<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Notizie ambientale</title>
	<atom:link href="https://it.mongabay.com/feed/?feedtype=bulletpoints&#038;location=africa-it&#038;post_type=post" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.mongabay.com/list/africa-it/</link>
	<description>Notizie su flora e fauna selvatiche</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Apr 2023 13:39:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.5</generator>
	<item>
		<title>Il successo nell’allevamento aumenta le speranze per il futuro dei pinguini africani a rischio di estinzione</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2022/12/il-successo-nellallevamento-aumenta-le-speranze-per-il-futuro-dei-pinguini-africani-a-rischio-di-estinzione/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2022/12/il-successo-nellallevamento-aumenta-le-speranze-per-il-futuro-dei-pinguini-africani-a-rischio-di-estinzione/#respond</comments>
		<pubDate>22 Dic 2022 16:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ryan Truscott]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2022/12/22160059/AfricanPenguin_AlbertoZiveriFlickrBYSA2.0-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=186150</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali, Aree protette, Biodiversità, Conservazione, Oceani, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Due pulcini di pinguini africani sono nati in una riserva naturale del Sud Africa, dove i conservazionisti sono da anni all’opera per indurre la riproduzione degli uccelli a rischio di estinzione.<br />- La colonia era stata abbandonata oltre 10 anni fa, dopo che un caracal aveva ucciso diversi pinguini.<br />- La schiusa recente è avvenuta in un periodo in cui le prospettive di sopravvivenza degli unici pinguini residenti in Africa appaiono grigie, particolarmente a causa delle diminuite scorte di cibo.<br />- D’altronde, incoraggiare nuove colonie in siti vicini ad abbondanti fonti di cibo potrebbe aiutare a recuperare le specie dall’orlo del baratro.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Due pulcini di pinguini africani sono emersi dal loro nido, da sotto a un masso, in un sito del Sud Africa dove i conservazionisti hanno usato pinguini-esca realistici e hanno trasmesso richiami di pinguini per indurre i pinguini adulti a riprodursi. Christina Hagen, membro ‘Pamela Isdell’ del Penguin Conservation del BirdLife del Sud Africa, nonché leader del progetto, si trovava in una delle sue visite regolari di monitoraggio al sito della riserva naturale di De Hoop, nella provincia del Capo occidentale del Sud Africa, quando li ha notati. “Mentre osservavo i pinguini sulle rocce, all’improvviso ho notato la sagoma di un piccolo batuffolino vicino a un pinguino adulto,” ha raccontato a Mongabay. “Guardando più da vicino, mi sono accorta che si trattava di un pulcino. Mentre continuavo a guardare, un altro li ha raggiunti da sotto una roccia dove avevano fatto il nido.” Muta giovanile alla riserva naturale di De Hoop: i ricercatori stanno cercando di incoraggiare i pinguini africani a stabilire una colonia riproduttiva in questa sede. Immagine di Cortesia di Christina Hagen/BirdLife. Il lavoro è iniziato sul serio quattro anni fa come parte di un programma per proteggere i pinguini africani (Spheniscus demersus) a rischio di estinzione lungo la costa del Sud Africa. Il declino dell’unica specie di pinguino residente in Africa è iniziata nel 1800. La gente raccoglieva le loro uova e il loro guano, che si era accumulato nel corso di secoli, per esportarlo come fertilizzante. Ciò ha lasciato gli uccelli sprovvisti di luoghi dove potessero&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2022/12/il-successo-nellallevamento-aumenta-le-speranze-per-il-futuro-dei-pinguini-africani-a-rischio-di-estinzione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2022/12/il-successo-nellallevamento-aumenta-le-speranze-per-il-futuro-dei-pinguini-africani-a-rischio-di-estinzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per prevedere la perdita forestale in aree protette, guardiamo lo stato della foresta circostante</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2021/11/per-prevedere-la-perdita-forestale-in-aree-protette-guardiamo-lo-stato-della-foresta-circostante/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2021/11/per-prevedere-la-perdita-forestale-in-aree-protette-guardiamo-lo-stato-della-foresta-circostante/#respond</comments>
		<pubDate>09 Nov 2021 11:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Sheryl Lee Tian Tong]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2021/11/09113614/DSC00604-scaled-1-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=186050</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Aree protette, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Secondo un nuovo studio, per prevedere il rischio di deforestazione in un’area protetta bisogna osservare le condizioni delle foreste circostanti.<br />- Lo studio, analizzando immagini satellitari di foreste protette di tutto il pianeta, ha scoperto che la perdita forestale nelle zone attigue rappresenta il primo segnale di una futura deforestazione all’interno dell’area protetta.<br />- I ricercatori sostengono che le agenzie per la gestione dei parchi nazionali possano utilizzare il modello da loro proposto per prevedere il grado di vulnerabilità alla deforestazione delle aree protette del proprio paese e, in questo modo, stabilire le priorità delle azioni di conservazione.<br />- Tuttavia, secondo i ricercatori, nell’ambito della tutela delle foreste, queste agenzie dovrebbero tenere conto anche delle comunità locali che vivono nelle aree interessate.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Le foreste protette, come quelle all’interno dei parchi nazionali, hanno scarse probabilità di essere abbattute se sono circondate da aree di foresta intatta. Al contrario, se le aree attigue a una foresta protetta sono degradate, è probabile che la deforestazione si insinui anche all’interno dell’area protetta stessa. Questo è ciò che sostiene un nuovo studio. Lo studio, che ha preso in esame immagini satellitari di foreste protette di tutto il pianeta, giunge alla conclusione che la copertura forestale del territorio che circonda un’area protetta è un indicatore attendibile della perdita forestale futura. Dalla ricerca emerge che, quando le zone che circondano un’area protetta rimangono ricoperte da foresta, è molto probabile che subiscano una lieve, se non alcuna, deforestazione. Al contrario, se la copertura forestale adiacente diminuisce al di sotto del 20%, è probabile che anche l’area protetta subisca una perdita della stessa entità, come se non fosse protetta affatto. I ricercatori, il cui lavoro è stato pubblicato ad agosto su Current Biology, hanno raccolto immagini satellitari di tutte le foreste protette del pianeta dal 2000 al 2018 e hanno utilizzato Google Earth per analizzare la relazione tra perdita forestale all’interno di aree protette e perdita forestale nelle zone che si estendono fino a 5 chilometri dai loro confini. “Volevamo scoprire cosa accade alle foreste all’interno di aree protette quando c’è sempre meno foresta attorno ai loro confini, quando la loro zona cuscinetto comincia a manifestare diminuzioni di densità e ad apparire come un mosaico di foresta e campi,” ha dichiarato&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2021/11/per-prevedere-la-perdita-forestale-in-aree-protette-guardiamo-lo-stato-della-foresta-circostante/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2021/11/per-prevedere-la-perdita-forestale-in-aree-protette-guardiamo-lo-stato-della-foresta-circostante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cosa ci insegna il gheppio di Mauritius sulle reintroduzioni in natura</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2021/10/cosa-ci-insegna-il-gheppio-di-mauritius-sulle-reintroduzioni-in-natura/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2021/10/cosa-ci-insegna-il-gheppio-di-mauritius-sulle-reintroduzioni-in-natura/#respond</comments>
