Tezulutlán. Secondo le accuse di gruppi di advocay, un progetto [&#8230;]</p>
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						<content:encoded><![CDATA[Bambini portano un cartello commemorativo di due bambini uccisi nel 2003, a quanto si riporta, da un impiegato della compagnia proprietaria della diga di Santa Rita. Nel cartello si legge &#8220;Sono esempi della lotta per la vita e la terra.&#8221; Credit fotografico: Peoples&#8217; Council of Tezulutlán. Secondo le accuse di gruppi di advocay, un progetto per la produzione di energia idroelettrica dalle acque del fiume Icbolay in Guatemala ha finito per generare gravi abusi di diritti umani. La diga Santa Rita, da 24 megawatt di energia, dovrebbe essere realizzata nel dipartimento centrale di Alta Verapaz. E’ sostenuta dalla Banca Mondiale e da altre banche europee, così come dal governo guatemalteco. Nonostante i sospetti abusi, il proprietario della diga è stato autorizzato dal CDM (Clean Development Mechanism – meccanismo di sviluppo pulito) previsto dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (United Nations Framework Convention on Climate Change- UNFCCC), a generare crediti di carbonio per l’elettricità che la diga dovrebbe produrre. I crediti verrebbero negoziati nell’ambito del Sistema Europeo di scambio delle emissioni (European Union&#8217;s Emission Trading System). Il progetto, in una nazione attualmente sconvolta dai disordini politici conseguenti alla corruzione del governo, è emblematico dei tentativi in corso di stimolare una riforma del CDM. Sin da quando, nel 2008, la costruzione della diga di Santa Rita è stata assegnata alla compagnia guatemalteca Hidroeléctrica Santa Rita S.A, il progetto è stato accompagnato da controversie e attualmente è sospeso. I gruppi difensori dei diritti umani affermano che la diga è stata&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/diga-idroelettrica-verde-alimenta-accuse-di-clamorose-violazioni-dei-diritti-umani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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		<title>Guatemala, contratti per l’industria mineraria e la produzione di energia sotto esame per corruzione</title>
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		<pubDate>07 Ott 2015 12:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sandra Cuffe]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
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				<topic-tags><![CDATA[Ambiente]]></topic-tags>
		
		
		    	<description><![CDATA[<p>Lo scorso 21 maggio i ministri guatemaltechi dell’Ambiente, dell’Interno, e dell’Energia e delle Miniere hanno rassegnato le proprie dimissioni a seguito degli scandali legati alla corruzione e delle imponenti proteste in tutto il Paese. L’attenzione si è concentrata sulle indagini riguardo alle presunte irregolarità nei contratti e nelle autorizzazioni dei progetti relativi all’estrazione mineraria, alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
						<content:encoded><![CDATA[Lo scorso 21 maggio i ministri guatemaltechi dell’Ambiente, dell’Interno, e dell’Energia e delle Miniere hanno rassegnato le proprie dimissioni a seguito degli scandali legati alla corruzione e delle imponenti proteste in tutto il Paese. L’attenzione si è concentrata sulle indagini riguardo alle presunte irregolarità nei contratti e nelle autorizzazioni dei progetti relativi all’estrazione mineraria, alla produzione di energia e ad altri settori. I progetti relativi all’estrazione mineraria e alla produzione di energia nel Paese hanno incontrato una resistenza massiccia da parte della comunità, che spesso è stata oggetto di interventi di repressione da parte delle forze di sicurezza statali e delle aziende. Una folla riunita per la manifestazione tenutasi il 20 maggio scorso in Città del Guatemala dopo le recenti rivelazioni riguardo ai casi di corruzione nell’amministrazione pubblica. Uno degli striscioni riporta le richieste dei manifestanti: la nazionalizzazione dell’energia elettrica e il blocco dell’estrazione mineraria. Fotografia di: Sandra Cuffe. Cinque funzionari pubblici hanno rischiato di essere tagliati fuori il 21 maggio scorso: Michelle Martínez, ministro dell’Ambiente e delle Risorse Naturali; Edwin Rodas, ministro dell’Energia e delle Miniere; Mauricio López Bonilla, ministro dell’Interno; Ulises Anzueto, ministro della Difesa; e, infine, Edy Juárez Prera, vice ministro della Sicurezza. Durante una conferenza stampa, oltre a dichiarare di aver già chiesto le dimissioni dei ministri due settimane prima, il presidente Otto Pérez Molina ha osservato: &#8220;Sto realizzando i cambiamenti che considero necessari. Il governo non sta subendo alcun collasso”. L’ex ministro dell’Energia e delle Miniere, Erick Archila, aveva rassegnato le dimissioni il 15 maggio&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2015/10/guatemala-contratti-per-lindustria-mineraria-e-la-produzione-di-energia-sotto-esame-per-corruzione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
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