		<pubDate>19 Ott 2021 11:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marlowe Starling]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2021/10/19114726/1-Mauritius-kestrel-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=186047</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, e Uccelli]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Utilizzando dati raccolti nel corso di decenni, un recente studio ha analizzato l’andamento demografico a lungo termine del gheppio di Mauritius, un rapace endemico dell’isola di Mauritius, un tempo considerato l’uccello più raro al mondo.<br />- Nonostante un intensivo programma di ripristino del gheppio abbia contribuito ad aumentarne la popolazione fino a circa 400 individui durante gli anni ’90, gli studiosi oggi stimano che in natura ne siano rimasti meno di 250.<br />- I ricercatori collegano questo calo all’interruzione delle azioni di monitoraggio avvenuta, paradossalmente, a seguito del miglioramento dello stato di conservazione della specie che ha indotto i finanziatori a sospendere le sovvenzioni ai programmi di ripristino.<br />- I ricercatori sostengono che, per ottenere una reintroduzione in natura efficace, sia necessario continuare le azioni di monitoraggio post-rilascio di individui allevati in cattività, uno strumento di conservazione che può rivelarsi utile non solo per i rapaci.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Un tempo erano considerati gli uccelli più minacciati al mondo: con soli quattro individui rimasti sull’isola nel 1974, il gheppio di Mauritius (Falco punctatus) sembrava condannato all’estinzione. Oggi, invece, questa specie rappresenta un miracolo della conservazione e un esempio per la traslocazione e la reintroduzione in natura anche di altre specie. In uno studio pubblicato di recente su IBIS: International Journal of Avian Science, un team di ricercatori provenienti da cinque organizzazioni ha analizzato gli andamenti di quattro popolazioni isolate di gheppi di Mauritius reintrodotti in natura. Le loro scoperte contribuiscono a gettare luce sugli ingredienti chiave per una reintroduzione in natura efficace, una tecnica di conservazione che prevede l’allevamento in cattività di animali appena nati che vengono successivamente rilasciati in natura per rinforzare i numeri della popolazione. Mauritius, un’isola più piccola della Valle d’Aosta, si trova nell’Oceano Indiano, 800 chilometri a est del Madagascar. È anche l’isola dove, nel diciassettesimo secolo si è estinto il dodo (cucullatus), evento che, secondo Malcolm Nicoll, autore principale dell’articolo e borsista senior presso la Zoological Society dell’Institute of Zoology di Londra (ZSL), per la scienza è stato triste ma illuminante. “L’estinzione del dodo ci ha resi consapevoli che è possibile che una specie si estingua,” ha detto Nicoll in un’intervista a Mongabay, aggiungendo che comprendere gli errori aiuta a imparare. “Se si prova a ignorare la storia, si commetteranno gli stessi errori che altri hanno commesso in passato.” Sulle Montagne Bambou, nella parte orientale di Mauritius, uno stato insulare a est del Madagascar,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2021/10/cosa-ci-insegna-il-gheppio-di-mauritius-sulle-reintroduzioni-in-natura/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2021/10/cosa-ci-insegna-il-gheppio-di-mauritius-sulle-reintroduzioni-in-natura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Siamo tutti euforici”: pangolino selvatico tratto in salvo partorisce un cucciolo sano</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/10/siamo-tutti-euforici-pangolino-selvatico-tratto-in-salvo-partorisce-un-cucciolo-sano/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2020/10/siamo-tutti-euforici-pangolino-selvatico-tratto-in-salvo-partorisce-un-cucciolo-sano/#respond</comments>
		<pubDate>14 Ott 2020 14:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2020/10/14140431/IMG-20200920-WA0012-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185946</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali, Biodiversità, Conservazione, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In Sudafrica, ad aprile 2020, le forze dell’ordine preposte alla conservazione hanno salvato una femmina di pangolino di Temminck incinta dal traffico di fauna selvatica e, dopo un intenso percorso di riabilitazione, l’hanno inserita nel programma di rilascio African Pangolin Working Group.<br />- Non si sa molto sulla biologia riproduttiva del pangolino, perciò lo staff di veterinari ha avuto difficoltà a stabilire quando il pangolino tratto in salvo avrebbe partorito.<br />- Ad agosto 2020, il video di una fototrappola ha rivelato che il pangolino aveva dato alla luce un cucciolo sano.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Ally è arrivata alla clinica veterinaria come la maggior parte dei pangolini tratti in salvo dal traffico di fauna selvatica: sottopeso, disidratata e affetta da polmonite. Un’ecografia di routine ha però rivelato che Ally non era una paziente come gli altri: era anche incinta. Ad aprile 2020, alcuni ufficiali appartenenti all’Unità per le Specie in Pericolo del South African Police Service sono riusciti a salvare Ally, una femmina selvatica di pangolino di Temminck (Smutsia temminckii), da individui che avevano tentato di trafficare illegalmente lei e le parti del suo corpo. A causa dell’alto livello di stress, i pangolini in cattività non mangiano e non bevono, spiega Ray Jansen, capo dell’African Pangolin Working Group (APWG), e per questo, nelle mani dei trafficanti, Ally era deperita velocemente. Ally viene curata nella clinica veterinaria. Foto del Johannesburg Wildlife Veterinary Hospital. “Questo animale tanto innocente che in natura non ha predatori è stato esposto a musica ad alto volume, fumo, alcol e tassia,” ha dichiarato Jansen a Mongabay. “È una cosa terribile. Ho visto video di pangolini a cui vengono strappate le scaglie, che vengono picchiati con …dei machete, maltrattati, strapazzati. Vengono gravemente abusati. Quindi, dobbiamo trattare un trauma mentale, in aggiunta alle… malattie che contraggono durante gli scambi e alla privazione di acqua e di cibo. Le otto specie di pangolino sono considerate le più trafficate nel commercio di fauna selvatica. Sono ricercati per le loro scaglie, che continuano a essere uno tra gli ingredienti principali di alcuni preparati della medicina tradizionale cinese,&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/10/siamo-tutti-euforici-pangolino-selvatico-tratto-in-salvo-partorisce-un-cucciolo-sano/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2020/10/siamo-tutti-euforici-pangolino-selvatico-tratto-in-salvo-partorisce-un-cucciolo-sano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una mappa genetica potrebbe permettere agli scienziati di stabilire la provenienza degli scimpanzè salvati dal bracconaggio</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/09/una-mappa-genetica-potrebbe-permettere-agli-scienziati-di-stabilire-la-provenienza-degli-scimpanze-salvati-dal-bracconaggio/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2020/09/una-mappa-genetica-potrebbe-permettere-agli-scienziati-di-stabilire-la-provenienza-degli-scimpanze-salvati-dal-bracconaggio/#respond</comments>
		<pubDate>09 Set 2020 15:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Hannah Thomasy]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2020/09/09151955/juvenile-chimp-mahale-mountains-richard-toller-flickr-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185936</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Globale]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali, Biodiversità, Fauna selvatica, Mammiferi, Primati, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Esistono quattro sottospecie riconosciute di scimpanzè, ciascuna con il proprio areale di distribuzione e il proprio corredo genetico.<br />- Quando gli scimpanzè vengono riscattati dal traffico illegale di fauna selvatica è quasi impossibile per gli scienziati della conservazione individuare il luogo preciso da cui gli individui sono statti sottratti.<br />- I ricercatori sono al lavoro per creare una mappa genetica di riferimento per gli scimpanzè in modo da permettere agli scienziati della conservazione e alle forze dell’ordine di individuare il luogo d’origine degli animali e identificare le zone di bracconaggio.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Gli esperti stimano che ogni anno circa 2.000 scimpanzè cadono vittime del commercio di fauna selvatica. Una volta sottratti al loro habitat naturale, i giovani scimpanzè che superano l’evento traumatico della cattura vengono venduti come animali da compagnia oppure per lo spettacolo e, come riportato dalle autorità locali, possono finire in qualsiasi parte del globo. Come spiega Peter Frandsen, ricercatore di genomica e conservazione presso lo Zoo di Copenaghen in Danimarca, “possono essere confiscati a Mosca, oppure a San Francisco o a Hong Kong, ovunque insomma, e non abbiamo idea da dove vegano”. Ciò costituisce un problema nel momento in cui gli scienziati della conservazione hanno bisogno di decidere in quali santuari gli animali dovrebbero essere ospitati o dove sarebbe più sicuro poterli reintrodurre in natura. La risposta potrebbe trovarsi nel codice genetico degli scimpanzè. Un gruppo di ricercatori internazionali sta lavorando per capire come la genetica dello scimpanzè cambia a seconda della provenienza dell’animale. Creando una mappa genetica di riferimento gli scienziati sperano di poter individuare l’origine degli scimpanzè confiscati, così come le aree colpite da un’intensa attività di traffico di fauna selvatica. Una famiglia di scimpanzè si stringe insieme presso lo Zoo di Taronga a Sydney, Australia. Un legame familiare stretto comporta molto spesso l’uccisione di scimpanzè adulti durante la cattura dei loro cuccioli per il commercio di fauna selvatica. Foto di Marc Dalmunder da Flickr (CC BY 2.0). Una specie in declino Appena un secolo fa circa un milione di scimpanzè vagava nelle foreste pluviali e nelle&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/09/una-mappa-genetica-potrebbe-permettere-agli-scienziati-di-stabilire-la-provenienza-degli-scimpanze-salvati-dal-bracconaggio/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2020/09/una-mappa-genetica-potrebbe-permettere-agli-scienziati-di-stabilire-la-provenienza-degli-scimpanze-salvati-dal-bracconaggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In Sud Africa il numero di rinoceronti uccisi dai bracconieri cala per il quinto anno consecutivo</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2020/03/in-sud-africa-il-numero-di-rinoceronti-uccisi-dai-bracconieri-cala-per-il-quinto-anno-consecutivo/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2020/03/in-sud-africa-il-numero-di-rinoceronti-uccisi-dai-bracconieri-cala-per-il-quinto-anno-consecutivo/#respond</comments>
		<pubDate>03 Mar 2020 11:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2020/03/03113319/rhinos-in-kruger_1210px-768x451.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185859</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Fauna selvatica, e Mammiferi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In Sud Africa, per il quinto anno consecutivo è stata registrata una diminuzione del numero di rinoceronti uccisi dai bracconieri per venderne le corna, passato da 769 esemplari nel 2018 a 594 nel 2019.<br />- Secondo un comunicato stampa ufficiale del governo sudafricano, il calo degli episodi di bracconaggio nel 2019 è dovuto a una serie di misure, tra cui l'utilizzo di tecnologie che permettono tempi di reazione migliori nel contrasto alla caccia di frodo, migliori procedure di raccolta e condivisione delle informazioni tra le forze di polizia, una maggiore cooperazione tra gli enti a livello regionale e nazionale nonché un maggiore impegno da parte degli attori del settore privato, delle ONG e d<br />- Nel 2019, sono stati registrati 2.014 casi di incursioni e attività di bracconaggio nel parco nazionale Kruger, che hanno portato alla morte di 327 rinoceronti. L'anno scorso, nel parco sono stati arrestati circa 178 presunti bracconieri, mentre sono stati 332 gli arresti in tutto il paese.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Per il quinto anno consecutivo, in Sud Africa è stata registrata una diminuzione del numero di rinoceronti uccisi dai bracconieri per venderne le corna, passato da 769 esemplari nel 2018 a 594 nel 2019. Per quanto riguarda la caccia di frodo dei rinoceronti in Africa, il 2015 è stato l&#8217;anno peggiore mai registrato con poco più di 1.300 esemplari uccisi (di cui 1.175 in Sud Africa). Secondo un comunicato stampa ufficiale del governo sudafricano, il calo degli episodi di bracconaggio nel 2019 è dovuto a una serie di misure, tra cui l&#8217;utilizzo di tecnologie che permettono tempi di reazione migliori nel contrasto al bracconaggio, migliori procedure di raccolta e condivisione delle informazioni tra le forze di polizia, una maggiore cooperazione tra gli enti a livello regionale e nazionale nonché un maggiore impegno da parte degli attori del settore privato, delle ONG e dei donatori. Nel comunicato si dichiara inoltre che il governo sudafricano sta prendendo ulteriori misure per potenziare il suo approccio multidisciplinare al fine di eliminare il fenomeno delle uccisioni illegali di rinoceronti. La sua strategia nazionale integrata per la lotta contro il traffico della fauna selvatica, che permetterebbe tra l&#8217;altro il miglioramento delle attività di contrasto al bracconaggio dei rinoceronti e di altri animali selvatici, dovrebbe essere presa in esame dal Consiglio dei ministri del paese nella prima metà del 2020. Il Sudafrica ha peraltro registrato una diminuzione del numero di elefanti uccisi dai bracconieri, passato da 71 esemplari nel 2018 a 31 nel 2019. Il ministro sudafricano&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2020/03/in-sud-africa-il-numero-di-rinoceronti-uccisi-dai-bracconieri-cala-per-il-quinto-anno-consecutivo/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2020/03/in-sud-africa-il-numero-di-rinoceronti-uccisi-dai-bracconieri-cala-per-il-quinto-anno-consecutivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I rinoceronti europei ripopolano i parchi ruandesi insieme ai cugini sudafricani</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/10/i-rinoceronti-europei-ripopolano-i-parchi-ruandesi-insieme-ai-cugini-sudafricani/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/10/i-rinoceronti-europei-ripopolano-i-parchi-ruandesi-insieme-ai-cugini-sudafricani/#respond</comments>
		<pubDate>01 Ott 2019 13:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jim Tan]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/10/01130825/EBlackRhinoJasiri_StempaSafariParkDrurKralove_AfricanParks-768x512.jpeg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185800</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Mammiferi, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Cinque specie di rinoceronte nero orientale a rischio critico di estinzione sono state trasferite dall'Europa al Parco nazionale dell'Akegera in Ruanda.<br />- In tutta la regione le popolazioni di questi rinoceronti sono piccole e isolate, con il rischio di incroci che danneggia la variabilità genetica a lungo termine.<br />- Questi ultimi provengono dal programma di riproduzione dall'EAZA (European Association of Zoos and Aquaria) e contribuiranno con della freschezza genetica indispensabile alla popolazione noeonata della Ruanda, composta da rinoceronti allevati in Sud Africa.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[I cinque rinoceronti neri orientali che sono stati trasferiti dagli zoo europei al Parco nazionale dell&#8217;Akagera in Ruanda hanno completato con successo il periodo iniziale di acclimatazione e sono stati spostati in recinti più grandi dall&#8217;estensione di un ettaro. Verranno infine liberati nel parco più ampio unendosi a un gruppo portato dal Sud Africa nel 2017, il primo di queste specie a rischio critico di estinzione a essere presente in Ruanda dal 2005. A partire dagli anni settanta, le popolazioni sono state decimate dalla capillare caccia di frodo spinta dalla domanda del corno di rinoceronte, con un declino del 96% del numero di rinoceronti neri (Diceros bicornis) che tra il 1970 e il 1995 sono passati da 70.000 a soli 2410 esemplari. Il rinoceronte nero orientale (D. b. michaeli), inizialmente presente in tutta l&#8217;Africa orientale, dal sud Sudan al nord della Tanzania, è la specie più a rischio delle tre sottospecie di rinoceronte. Nelle piccole popolazioni isolate sparse per la Tanzania e il Kenya sono rimasti meno di 1000 esemplari selvatici. In una collaborazione tra il governo del Ruanda, l&#8217;EAZA e l&#8217;African Parks, una ONG internazionale, cinque rinoceronti del programma di riproduzione dell&#8217;EAZA hanno completato un difficile viaggio di 6000 km dall&#8217;Europa in direzione della loro nuova casa nel Parco nazionale dell&#8217;Akagera in Ruanda. Questo è il secondo tentativo di creare una popolazione di rinoceronti neri orientali. Negli anni cinquanta i rinoceronti erano stati portati nel parco dalla vicina Tanzania, diventando una popolazione di più di cinquanta esemplari entro gli&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/10/i-rinoceronti-europei-ripopolano-i-parchi-ruandesi-insieme-ai-cugini-sudafricani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/10/i-rinoceronti-europei-ripopolano-i-parchi-ruandesi-insieme-ai-cugini-sudafricani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il commercio di corni di rinoceronte è un cartello? Secondo le analisi economiche sembrerebbe proprio di sì</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/09/il-commercio-di-corni-di-rinoceronte-e-un-cartello-secondo-le-analisi-economiche-sembrerebbe-proprio-di-si/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/09/il-commercio-di-corni-di-rinoceronte-e-un-cartello-secondo-le-analisi-economiche-sembrerebbe-proprio-di-si/#respond</comments>
		<pubDate>30 Set 2019 11:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Abhaya Raj Joshi]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/09/30110009/white-rhino-kruger-r-butler-768x512.jpeg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185796</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa, Asia, e India]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Mammiferi, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- L'economista Adrian Lopes ha utilizzato dei modelli di analisi dei dati per valutare i rapporti tra i fornitori di corni di rinoceronte in India e Sud Africa.<br />- I risultati suggeriscono un modello di mercato nel quale i fornitori dei due paesi agiscono in collusione tra loro, invece che in concorrenza, fissando una quantità e un prezzo che massimizza i profitti per tutti.<br />- La ricerca di Lopes indica altresì che leggi di conservazione più severe possono ridurre il numero di rinoceronti uccisi, ma che la corruzione e l'instabilità istituzionale possono compromettere questi effetti positivi.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Quando l&#8217;economista Adrian Lopes ha letto una relazione di recente pubblicazione del World Wildlife Fund (WWF), gli è sorta spontanea una domanda. La relazione, in cui si descrive il bracconaggio di rinoceronti e le misure per contrastarlo, parla del rapporto tra i paesi in cui vivono i rinoceronti e i paesi in cui è stata rilevata una domanda significativa di corni di rinoceronte per le loro presunte proprietà curative. Il ricercatore economico che è in lui ha pensato che un altro pezzo del puzzle stesse ancora mancando. &#8220;La relazione citava brevemente il Sud Africa, l&#8217;Asia e l&#8217;India come le principali aree di provenienza dei corni di rinoceronte inviati poi in Cina e Vietnam&#8221;, dichiara Lopes, ricercatore presso la American University di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti. &#8220;Ma non descriveva il rapporto tra i paesi di origine delle merci&#8221;. Lopes ha deciso di esaminare la questione in un articolo recentemente pubblicato sull&#8217;Australian Journal of Agriculture and Resource Economics, rivista australiana sull&#8217;agricoltura e sulle risorse economiche. Siccome aveva precedentemente svolto ricerche sull&#8217;aumento del bracconaggio nel parco nazionale di Kaziranga in India, sapeva dove cominciare a cercare le risposte. Ritiene che, tra tutti i paesi in cui sono presenti dei rinoceronti, solo l&#8217;India e il Sud Africa mettono a disposizione informazioni dettagliate, aggiornate e di lungo periodo sui casi di bracconaggio. Anche il Nepal conserva documenti dettagliati ma, in tale paese, i casi di bracconaggio sono troppo pochi per poter fornire una quantità utile di dati. La curiosità di Lopes è aumentata nel&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/09/il-commercio-di-corni-di-rinoceronte-e-un-cartello-secondo-le-analisi-economiche-sembrerebbe-proprio-di-si/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/09/il-commercio-di-corni-di-rinoceronte-e-un-cartello-secondo-le-analisi-economiche-sembrerebbe-proprio-di-si/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La scoperta di una nuova specie di labride mette in luce la necessità di proteggere le barriere coralline più profonde</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/09/la-scoperta-di-una-nuova-specie-di-labride-mette-in-luce-la-necessita-di-proteggere-le-barriere-coralline-piu-profonde/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/09/la-scoperta-di-una-nuova-specie-di-labride-mette-in-luce-la-necessita-di-proteggere-le-barriere-coralline-piu-profonde/#respond</comments>
		<pubDate>17 Set 2019 13:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nalisha Adams]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/09/17130438/FemCirrhilabrus.wakanda_VibraniaumFairyWrasse_LuizRochaCaliforinaAcademyOfSciences-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185792</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Tanzania]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Aree protette, Biodiversità, Cambiamento climatico, Conservazione, e Oceani]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una nuova specie di labride scoperto nelle barriere coralline mesofotiche al largo di Zanzibar, in Tanzania, sottolinea quanto poco ancora si sappia degli ambienti marini.<br />- Le barriere coralline più profonde sono minacciate dal cambiamento climatico e dall'azione dell'uomo tanto quanto quelle meno profonde, e per questo motivo hanno bisogno di essere salvaguardate.<br />- Le barriere coralline mesofotiche potrebbero costituire un'importante quanto sottovalutata fonte di larve marine che contribuirebbero a rendere possibile la pesca costiera.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[La scoperta di una nuova specie di labride al largo delle coste di Zanzibar, in Tanzania, mette in rilievo quanta poca conoscenza si abbia degli ambienti marini, anche di quelli relativamente vicini alla riva. Le barriere coralline più profonde, come quella che ospita la nuova specie appena scoperta, sono connesse ecologicamente a quelle meno profonde, e hanno bisogno di maggiore protezione. Il giorno della scoperta, Luiz Rocha e Hudson Pinheiro della California Academy of Sciences (CAS) si trovavano alla quarta giornata di una spedizione subacquea nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa Hope for Reefs, al largo delle coste di Zanzibar. Nella luce soffusa a 70 &#8211; 80 metri di profondità, il team ha iniziato a distinguere formazioni rocciose, spugne, alghe coralline dure e di colore rosa-rosso e coralli molli. C&#8217;erano anche molti pesci, come Anthias, pesci damigella e altre specie di pesci di barriera corallina. Hope for Reefs è un progetto quinquennale che ha l&#8217;obiettivo di comprendere meglio e di proteggere le barriere coralline. Pinheiro e Rocha e il rispettivo team di studio stavano effettuando la valutazione della biodiversità di una barriera corallina mesofotica. Le barriere mesofotiche si trovano generalmente a profondità che vanno dai 30 ai 150 metri e sono meno studiate di quelle meno profonde, ma altrettanto ricche in biodiversità. Finché non hanno notato qualcosa di spettacolare. Questa nuova specie di labride presenta squame di un viola così pigmentato che mantengono il colore anche se preservate a scopo di ricerca (condizione che generalmente fa perdere la colorazione). Foto: Luiz Rocha / California&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/09/la-scoperta-di-una-nuova-specie-di-labride-mette-in-luce-la-necessita-di-proteggere-le-barriere-coralline-piu-profonde/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/09/la-scoperta-di-una-nuova-specie-di-labride-mette-in-luce-la-necessita-di-proteggere-le-barriere-coralline-piu-profonde/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Può REDD+ coinvolgere più donne nella conservazione forestale?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/08/puo-redd-coinvolgere-piu-donne-nella-conservazione-forestale/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/08/puo-redd-coinvolgere-piu-donne-nella-conservazione-forestale/#respond</comments>
		<pubDate>07 Ago 2019 15:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jennifer Rigby]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/08/07150037/AW_FDwarhouseinspection021edit-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185773</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Asia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Foreste, e Foreste tropicali]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Storicamente, le donne nel settore della conservazione forestale sono svantaggiate. In questo, le tradizioni patriarcali rivestono un ruolo chiave.<br />- La ricerca ha iniziato solo recentemente a delineare un'immagine dettagliata del loro ruolo all'interno delle foreste.<br />- Di conseguenza, i vantaggi -  e i potenziali rischi – di un rafforzamento del ruolo delle donne nella conservazione forestale sono ancora poco conosciuti.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Lentamente ma inesorabilmente, pensare e parlare della parità di genere al giorno d&#8217;oggi è diventato normale, dall&#8217;appello dell&#8217;attore Benedict Cumberbatch per la parità retributiva a favore delle proprie colleghe alle conferenze con comitati tutti al maschile, che fanno storcere il naso. Nel mondo della conservazione forestale la situazione è simile. Dagli anni Novanta i ricercatori hanno studiato le tematiche di genere, provando a definire cosa significhi il rafforzamento del ruolo della donna nella protezione delle foreste. Nonostante questo, il quadro a livello globale è ancora piuttosto nebuloso. Sebbene le donne, in tutto il mondo, usino le foreste per cibo, combustibile e molto altro, il loro ruolo in termini di protezione e conservazione di queste stesse foreste resta spesso poco conosciuto. Sappiamo che l&#8217;83 per cento degli 850 milioni di persone che, globalmente, sono impegnate nella raccolta di legna da ardere o nella produzione di carbone, sono donne. Secondo un recente rapporto dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura, dal titolo “Lo Stato delle Foreste nel Mondo”, non vi sono molti dati disponibili, a livello globale, che illustrino se queste donne abbiano un qualche potere decisionale sul futuro delle foreste che utilizzano. Ci sono ancora meno informazioni che spiegano se questo influenzi o meno la conservazione forestale e, se sì, in che modo. I dati esistenti suggeriscono che, in generale, le donne sono assenti da queste stanze (verdi) del potere. Ad esempio, il più recente studio del Poverty Environmental Network pubblicato dal Center for International Forestry Research (CIFOR), ha trovato&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/08/puo-redd-coinvolgere-piu-donne-nella-conservazione-forestale/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/08/puo-redd-coinvolgere-piu-donne-nella-conservazione-forestale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Primo avvistamento di scimpanzé nell’atto di sbattere delle testuggini contro gli alberi per spaccarne il guscio e mangiarne la carne</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/07/primo-avvistamento-di-scimpanze-nellatto-di-sbattere-delle-testuggini-contro-gli-alberi-per-spaccarne-il-guscio-e-mangiarne-la-carne/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/07/primo-avvistamento-di-scimpanze-nellatto-di-sbattere-delle-testuggini-contro-gli-alberi-per-spaccarne-il-guscio-e-mangiarne-la-carne/#respond</comments>
		<pubDate>16 Lug 2019 11:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/07/16112106/chimp-768x357.png" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185767</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Fauna selvatica, Foreste, e Primati]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- In Gabon, alcuni ricercatori hanno avvistato per la prima volta degli scimpanzè intenti a sbattere con forza delle testuggini serrate contro il tronco degli alberi per romperne il guscio e mangiarne la carne.<br />- In genere solo gli scimpanzé maschi adulti sono stati in grado di rompere e aprire il guscio delle testuggini. Sono stati avvistati anche una femmina e due esemplari giovani nell’atto di aprire delle testuggini ma, poiché non ce la facevano, un maschio adulto ha completato l'opera, condividendo con loro il cibo.<br />- È stato inaspettatamente avvistato uno scimpanzé maschio adulto mentre spaccava il guscio di una testuggine, ne mangiava metà della carne e teneva poi da parte il rimanente riponendolo sulla biforcazione di un ramo. È ritornato il giorno successivo e ciò fa presumere che gli scimpanzé elaborino piani per il futuro.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Gli scimpanzé del parco nazionale di Loango in Gabon hanno le testuggini nel proprio menù. È la prima volta che i ricercatori avvistano questi grandi primati spaccare delle testuggini serrate (Kinixys erosa) sbattendole con forza contro tronchi d&#8217;albero per cercare di aprirne i gusci ed estrarne la carne. A volte, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports capita anche che gli scimpanzé condividano la carne. “Da decenni che è noto gli scimpanzé si nutrono della carne di diverse specie animali, ma è la prima volta che vengono avvistati mentre si nutrono di rettili&#8221;, ha affermato con una dichiarazione Tobias Deschner, primatologo presso l&#8217;istituto Max Planck di antropologia evolutiva in Germania e co-autore dello studio. La maggior parte dei membri della comunità di scimpanzé di Rekambo (Pan troglodytes troglodytes) nel parco nazionale di Loango si sono abituati solo recentemente alla presenza degli scienziati e ciò ha consentito a Deschner e ai suoi colleghi di osservarli quotidianamente. Tra il 2016 e il 2018, i ricercatori hanno assistito a 34 casi in cui 10 diversi tipi di scimpanzé sono riusciti a spaccare il guscio delle testuggini. Di solito, gli scimpanzé iniziano a sbattere ripetutamente la parte inferiore del guscio delle testuggini contro delle superfici dure, ad esempio i tronchi, per poi salire su un albero e mangiare la carne. “È particolarmente interessante il fatto che la stessa tecnica a percussione impiegata generalmente per aprire i frutti dal guscio duro venga utilizzata anche per mangiare la carne di un animale quasi inaccessibile a&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/07/primo-avvistamento-di-scimpanze-nellatto-di-sbattere-delle-testuggini-contro-gli-alberi-per-spaccarne-il-guscio-e-mangiarne-la-carne/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/07/primo-avvistamento-di-scimpanze-nellatto-di-sbattere-delle-testuggini-contro-gli-alberi-per-spaccarne-il-guscio-e-mangiarne-la-carne/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La salute dei cuccioli di pinguino spia dei cambiamenti oceanici</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/07/la-salute-dei-cuccioli-di-pinguino-spia-dei-cambiamenti-oceanici/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/07/la-salute-dei-cuccioli-di-pinguino-spia-dei-cambiamenti-oceanici/#respond</comments>
		<pubDate>15 Lug 2019 11:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/07/15113914/African-penguin-adult-at-the-edge-of-the-Robben-Island-colony-credit-R.-B.-Sherley.d3c848407da94bac890a5f270b7b76e1-768x450.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185765</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Animali, Cambiamento climatico, Conservazione, Oceani, Specie in pericolo, e Uccelli]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una recente chiusura della pesca commerciale a largo dell’isola Sudafricana di Robben Island ha consentito agli scienziati di comprendere come le fluttuazioni demografiche dei pesci-preda abbia un effetto sulla specie a rischio dei pinguini africani (Spheniscus Demetria) in assenza dell’influenza umana.<br />- Secondo questo studio la salute dei cuccioli di pinguino, che si sfamano di pesci attraverso i loro genitori, sarebbe migliore in presenza di una maggiore disponibilità di pesce.<br />- La connessione tra l’abbondanza di prede marittime e la condizione dei cuccioli di pinguino sulla terraferma può servire da indicatore dei cambiamenti nell’ecosistema.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[È difficile immaginare come funzionerebbero gli oceani senza l’influenza dell’attività umana. Secondo uno studio recente a cura della piattaforma intergovernativa politico-scientifica dell’U.N. sulla biodiversità e servizi ecosistemici, circa il 66 per cento degli oceani risulta in qualche modo influenzato dalla presenza umana. A causa della industria ittica, ad esempio, gli ecologisti trovano difficile comprendere la naturale relazione predatore-preda che si instaura in assenza dell’influenza umana. Tuttavia, un recente esperimento di chiusura della pesca commerciale a largo della isola Sudafricana di Robben Island, ha consentito agli scienziati di ottenere una visione unica e dettagliata di tale relazione, dimostrando come la disponibilità di pesci preda, in assenza dell’influenza umana, abbia un impatto sul comportamento e sulla salute della specie a rischio pinguini africani (Spheniscus demersus). Un pinguino africano adulto fa da guardia ai cuccioli nella colonia sud africana di Robben Island. Foto a cura dell’Earthwatch South African Penguins Project e della British Ecological Society. ‘La comprensione di come i pinguini africani vadano alla ricerca di cibo per la loro prole nel variegato ambiente marino ci permette di identificare misure di conservazione per questa specie a rischio’, ha dichiarato in una intervista Kate Campbell, ecologista presso l’Università di Cape Town e capo di questa ricerca. E aggiunge Campbell: ‘ La chiusura triennale della pesca a largo dell’isola di Robben Island si è rivelata una opportunità unica per studiare la diretta risposta dei pinguini africani alla mutata disponibilità di prede, ossia di acciughe e sardine, nel loro ambiente naturale’. Campbell e colleghi hanno notato&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/07/la-salute-dei-cuccioli-di-pinguino-spia-dei-cambiamenti-oceanici/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/07/la-salute-dei-cuccioli-di-pinguino-spia-dei-cambiamenti-oceanici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli escrementi degli ippopotami contengono molto silicio, vitale per i fiumi e i laghi africani</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/05/gli-escrementi-degli-ippopotami-contengono-molto-silicio-vitale-per-i-fiumi-e-i-laghi-africani/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/05/gli-escrementi-degli-ippopotami-contengono-molto-silicio-vitale-per-i-fiumi-e-i-laghi-africani/#respond</comments>
		<pubDate>29 Mag 2019 10:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Shreya Dasgupta]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/05/29101722/kenya_2924-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185742</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Kenya]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, e Mammiferi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Secondo un nuovo studio, gli ippopotami, masticando durante la notte grandi quantità di erba ricca di silicio e defecando durante il giorno nel fiume Mara, contribuiscono a trasportare il silicio dalla terra all'acqua. Questo è vitale per la salute del fiume e dei laghi che si trovano verso valle.<br />- I ricercatori hanno analizzato campioni di terreno, acqua, erba ed escrementi di ippopotamo, raccolti in vari punti lungo il fiume Mara, scoprendo così che gli ippopotami, da soli, contribuiscono ad oltre il 76% del silicio che viene trasportato lungo il fiume.<br />- Se gli ippopotami del fiume Mara diminuissero, si potrebbe verificare una riduzione nella quantità di silicio che arriva sino ai laghi. Questo, a sua volta, causerebbe un aumento delle fioriture algali, che possono consumare l'ossigeno presente nei laghi a valle e ucciderne la fauna ittica.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Nel panorama della savana africana orientale, gli ippopotami e i loro escrementi rivestono un ruolo critico. Secondo un nuovo studio, questi enormi ruminanti, masticando durante la notte grandi quantità di erba ricca di silicio e defecando durante il giorno nel fiume Mara, contribuiscono a trasportare il silicio dalla terra all&#8217;acqua. Questo è vitale per la salute del fiume e dei laghi che si trovano verso valle. Jonas Schoelynck, ricercatore post-dottorale presso l&#8217;Università di Anversa (Belgio) e autore principale dello studio, si trovava ad una presentazione sul ruolo degli ippopotami (Hippopotamus amphibius) nell&#8217;ecosistema del Mara quando, per la prima volta, si interessò al ruolo degli ippopotami nel trasporto di silicio (Si). “È stato in quell&#8217;occasione che ho avuto l&#8217;idea di collegare il comportamento degli ippopotami al ciclo del silicio,” ha detto Schoelnyck a Mongabay. “Avevo già visto ippopotami in natura e sapevo che spargono tonnellate di letame nell&#8217;acqua facendo roteare la coda. Dopodiché, si è trattato solo di trovare il team giusto e le risorse per poter condurre una spedizione nel Masai Mara.” Una volta arrivati in Kenya, Schoelnyck e colleghi hanno raccolto campioni di terreno, acqua, erba ed escrementi di ippopotamo in vari punti lungo il fiume Mara. Lungo alcuni tratti del fiume, il gruppo ha avvistato fino a ottanta di questi pachidermi, mentre in altri ce n&#8217;erano pochi o nessuno. Analizzando questi campioni, i ricercatori hanno scoperto che gli ippopotami inclusi nel loro studio consumavano, attraverso la vegetazione, circa 800 kg di silicio al giorno. Circa la metà finiva&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/05/gli-escrementi-degli-ippopotami-contengono-molto-silicio-vitale-per-i-fiumi-e-i-laghi-africani/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/05/gli-escrementi-degli-ippopotami-contengono-molto-silicio-vitale-per-i-fiumi-e-i-laghi-africani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sappiamo perché le zebre hanno le strisce, ma come funzionano?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/05/sappiamo-perche-le-zebre-hanno-le-strisce-ma-come-funzionano/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/05/sappiamo-perche-le-zebre-hanno-le-strisce-ma-come-funzionano/#respond</comments>
		<pubDate>02 Mag 2019 14:23:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/05/02142153/Equus_quagga_burchellii_1200px-cropped-768x454.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185714</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Fauna selvatica, Insetti, e Mammiferi]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Gli scienziati si sono a lungo domandati come mai i manti delle zebre siano a strisce e uno studio del 2014 potrebbe aver trovato finalmente una risposta: gli insetti pungitori come le glossine (mosche tsè-tsè) e i tabanidi (tafani) sembrano essere il “fattore evolutivo  chiave” delle strisce delle zebre.<br />- L’aver trovato la risposta al perché le zebre abbiano le strisce fa sorgere, però, un’altra domanda: in che modo le strisce aiutano le zebre a tenere lontani gli insetti?<br />- Tim Caro, professore di biologia della fauna selvatica all’Università della California di Davis, negli Stati Uniti, e Martin How, ricercatore all’Università di Bristol, in Gran Bretagna, hanno condotto un nuovo studio per esaminare come le strisce riescano a tenere lontani gli insetti pungitori quando tentano di posarsi sulle zebre.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Gli scienziati si sono a lungo domandati come mai le zebre i manti delle zebre siano a strisce: studiosi come Alfred Russel Wallace e Charles Darwin sono noti per aver discusso l’argomento ben più di un secolo fa. Alcune teorie sostengono che le strisce delle zebre abbiano una funzione mimetica o servano in qualche modo a evitare attacchi da parte dei predatori, oppure che svolgano una funzione di regolazione termica o, addirittura, che abbiano una funzione sociale. Uno studio del 2014 potrebbe aver finalmente trovato una risposta, giungendo alla conclusione che insetti pungitori come le glossine (mosche tsè-tsè) e i tabanidi (tafani) sembrano essere il “fattore evolutivo chiave” delle strisce delle zebre. Tim Caro, professore di biologia della fauna selvatica all’Università della California di Davis, negli Stati Uniti, ha guidato un gruppo di ricercatori che ha mappato la distribuzione geografica di sette specie diverse di zebre, cavalli e asini con strisce di varie intensità su diverse parti del corpo. Successivamente, i ricercatori hanno osservato dove la distribuzione di questi animali si sovrapponeva a un numero di diverse variabili ambientali, come aree boschive in cui le strisce potessero mimetizzare gli animali, la distribuzione dei grossi predatori, le temperature e le distribuzioni geografiche di glossine e tabanidi. Queste ricerche hanno consentito agli studiosi di escludere tutte le teorie sulle origini delle strisce delle zebre con un’unica eccezione: le strisce aiutano gli animali a tenere lontani gli insetti che succhiano loro il sangue. “I risultati mi hanno sorpreso,” ha dichiarato Caro in occasione&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/05/sappiamo-perche-le-zebre-hanno-le-strisce-ma-come-funzionano/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/05/sappiamo-perche-le-zebre-hanno-le-strisce-ma-come-funzionano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Polvere e sangue: secondo alcuni studi il conflitto indotto dal clima fomenta la migrazione</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/04/polvere-e-sangue-secondo-alcuni-studi-il-conflitto-indotto-dal-clima-fomenta-la-migrazione/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/04/polvere-e-sangue-secondo-alcuni-studi-il-conflitto-indotto-dal-clima-fomenta-la-migrazione/#respond</comments>
		<pubDate>11 Apr 2019 10:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nina Finley]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/04/11103143/refugee-camp-1442-768x400.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185702</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Asia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Cambiamento climatico, e Impatto del cambiamento climatico]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- La Primavera Araba fu in gran parte di natura politica e alimentò l’esodo di migranti lungo il corridoio dei paesi colpiti verso l’Europa. Oggi, uno studio pubblicato su Global Environmental Change, mostra le prove che un ulteriore fattore responsabile fu il cambiamento climatico.<br />- I ricercatori hanno ipotizzato che eventi climatici eccezionali ed estremi peggiorarono i conflitti, i quali a loro volta portarono a fenomeni migratori.<br />- Sostengono che i loro risultati aggiungono prove alla storia oggetto di ampio dibattito che lega, almeno in parte, la siccità ai disordini politici della Primavera Araba e alla successiva guerra civile siriana.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il 17 dicembre dell’anno 2010, un venditore di frutta tunisino di 26 anni di nome Tarek el-Tayeb Mohamed Bouazizi, si diede fuoco per protestare contro la confisca dei suoi prodotti. Questo evento diede il via a una serie di proteste in Tunisia che travolsero il mondo arabo, destituirono i leader politici e diedero origine a conflitti che persistono ancora oggi. Tale insurrezione, nota come Primavera Araba, fu in gran parte di natura politica e fomentò l’esodo di migranti lungo i corridoi dei paesi colpiti verso l’Europa. Oggi, uno studio pubblicato su Global Environmental Change, mostra le prove che un ulteriore fattore responsabile fu il cambiamento climatico. I ricercatori hanno ipotizzato che eventi climatici anomali ed estremi peggiorarono i conflitti, i quali a loro volta portarono a fenomeni migratori. Attraverso l’utilizzo di modelli statistici volti a verificare la loro ipotesi, i ricercatori hanno analizzato tre serie di dati: l’indice di siccità per quanto riguarda il clima, le vittime degli scontri per i conflitti e, le richieste di asilo in 157 paesi per quanto concerne la migrazione. Il modello ha prodotto un risultato molto chiaro: la siccità fu parzialmente responsabile dei conflitti e delle richieste di asilo in Africa settentrionale e Asia occidentale – la regione colpita dalla Primavera Araba – tra il 2010 e il 2012. “Siamo stati in grado di identificare le relazioni esistenti tra clima, conflitti e migrazione forzata, le quali furono di particolare importanza durante il periodo della Primavera Araba,” ha affermato Raya Muttarak, geografo presso l’Università inglese&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/04/polvere-e-sangue-secondo-alcuni-studi-il-conflitto-indotto-dal-clima-fomenta-la-migrazione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/04/polvere-e-sangue-secondo-alcuni-studi-il-conflitto-indotto-dal-clima-fomenta-la-migrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La visione dal collo di bottiglia: la natura è pronta per un grande ritorno?</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/#respond</comments>
		<pubDate>05 Apr 2019 12:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jeremy Hance]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/04/05115425/Mountain-gorilla-CREDIT-Liana-Joseph-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185700</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa, Asia, Cina, Globale, Stati Uniti, e Tailandia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Aree protette, Biodiversità, Cambiamento climatico, Conservazione, Deforestazione, Foreste, Foreste tropicali, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una nuova teoria, “Dal Collo di Bottiglia alla Ripresa”, assume come l’urbanizzazione, unita a una riduzione della fertilità e alla fine della povertà estrema, potrebbero dare origine a un mondo molto più verde di quello che abbiamo ereditato.<br />- Gli scienziati dietro questa teoria sono del parere che la conservazione debba continuare a occuparsi di specie e luoghi mentre le nazioni si fanno strada attraverso un declino più rigido.<br />- Se il trend attuale dovesse persistere, la popolazione globale potrebbe continuare il fenomeno di urbanizzazione e nel contempo calare drasticamente nei prossimi duecento anni, trasformando la conservazione in ripristino.<br />- Questo post è parte di “Salvare la Vita sulla Terra: Parole sulla Natura”, una rubrica mensile tenuta da Jeremy Hance, uno dei giornalisti originali di Mongabay.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Essendo giornalista ambientale, vengo ogni giorno bombardato da titoli di notizie quali “L’Apocalisse degli Insetti è arrivata”, oppure “Persa Metà della Biodiversità Globale.” La fine della natura, almeno per come la conoscevano le generazioni precedenti, appare maledettamente vicina. E se invece ciò a cui stiamo assistendo non sia un collasso di massa della biodiversità globale, quanto piuttosto un breve, benché triste, momento della storia geologica – un momento in cui la salute ambientale del pianeta appare un disastro, ma anche uno in cui, se sei abbastanza coraggioso da vederlo, sta per emergere il bagliore di un nuovo mondo migliore? Secondo il parere di alcuni scienziati esistono dei macro-schemi che conducono a un cambiamento nel mondo, impossibile per noi da comprendere oggi nel 2019. Tali schemi mostrano che se resistiamo, se i conservazionisti mantengono la loro posizione e si tengono forte, la natura potrebbe fare il suo più grande ritorno sulla scena nella storia dell’uomo. In accordo con uno studio recente pubblicato su Bioscience da tre scienziati, insieme alla Wildlife Conservation Society (WCS), la storia si trova al momento in un collo di bottiglia – tutto appare soffocante, stretto e claustrofobico – ma c’è della luce alla fine del tunnel. Ed è verde. &nbsp; La Teoria del Collo di Bottiglia e della Ripresa L’anno scorso, Eric Sanderson, responsabile di ecologia e conservazione per la WCS, Joseph Walston, vice presidente della conservazione sul campo e, John Robinson, vice presidente esecutivo di scienza e conservazione, pubblicarono un articolo ad accesso libero dal titolo&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/04/la-visione-dal-collo-di-bottiglia-la-natura-e-pronta-per-un-grande-ritorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Norvegia disinveste capitale da imprese che gestiscono piantagioni e che contribuiscono alla deforestazione</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/04/la-norvegia-disinveste-capitale-da-imprese-che-gestiscono-piantagioni-e-che-contribuiscono-alla-deforestazione/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/04/la-norvegia-disinveste-capitale-da-imprese-che-gestiscono-piantagioni-e-che-contribuiscono-alla-deforestazione/#respond</comments>
		<pubDate>01 Apr 2019 14:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Morgan Erickson-Davis]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/04/01141945/sabah_aerial_3024-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185695</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa, Asia, Indonesia, e Malesia]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Agricoltura, Ambiente, Aree protette, Deforestazione, Foreste, Foreste tropicali, e Piantagioni di palme da olio]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Il mese scorso il Government Pension Fund Global norvegese (il maggiore fondo sovrano del mondo) ha reso note le partecipazioni nel 2018.<br />- È stato disinvestito capitale da trenta imprese sulla base del fatto che “impongono costi significativi ad altre imprese e alla società nel suo complesso, per cui non sono sostenibili sul lungo termine”. Sembra che tali “disinvestimenti dovuti ai rischi” riguardino quattro imprese che gestiscono piantagioni: Olam International, Halcyon Agri Corp, Sime Darby Plantation e Sipef.<br />- Tali imprese operano nel settore della produzione di colture per le materie prime agricole nelle regioni tropicali del Sud-Est asiatico, dell’Africa occidentale e dell’Oceania e sono state criticate per pratiche distruttive nell’utilizzo dei terreni quale la deforestazione.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Il mese scorso, la Norvegia ha reso note le partecipazioni negli investimenti del 2018 del suo imponente fondo pensione governativo. Nel documento spiccava in particolare l’assenza di quattro imprese che gestiscono piantagioni e che erano invece precedentemente citate nel portafoglio: Olam International, Halcyon Agri Corp, Sime Darby Plantation e Sipef. Olam International e Halcyon Agri Corp sono entrambe società del settore agroindustriale con sede a Singapore. L’attività di Olam è legata alla deforestazione effettuata per fare posto alle piantagioni di palme da olio in Gabon nonché di piante di cacao in Ghana e in Costa d’Avorio mentre Sudcam , società affiliata di Halcyon Agri sta radendo al suolo la foresta pluviale per fare posto a un’ampia piantagione di alberi della gomma nei pressi di un sito Unesco in Camerun. La società belga Sipef gestisce piantagioni di palme da olio, alberi della gomma, banani e piante del tè in Indonesia e Papua Nuova Guinea mentre Sime Darby Plantation produce olio di palma in diversi paesi del Sud-Est asiatico, dell’Africa occidentale e dell’Oceania. Coltivazione industriale di alberi della gomma in Colombia. Foto di Rhett A. Butler/Mongabay. Con circa 1.000 miliardi di dollari di attivi, il fondo pensionistico norvegese Government Pension Fund Global (GPFG) è il più grande fondo sovrano del mondo. La Norvegia ha creato il fondo nel 1990 per investire gli utili in eccedenza generati dal suo settore petrolifero ed effettua tali investimenti in centinaia di imprese di tutto il mondo. Tuttavia, non investe in imprese qualsiasi: vanno rispettate determinate linee&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/04/la-norvegia-disinveste-capitale-da-imprese-che-gestiscono-piantagioni-e-che-contribuiscono-alla-deforestazione/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/04/la-norvegia-disinveste-capitale-da-imprese-che-gestiscono-piantagioni-e-che-contribuiscono-alla-deforestazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La vicinanza alle città comporta un aumento degli spazi per le giraffe</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/#respond</comments>
		<pubDate>28 Mar 2019 14:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/03/28142013/DSC_8860.6bda61ffe4b94a30a875cb58cd8f8e44-768x450.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185690</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Tanzania]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Fauna selvatica, Foreste, Mammiferi, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Uno studio recente ha rilevato che le giraffe femmine che vivono nelle vicinanze di una città hanno un raggio d’azione più ampio rispetto a quelle che vivono in zone più lontane dagli insediamenti umani.<br />- Gli autori dello studio ritengono che vasti insediamenti umani rendano più difficoltoso l'accesso delle giraffe al cibo e all'acqua.<br />- Il team richiama l'attenzione su quanto sia importante comprendere di quanto spazio abbiano bisogno le giraffe, per riuscire a far fronte alla drastica diminuzione del numero di esemplari in Africa negli ultimi 30 anni.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Le giraffe hanno bisogno di spazi più ampi per nutrirsi, quando vivono in prossimità di insediamenti umani, secondo quanto viene riportato da un recente studio. &#8220;Le giraffe sono enormi animali che abitano gli ecosistemi della savana africana, costrette a cercare tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e riprodursi in ambienti in cui si sente sempre di più l&#8217;impatto dell’attività umana&#8221;, come dichiara Derek Lee, biologo della Pennsylvania State University e del Wild Nature Institute, e uno degli autori della ricerca. &#8220;L&#8217;azione dell&#8217;uomo sta trasformando i paesaggi naturali della savana in città e campi adibiti alla coltivazione, abbattendo gli alberi per le industrie boschive e del carbone, compromettendo gravemente l&#8217;habitat delle giraffe&#8221;. Attualmente si contano meno di 100.00 esemplari di giraffe, rispetto agli anni &#8217;80 si è registrata una diminuzione di circa il 40 percento. Immagine di John C. Cannon / Mongabay. Alcune ricerche precedenti hanno dimostrato che le dimensioni dello spazio di cui le giraffe hanno bisogno per procurarsi cibo e acqua, accoppiarsi e crescere i loro piccoli varia visibilmente in tutto il continente africano. Gli ecologi suppongono che probabilmente l&#8217;ampiezza di questi spazi venga determinata da una complessa rete di fattori, che vanno dalla disponibilità di acqua alla presenza dell’uomo. Tuttavia, fino ad ora, non era mai stato considerato il ruolo giocato da ogni singolo fattore. Lee e i suoi colleghi hanno cominciato con l’installazione di telecamere nella regione del Tarangire- Manyara, nel nord della Tanzania, una zona particolarmente popolata da giraffe. L&#8217;area di studio comprende parte&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/03/la-vicinanza-alle-citta-comporta-un-aumento-degli-spazi-per-le-giraffe/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuove tecnologie dimostrano come si realizza l&#8217;evoluzione culturale tra gli scimpanzé</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/03/nuove-tecnologie-dimostrano-come-si-realizza-levoluzione-culturale-tra-gli-scimpanze/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/03/nuove-tecnologie-dimostrano-come-si-realizza-levoluzione-culturale-tra-gli-scimpanze/#respond</comments>
		<pubDate>07 Mar 2019 14:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nina Finley]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/03/07141628/moss-sponging-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185681</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa e Uganda]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, Fauna selvatica, Mammiferi, Primati, e Specie in pericolo]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- È ormai risaputo che gli scimpanzè allo stato selvatico si servono di un mucchietto di foglie arrotolate a formare una spugna per assorbire l'acqua da bere.<br />- Nel 2011, dei ricercatori in Uganda osservarono che gli scimpanzé utilizzavano una manciata di muschio invece delle foglie - e notarono che la pratica della "spugna di muschio " si stava diffondendo in tutta la comunità degli scimpanzé.<br />- L'improvvisa comparsa e la successiva rapida diffusione di questo nuovo strumento induce i ricercatori a credere che gli scimpanzé siano in grado di evolversi culturalmente.<br />- Gli scimpanzé rischiano l'estinzione a causa della deforestazione e della caccia e ciò rende probabilmente più difficoltosa la diffusione delle innovazioni culturali.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Immagina di vagare in una foresta, di avere sete e di trovare per caso una piccola pozza d&#8217;acqua nel nodo di un tronco. Come la berresti? Se tu avessi una cannuccia, potresti usare quella. Un mestolo sarebbe utile. O forse una spugna? Di fronte a tale situazione, gli scimpanzé allo stato selvatico utilizzano una tecnica chiamata della &#8220;spugna di foglie”: arrotolano una palla di foglie con le mani, la immergono nell&#8217;acqua e la strizzano in bocca. Ma un recente articolo del Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences mostra come gli scimpanzé in Uganda abbiano sviluppato una nuova tecnica di spugnatura &#8211; e la stiano diffondendo attraverso l&#8217;apprendimento sociale. In una giornata di novembre del 2011, gli scienziati hanno visto uno scimpanzé orientale (Pan troglodytes schweinfurthii) della comunità degli scimpanzé del Sonso, nella foresta di Budongo, in Uganda, utilizzare una nuova tecnica in una fossa di argilla ricca di minerali. Il primate imbeveva d&#8217;acqua una spugna realizzata con una palla di muschio, invece che di foglie. Durante la settimana successiva, altri sette scimpanzé iniziarono a produrre spugne con il muschio. Il comportamento ha continuato a diffondersi, inizialmente attraverso la comunità del Sonso e successivamente agli altri membri della vicina comunità di Waibira, che ha una estensione simile. Il nuovo studio si pone la domanda del perché la spugna di muschio si diffonde mentre tante altre innovazioni degli scimpanzé &#8211; come pulirsi le narici con un bastoncino, mangiare alghe, scavare per trovare l&#8217;acqua durante la stagione secca, fare rumore con&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/03/nuove-tecnologie-dimostrano-come-si-realizza-levoluzione-culturale-tra-gli-scimpanze/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/03/nuove-tecnologie-dimostrano-come-si-realizza-levoluzione-culturale-tra-gli-scimpanze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il video virale di una specie di lemure in via di estinzione ha fatto sì che la gente ne desiderasse uno come animale domestico: una ricerca</title>
		<link>https://it.mongabay.com/2019/02/il-video-virale-di-una-specie-di-lemure-in-via-di-estinzione-ha-fatto-si-che-la-gente-ne-desiderasse-uno-come-animale-domestico-una-ricerca/</link>
		<comments>https://it.mongabay.com/2019/02/il-video-virale-di-una-specie-di-lemure-in-via-di-estinzione-ha-fatto-si-che-la-gente-ne-desiderasse-uno-come-animale-domestico-una-ricerca/#respond</comments>
		<pubDate>15 Feb 2019 12:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mongabay.com]]></dc:creator>
		<author><![CDATA[Maria Angeles Salazar]]></author>
						<enclosure url="https://imgs.mongabay.com/wp-content/uploads/sites/27/2019/02/15124850/madagascar_lemurs_0023-768x512.jpg" type="image/jpeg" />
		<guid isPermaLink="false">https://it-mongabay-com.mongabay.com/?p=185659</guid>

		
				<locations><![CDATA[Africa]]></locations>
		
				<topic-tags><![CDATA[Ambiente, Animali, Biodiversità, Conservazione, Deforestazione, e Fauna selvatica]]></topic-tags>
		
		
						<description><![CDATA[- Una recente ricerca ha constatato come il video virale di un lemure dalla coda ad anelli, pubblicato nel 2016, abbia innescato un sentimento comune: centinaia di persone hanno twittato di "voler possedere un lemure come animale domestico."<br />- I ricercatori non hanno trovato alcuna prova, su Twitter, dell'acquisto o della vendita di lemuri. Sostengono però, che video virali come questo possono accrescere il desiderio di possedere animali selvatici come animali domestici.<br />- Inoltre, si è registrato un notevole aumento della ricerca dei termini "lemure domestico", su Google e YouTube, nelle settimane immediatamente successive alla viralizzazione del video, rispetto ad altre settimane tra il 2013 e il 2018.<br />]]></description>		
						<content:encoded><![CDATA[Nell&#8217;aprile del 2016, il video di un lemure dalla coda ad anelli, in Madagascar, è diventato virale. Due ragazzi accovacciati accanto ad un lemure, che gli accarezzano di tanto in tanto la schiena. Appena smettevano di accarezzarlo, il lemure allungava la zampa destra e si dava una pacca sulla schiena, come per chiedere di essere accarezzato ancora. La settimana seguente alla pubblicazione su Facebook, il video è stato visto circa 20 milioni di volte, trasformando in un baleno il lemure dalla coda ad anelli (Lemur catta) in una celebrità. Il video è stato inoltre ampiamente condiviso anche su altri social media. Un gruppo di ricercatori ha monitorato su Twitter le reazioni suscitate dal video, rendendosi conto di come abbia innescato un impulso collettivo: centinaia di persone hanno twittato di &#8220;voler possedere un lemure domestico&#8221;. Non sappiamo se le persone abbiano effettivamente cercato di ottenere un lemure domestico dopo aver visto il video &#8211; i ricercatori non hanno trovato alcuna prova dell&#8217;acquisto o della vendita di lemuri su Twitter. Tuttavia, video virali come questo possono accrescere la smania di possedere animali selvatici come animali domestici. I ricercatori, dopo un’ulteriore indagine, pubblicata su PLOS One hanno dichiarato che tutto ciò può finire per incoraggiare il traffico illegale di una specie animale che è già di per sé a rischio di estinzione.&#8221; Non sappiamo se qualcuno tra coloro che hanno twittato di desiderare un lemure come animale domestico, dopo aver visto il video, ne abbia effettivamente acquistato uno&#8221;, secondo quanto afferma in una&hellip;This article was originally published on <a href="https://it.mongabay.com/2019/02/il-video-virale-di-una-specie-di-lemure-in-via-di-estinzione-ha-fatto-si-che-la-gente-ne-desiderasse-uno-come-animale-domestico-una-ricerca/" data-wpel-link="internal">Mongabay</a>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://it.mongabay.com/2019/02/il-video-virale-di-una-specie-di-lemure-in-via-di-estinzione-ha-fatto-si-che-la-gente-ne-desiderasse-uno-come-animale-domestico-una-ricerca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>